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Le trappole della grammatica italiana: “Ce l’ho” oppure “ce lo?”

Termini semplici a dire e simili nella pronuncia, ma che nello scritto bisogna saper distinguere

grammatica italiana
Gli stranieri non riescono a imparare l’italiano alla perfezione e commettono spesso errori. Nell’acquisizione di una lingua gli sbagli sono un processo naturale, comunque la nostra lingua ha delle forme che i nostri stessi connazionali trovano confuse e che inducono a continui errori

Gli stranieri non riescono a imparare l’italiano alla perfezione e commettono sgrammaticature. Nell’acquisizione di una lingua gli errori sono un processo naturale, comunque la nostra lingua ha delle forme che i nostri stessi connazionali trovano confuse continuando a commettere errori con certi termini.

CE L’HO oppure CE LO? Nel parlato questi due termini sono semplici, entrambi sono simili alla pronuncia, ma nello scritto bisogna distinguerle e utilizzarle in maniera corretta. La prima forma CE L’HO è formata da CE+LO+HO (avere) e si utilizza per frasi che intendono possesso; questa forma è la contrazione di CE LO HO. La seconda struttura invece è composta da  CE+LO senza il verbo avere, quindi, questa forma non indica possesso bensì si riferisce a qualcosa o qualcuno della frase precedente. Tuttavia, questo non è l’unico problema dell’uso della particela CE, e facendo ricerche sulla sua utilizzazione nel parlato degli italiani mi è venuta in mente la danza del CHA CHA CHA,, un ballo che nasce a Cuba negli anni ’50. Questo balletto non è popolare tra gli italiani, tuttavia possiamo notare nei discorsi delle conversazioni informali dei connazionali loro frasi come “c’ho-c’hai-c’ha”, che si riferiscono a “ce l’ho, ce l’hai, ce l’ha”.

Ma perchè diciamo: “ce l’ho”, “ce l’hai”? Una delle forme più curiose della lingua italiana. Ce lo spiega il professor Tartaglione di ALMA.tv. 

Trascrizione del video: Pronomi italiani: “ce l’ho”. Tartaglione spiega l’uso del verbo AVERCI

“Chi ce l’ha”

“Fra i mille misteri dei pronomi, in italiano, c’è la forma “ce l’ho”: una forma in cui abbiamo un ci che non si spiega molto facilmente.

“Hai una macchina?”  “Sì, ce l’ho”. “Hai un motorino?” “Sì, ce l’ho”.  Quella elle, quel “lo ho” è il pronome normale per dire “la macchina” o “il motorino”; ma quel ci? Da cosa viene? Perché dobbiamo usarlo? In realtà dobbiamo usarlo perché viene da un verbo che non esiste, ma che un linguista ha definito il verbo ciavere: il verbo ciavere, che non troverete mai su un vocabolario, è il verbo avere più questo ci. In realtà il verbo “ciavere” si usa molto, come regionalismo, in Italia: spessissimo si sente dire: “c’ho fame”, “c’ho sete”, “c’ho sonno”.

Quindi dobbiamo immaginare che oltre alla normale forma ho-hai-ha-abbiamo-avete-hanno, presente indicativo del verbo avere, esiste anche un presente – immaginario, se volete – che funziona così, ma non lo scriviamo, perché non sappiamo scriverlo. Mi spiego: il verbo è: c’ho-c’hai-c’ha-c’abbiamo-c’avete-c’hanno. Ma come si scrive c’ho-c’hai-c’ha? Ci sono due scuole di pensiero: una parte di linguisti ritiene che si debba scrivere c apostrofo acca-o: c’ho, c’hai, c’ha, c’abbiamo, c’avete c’hanno.

Un’altra parte di linguisti ritiene che si debba scrivere “ci ho”, “ci hai”, “ci ha”; non si troverà mai un accordo, perché alcuni dicono: “se scrivo con l’apostrofo, si dovrebbe leggere KO”; altri dicono “se scrivo senza apostrofo, non si legge c’ho, ma si legge ci ho”.

