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Come il cinema ha influenzato l’italiano parlato da generazioni di italiani

Dal Fascismo al Neorealismo fino ad oggi: storia e lingua nel cinema italiano 

Nel 1924 Mussolini fonda l'Istituto LUCE (L'Unione Cinematografica Educativa), il primo degli Enti cinematografici creati dal fascismo come strumento di propaganda, e già negli anni trenta diventa uno dei più potenti mezzi di diffusione fascista. Nel cinema fascista si recitava in un italiano che gli italiani non parlavano, fini a quando uscì "1860 I Mille di Garibaldi" di Alessandro Blasetti, precursore del Neorealismo

“Con Ossessione, venti anni fa, si parlò per la prima volta di Neorealismo”.

-Luchino Visconti in un’intervista del 1962 al settimanale “L’Europeo”

Il cinema è un prodotto di comunicazione con suoi codici e i suoi particolari modi di scrittura, ma senza la possibilità di intervenire per chi guarda e ascolta in un rapporto di comunicazione  reciproca.  Eppure, anche se i film sono una comunicazione senza risposta ci danno la possibilità di decidere i tempi, i modi, e i luoghi in cui dar corso a questa comunicazione che ci fa acquisire una varietà di termini linguistici diversi da quelli che usualmente usiamo giornalmente.

Guardando indietro alla storia del cinema italiano bisogna ricordare l’intervento del fascismo nel campo cinematografico degli anni 30. Infatti, dopo che Mussolini salì al potere nel 1922, il Fascismo usò il cinema come mezzo di comunicazione di massa adoperandolo senza  scrupoli, come il resto degli altri media, censurando scene, parole straniere, e termini regionali o dialettali dai testi scenografici. E così ci fu l’esclusione dei dialetti e delle parole straniere dalla produzione cinematografica italiana durante il primo dopoguerra. Questo diede la nascita di una lingua italiana artificiale e priva di ricchezza espressiva. Il doppiaggio, iniziò sotto il regime fascista per garantire il controllo delle pellicole che arrivavano d’oltre oceano. In seguito ne ha favorito un progressivo allargamento della lingua italiana nel parlato filmico, ma fu una lenta e fredda evoluzione di una lingua priva di emozioni, di una lingua che non rappresentava gli italiani del primo dopoguerra che parlavano una varietà di lingue regionali e di lingue dialettali.

Nel 1924 Mussolini fonda l’Istituto LUCE (L’Unione Cinematografica Educativa), il primo degli Enti cinematografici creati dal fascismo come strumento di propaganda, e già negli anni trenta diventa uno dei più potenti mezzi di diffusione fascista. In seguito, nel 1937, a Roma furono fondati gli studi di Cinecittà e il Centro Sperimentale di Cinematografia, la scuola professionale di cinema più famosa in Italia e in attività ancora oggi. Sempre nel 1937  la sede dell’Istituto LUCE viene spostata nel quartiere Quadraro, e per la cerimonia per la posa della prima pietra fu allestito un gigante apparato scenografico raffigurante Mussolini dietro ad una macchina da presa con la scritta: “La cinematografia è l’arma più forte”.

I temi della propaganda fascista erano tutti legati alla “purezza” della lingua italiana, all’economia agricola, e all’attaccamento delle tradizioni contadine, come si può notare nel film “Terra madre” (1931) di Blasetti, e nei film di ricostruzione delle età del passato che va da quella Romana al Rinascimento, dal Medioevo all’Ottocento e alla prima guerra mondiale. I film erano incentrati su singole figure d’eccezione che avevano lo scopo di mostrare la continuità tra passato e presente facendo notare una sintonia tra  le grandi figure della storia passata e le imprese del fascismo. Uno degli esempi è un film del 1934, 1860 I Mille di Garibaldi”  diretto da Alessandro Blasetti, che ne ha curato anche la sceneggiatura con Emilio Cecchi e Guido Mazzucchi, autore del racconto d’origine, considerato una delle opere più importanti di Blasetti. Un capolavoro considerato fra i film guida e anticipatori del neorealismo perché affronta il Risorgimento da un punto di vista originale, quello dei contadini siciliani che avevano lo scopo di superare la sfiducia nei riguardi del progresso economico considerato anche in ambiente fascista uno sviluppo prevalentemente privilegiato e borghese.

