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In tre anni spariti quasi 30 mila studenti d’italiano all’estero

La situazione è drammatica, quella che vien fuori dai numeri sui corsi di lingua e cultura italiana all’estero. Purtroppo seguendo le indicazioni in merito alla Spending review, da Roma hanno proceduto ad una progressiva riduzione del contingente scolastico proveniente dall’Italia, senza reintegrare le sedi scoperte con personale assunto in loco: dal 2012 gli alunni che frequentano si sono ridotti di circa il 30%

Caro Direttore, 

La cultura unisce i popoli e non è una spesa ma un investimento in tutti i sensi. Un investimento che produce anche un indotto a livello commerciale, economico, turistico, oltre che socio-culturale di vasto spessore. Ci preme qui sottolineare che senza la diffusione della cultura italiana, di cui la lingua è componente principale, dell'Italia rimane ben poco all'estero.

Tuttora le Istituzioni italiane dispongono di un’estesa e capillare rete di strutture scolastiche all’estero. La principale è rappresentata dai corsi di lingua e cultura italiana ex art. 636, D. Lgs 297/94, questi raggiungendo una vastissima utenza si sono trasformati in uno strumento indispensabile per la diffusione e promozione della lingua nel mondo.

In particolare, i corsi di lingua e cultura italiana all’estero sono stati portati avanti, negli ultimi anni, da istituzioni senza fini di lucro: gli “enti gestori”, dove a docenti assunti localmente da queste stesse organizzazioni, si sono affiancati docenti di ruolo mandati in missione dall’Italia. Il controllo è affidato, sotto un’ottica generale, da una parte dalle Autorità consolari e dall’altra al Dirigente scolastico responsabile per l’area.

Negli USA, specificamente, un ruolo primario sulla promozione della cultura e lingua italiana è svolto da alcune importanti associazioni, tra cui spicca la ben conosciuta e prestigiosa National Italian American Foundation (NIAF). Fondazione con sede legale a Washington, D.C. e operante sin dal 1975 – dove proprio lo studio della lingua e cultura italiana costituisce il cuore della missione stessa della NIAF.

Oggetto della nostra questione, quindi, non sono solo i corsi extrascolastici ma anche i corsi inseriti a vario titolo, nelle scuole locali. Tutto ciò tramite specifiche convenzioni atte a facilitare l’inserimento dell’italiano nei diversi sistemi d’istruzione scolastici, dai corsi per la scuola primaria a quella secondaria di primo e secondo grado. In un capitolo apparte vi rientrano poi anche gli studi universitari.

Nel 2012 ha operato per conto del MAECI una specifica Commissione per lo “spending review”. Questa ha lavorato per un complessivo riordino e riqualificazione della spesa, tra cui quella sulla razionalizzazione dei corsi di lingua e cultura italiana all’estero.

Commissione che si è avvalsa di elementi informativi sul bilancio della Farnesina, sulle sue risorse umane e strutturali, effettuando anche un’analisi comparata rispetto ad altri paesi europei; i cui dettami sono stati in gran parte la linea portante dello “spending review” effettuato negli ultimi tre anni nel MAECI.

La Commissione nelle sue conclusioni, come obiettivo prioritario e d’applicazione immediata, ha raccomandato: “di ridurre il contingente di docenti di ruolo all’estero, operando una graduale sostituzione con docenti assunti localmente; di dedicare le risorse così liberate all’intensificazione delle politiche linguistico-culturali”. Tutto ciò avrebbe sensibilmente ridotto i costi per i trasferimenti e per le indennità di servizio all’estero e avrebbe offerto anche opportunità di lavoro per giovani laureati qualificati; fatta eccezione ai soli Dirigenti Scolastici, che avrebbero continuato a svolgere un importante ruolo di vigilanza e coordinamento d’area”.

Purtroppo le Autorità, seguendo le indicazioni in merito alla Spending review, hanno proceduto ed in maniera accelerata, ad una progressiva riduzione del contingente scolastico proveniente dall’Italia, ma non hanno pienamente reintegrato le sedi scoperte con personale assunto in loco.

I fondi, infatti, allocati per i corsi di lingua e cultura italiana all’estero, portati avanti dagli “enti gestori”, hanno continuato a subire continui tagli, causando di fatto la chiusura di moltissimi corsi.

Resta quindi una forte e strutturale criticità sulla materia, accumulatasi negli ultimo anni, che sta causando un penoso declino dell’insegnamento e della promozione della lingua e cultura  italiana all’estero, lo dicono chiaramente le cifre.

Partendo dal 2012, cioè da quando è stato stilato il rapporto della Commissione, vi è stata una perdita di studenti frequentanti di circa il 30% sul totale. Nei particolari gli alunni frequentandi nell’anno 2012 erano 315.953; nell’anno 2013 sono scesi a 296.497; nell’anno 2014, si sono ridotti ulteriormente a 288.141 (cifra che rappresenta l’ultimo dato statistico fornito nel mese di luglio 2015 dallo stesso MAECI). Quindi una perdita di ben 27.812 unità. Un serio danno, anche dal punto di vista economico, se si considera il potenziale indotto economico/culturale di un così gran numero di studenti persi”. 

Se si passa ad un confronto con l’ammontare degli investimenti, di paesi simili all’Italia, in questo settore ne risulta che la Gran Bretagna investe 826 milioni di euro l’anno, la Francia 760 milioni, la Germania 218 milioni, la Spagna 80 milioni e l’Italia solo 10 milioni. Quest’ultima somma addirittura possibile di ulteriori tagli per altri 3 milioni di euro con la nuova Legge di stabilità 2016.

Sergio Mattarella, primo Presidente della Repubblica a partecipare ad un convegno sull’insegnamento dell’italiano, qualche mese fa a Milano ha esplicitamente dichiarato: “Il confronto con le risorse impiegate da altri Paesi europei per promuovere la propria lingua fa capire quanto sarebbe necessario un impegno finanziario maggiore da parte dello Stato”. A noi dispiace che queste sagge parole poi non trovino un riscontro reale.

Pertanto si chiede alle Autorità di Governo di rifinanziare adeguatamente i capitoli di spesa relativi  a questa materia, in modo da minimizzare le gravi criticità accumulatesi negli ultimi anni; si necessita intervenire ancor più marcatamente su capitoli di bilancio, come il n.3153, ex art. 636, D. Lgs 297/94, gravemente in sofferenza; di rispettare i dettami dati nel 2012 dalla Commissione per lo “spending review”, tramite una graduale sostituzione delle cattedre scoperte, con docenti assunti in loco, come tra l’altro avviene in tutti gli altri paesi.

Si è coscienti della particolare congiuntura economica italiana, che oltretutto ha colpito duramente anche altri paesi come la Spagna. Ma quest’ultima nazione, saggiamente, ha continuato a finanzia per ben 8 volte di più dell’Italia la promozione della propria lingua all’estero – perché è chiaro che non farlo le costerà molto di più.

 


Reale Luigi Reale, PhD, insegnante e storico, laureato dall'Università la Sapienza di Roma e dal King's College di Londra. Vive dal 2000 a Bedford, Gran Bretagna, sposato con un figlio. Luigi insegna italiano e latino in molte scuole ed è stato recentemente eletto al Comites di Londra e come "Borough Councillor" della città di Bedford.  

 

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