E non andranno mai d’accordo, ma abbiamo una consolazione: non si scrive. Questo verbo ciavere, che si usa nel parlato, oppure più seriamente il verbo averci, non si usa in questa forma, ma quel ci rimane in italiano come sopravvivenza nell’unica forma ce l’ho.

Quindi “hai una macchina?” “Sì, c’ho la macchina”, “ce l’ho”: il pronome doppio deriva da questo ci.

Quindi non sorprendetevi troppo se sentirete dire in Italia molto facilmente “c’ho-c’hai-c’ha”: è una forma permessa nel parlato e raramente usata nello scritto.” -Professor Tartaglione di ALMA.tv

Continuando con CE L’HO ci accorgiamo che sia l’uso e sia il significato sono complessi: CE è forma secondaria dello stesso “CI” particella pronominale, complemento, o avverbio di luogo , che per questione di fonetica diventa CE davanti al pronome la, lo, le, li. Per esempio: Hai l’auto? Si ce l’ho; “ce l’ho” significa che l’auto è qui con me (CE=qui), l’ (LA =auto), ho (HO= io ho). Ce l’ho fatta! Una frase molto comune nel parlato, nella quale c’è parola “fatta”, che deriva dalla coniugazione del verbo “fare” e significa compimento o successo. Per capire bene, il significato di queste espressioni, quelli che ascoltano devono conoscere i parlanti altrimenti non avranno comprensione della conversazione. Se insegniamo agli stranieri, potrebbe essere vantaggioso ricordare loro che queste sono espressioni idiomatiche e fare degli esempi e delle spiegazioni in entrambi lingue. A volte la nostra lingua influisce negativamente sulle loro menti, scoraggiandoli a continuare lo studio quando non capiscono la connotazione del discorso.

Secondo il professore Tartaglione il CE nasce dal verbo “ciavare”, che non esiste in nessun vocabolario. “Fra i mille misteri dei pronomi, in italiano, c’è la forma “ce l’ho”: una forma in cui abbiamo un ci che non si spiega molto facilmente”. Tartaglione afferma che il verbo “ciavere” è una voce usata nel parlato informale. Perciò usare frasi formate con ci + avere non è un problema se si chiacchiera in situazioni con colloquianti che ritengono adeguato abbandonare la formalità della lingua italiana come: tra amici, al bar, o in famiglia. “Ciavere” è un verbo che si coniuga con uno o due pronomi o particelle pronominali, come nel casso di avercela, AVER-CE-LA. Dopo coniugato, “ciavare” o “averci” assume un significato diverso da quello originale, perciò è importante conoscerne il significato e la coniugazione e spiegarlo bene agli studenti stranieri. La cosa più importante da capire e che la particella “CI” usata con i pronomi diretti (lo, la, le, li) e  il verbo “avere”, indica possesso o proprietà e si riferisce a una cosa o un oggetto già nominati prima per evitare la ripetizione. Il verbo “ciavere” esiste anche al plurale e cambia come si vede negli esempi: Maria ha le chiavi? No, non ce le ha; hai i soldi per pagare? Sì, ce li ho; Hai i biglietti in mano? –Sì, ce li ho.