Blasetti ha utilizzato il tema storico di Garibaldi alla riscoperta di un paesaggio geografico e umano intriso di umori fortemente popolareschi e dialettali. L’impronta realistica del film di Blasetti era forte ed efficace, e nonostante il finale univa in un abbraccio ideale camicie rosse garibaldine e camicie nere fasciste esso continuò ad essere apprezzato anche dopo la caduta del fascismo come esempio di storia popolare ricca di anticipazioni del neorealismo cinematografico.

Il regista Luchino Visconti durante le riprese di “Ossessione”

Successivamente, il cinema italiano incorpora la storia del primo dopoguerra e quella del secondo dopoguerra che inizia nel 1943 con il capolavoro di Visconti “Ossessione” , ispirato al romanzo Il postino suona sempre due volte di James M. Cain; un film che segna la nascita del Neorealismo per l’ambientazione, la forza espressiva, e la carnalità delle scene passionali tra Girotti e la Calamai che rompono la tradizionale calligrafica del cinema italiano del periodo fascista.

Con il fenomeno  del Neorealismo il cinema italiano conquista fama in tutto il mondo. I film neorealisti sono girati con attori non professionisti con scene filmate in periferia e/o in campagna. I tema dei film neorealistici rappresentano la vita dei lavoratori impoveriti dalle guerre, quindi i film sono caratterizzati da classi sociali disagiate e lavoratrici con lunghe riprese all’aperto. I film trattano soprattutto la situazione economica e morale del dopoguerra italiano, e riflettono sia i cambiamenti nei sentimenti e sia le condizioni di vita come la speranza e il desiderio di lasciare il passato pieno di frustrazione, la povertà, e la disperazione alle proprie spalle e incominciare una nuova vita.

Senza dubbio il Neorealismo è stato un importante veicolo di istruzione che ha aiutato a diffondere la conoscenza dei grandi classici della letteratura italiana in un’Italia ancora prevalentemente dialettofona e analfabeta, specie il cinema di Pier Paolo Pasolini. I film di Pasolini sono stati un ottimo strumento linguistico che hanno valorizzato la lingua italiana inserendo dei termini romaneschi, napoletani, e siciliani, promuovendo così una la lingua, l’italiana, emotiva e viva che tutti potessero capire; un linguaggio tutto italiano dotato di un potenziale espressivo enorme e in grado di agire ai più diversi livelli di percezione.

Nelle classi di italiano, il cinema oltre ad essere una forma di arte e di comunicazione diventa un’occasione per imparare la lingua italiana attraverso la visione, lo studio e l’arricchimento culturale con film di periodi storici e approfondimenti su tema vari e rilevanti per gli interessi degli studenti. Alcuni esempi possono essere i grandi film e nomi del cinema italiano del dopoguerra, del neorealismo, quello comico, la commedia,  e il cinema del del 1968. Insomma, del cinema della generazione dei registi Rossellini, Fellini, Antonioni, De Sica, Pasolini, a quello di Nanni Moretti, Salvatores, Tornatore e del comico Roberto Benigni si può imparare molto e i loro film sono un ottimo materiale didattico nelle classi di italiano. E quando gli studenti si dimostrano interessati a un film in particolare o a un’opera cinematografica specifica il corso diventa interamente anche per il docente che lo insegna e per i suoi colleghi.

Il Neorealismo è stato un momento d’oro per il cinema italiano in un’Italia alle prese con la miseria e con le difficoltà quotidiane che esprimeva la sensibilità del popolo. Comunque, come ho scritto in passato, per chi insegna nelle scuole pubbliche, e a studenti minorenni, consiglio si chiedere il permesso prima di usare un film in una delle vostre lezioni. E nei casi dove cambia il preside e un film è stato approvato in passato da un altro preside, bisogna chiedere il permesso al nuovo preside prima di farlo vedere agli studenti. Io quest’anno ai miei studenti di seconda e terza media non posso fare vedere assolutamente il film “Pinocchio” per il semplice motivo che non è citato nel “Curriculum Map”.

Infine, nelle scuole il cinema è un’ottima spinta per lo studio della nostra lingua e cultura, specie se si evidenzia che fino al 1970 la maggior parte degli italiani non sapeva parlare bene l’italiano. Occorre anche ricordare agli studenti stranieri che il cinema italiano è servito non solo come  metodo di svago ma soprattutto come strumento per diffondere una lingua comune in un’Italia dove fino al secondo dopoguerra la popolazione era analfabeta e parlava una gran varietà di dialetti.

 

 

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