L’uso di “avere” e “averci” è molto specifico. Il verbo “avere” si usa quando nominiamo un oggetto nella frase mentre il verbo “averci” si usa quando sostituiamo un oggetto che è già stato nominato nella frase e l’uso è colloquiale. Quando usiamo questa struttura, bisogna ricordare che la particella “CI” è messa prima dei pronomi diretti (lo, la, le, li) e cambia la sua forma in “CE”. Lo e la prima delle parole che cominciano per vocale oppure per h + vocale prendono l’apostrofo e diventano l’. C‘è una differenza tra la lingua parlata e la lingua scritta, anche se chi ascolta, a volte, non distingue la differenza nella pronuncia di “Ce l’ho” e “c’è lo. E anche se questa costruzione non è accettabile nello scritto formale, spesso gli italiani confondono queste due frasi scrivendo erratamente “c’è l’ho”. Il modo corretto è “c’è lo” = “ci” = essere +lo; Ci in questo caso funziona come particella pronominale; è =(verbo essere) significa che in qualche posto esiste o non esiste qualcosa o qualcuno; lo è pronome diretto analogo all’inglese “it, him, or her”. Perciò, “c’è” si usa solamente con “essere” invece “ce” si usa con il verbo “avere” come si vede in questa spiegazione: “c’è = ci ènasce dall’elisione della -i di ci davanti al verbo è (essere) e cosi diventa ce per motivi di pronuncia. Pertanto c’è contiene il verbo “essere” e non si usa con (avere), perché diventa il secondo verbo nella stessa frase.

La costruzione del verbo “ciavere” non va confusa con quella di “averci/avercela” che significa essere arrabbiati con qualcuno ed è sempre seguita dalla preposizione “con” (es. Ce l’ho con …, Ce l’hai con …, Ce l’abbiamo con… , Ce l’ho con te perché non mi hai chiamato). Neanche questo verbo esiste nella grammatica, quindi è un’espressione che deriva dal verbo avere con l’aggiunta della particella Ci +la, che in conseguenza assume un significato diverso da quello di partenza, cioè “prendersela” o “arrabbiarsi”. Anche queste espressioni sono usate nel parlato e non nello scritto, e agli allievi americani è necessario fare una semplificazione in italiano/inglese con esempi in entrambe lingue. Semplici dimostrazioni come queste: Hai il mio indirizzo? = Do you have my address? Si, ce l’ho = Yes, I have it; Ce l’ho = I got it; Ce l’ho con lui = I’m angry or upset with him; Ce l’abbiamo = we got it; Ce l’abbiamo con loro = we are upset with them; Ce l’hai con me? (sei arrabbiata con me?)= Are you angry at me?

Questo ha dimostrato che lingua italiana non è semplicissima e può diventare un dilemma non solo per gli studenti stranieri, ma anche per gli italiani. Ci sarebbe molto da scrivere e spiegare sull’uso della particella CI/CE, ma finisco ricordando che se insegniamo queste differenze linguistiche gli studenti devono essere di livello avanzato.

Attività 1 (A1-A2)

Fate lavorare gli studenti a coppie: uno studente scrive 5 frasi con il verbo “avere”, il compagno le ripete oralmente usando ciavere/averci.

Attività 2 (A2-B1)

Come per l’attività 2, il compito è ripetere oralmente il dialogo con la forma

colloquiale ciavere/averci al posto delle forme con avere.

Fate lavorare gli studenti a coppie: uno ha la parte A, l’altro la parte B.

A – Hai preso il passaporto, sì?

B –  Sì sì, ho il passaporto qui nella borsa.

A – I biglietti?

B – Sì, sì, ho i biglietti, sono nella tasca del cappotto.

A – Bene. Allora andiamo. Ah, le chiavi delle macchina?

B – Cosa? Ma non le hai tu?

A – No, le hai sempre tu in qualche tasca!

B – Uhm, sì, ma ora non le trovo. Ah sono qui, vicino la porta. Ah, le chiavi di casa?

A – Le ho io, non ti preoccupare. Possiamo andare?

B – Spero di sì… Siamo in ritardo!

*Fonte del materiale: ALMA.tv.

  • Francisco Arena

    Interessante, ma alla fine mi son perso un po’…

  • Susan Gandini

    Ma cosa dice!? Ha ripetuto moltissime volte “gli stranieri…”. È sorda, cieca? Siamo NOI ITALIANI a non sapere scrivere o parlare la nostra lingua! Tutti gli stranieri che hanno ricevuto un’istruzione elementare o dell’obbligo scrivono e parlano meglio di un italiano comune.

    • Filomena Fuduli Sorrentino

      Insegno a NY e scrivo sull’insegnamento dell’italiano come lingua straniera.

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