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Noam Chomsky ha ancora ragione: lingua e cervello sono una cosa sola

Sessant'anni dopo la pubblicazione di "Syntactic Structures", la teoria linguistica del quasi 90enne Chomsky è ripresa da professori e ricercatori

Noam Chomsky nel 1957, nel suo studio (Foto da: activism.org)

Fondatore della teoria linguistica trasformazionale, Noam Chomsky nel 1957 pubblicò le sue idee nel libro "Syntactic Structures" e nel 1960 teorizzò la "Language Acquisition Device", secondo cui l'acquisizione di una lingua dipende direttamente dai meccanismi del cervello. Decenni dopo, le sue idee sono ancora sostenute da studi di università come New York University, Cambridge e Oslo

La copertina di “Syntactic Structures”

Dopo 60 anni dalla pubblicazione di “Syntactic Structures”, Noam Chomsky, a quasi novant’anni, continua ad essere una presenza vitale nella vita intellettuale americana (compirà 89 anni il prossimo 7 dicembre). Chomsky, fondatore della linguistica moderna e professore emerito presso il Massachusetts Institute of Technology, dove insegna ancora, è un linguista, filosofo, e un teorico della comunicazione con una doppia identità che si riflette nei suoi numerosissimi libri e nelle pubblicazioni.

Chomsky si è affermato come intellettuale e socialista libertario, rendendolo uno degli intellettuali più celebri e seguiti della sinistra radicale americana e mondiale, grazie alla sua forte presa di posizione contro la guerra del Vietnam, al suo impegno politico e sociale, alla sua costante critica nei confronti della politica estera e degli Stati Uniti, e all’analisi del ruolo dei mass media nelle democrazie occidentali. Infatti, a parte le sue numerose opere sulla linguistica teorica e sulla filosofia della mente Chomsky ha anche scritto vari libri incentrati sul pensiero politico in sfavore alla politica americana, sul terrorismo, sulla guerra fredda, sull’undici settembre, sulla corsa al profitto delle potenti lobby senza scrupoli,  contro l’imperialismo americano e sulla causa delle guerre ingiuste, contro la pena di morte, sull’informazione manipolata, sul genocidio e altri temi.

Negli ultimi anni Noam Chomsky è tornato agli onori delle “cronache linguistiche” dopo un paio di attacchi a Tom Wolfe, e su questo tema ricordo la mia intervista in esclusiva per La Voce di New York. Nel 1960, la teoria di Chomsky divenne ancora più controversa con la sua teoria del language acquisition device (LAD) che contrasta quelle di Burrhus Skinner, Jean Piaget, e altri teorici dell’apprendimento cognitivo e sociale, i quali sottolineano il ruolo di esperienze, di conoscenze generali, e di competenze nell’acquisizione del linguaggio. E nonostante Chomsky sia conosciuto e rispettato nel mondo accademico, la sua teoria è prevalentemente rifiutata da neuro scienziati e psicologi, che sostengono che sia l’esperienza ad insegnarci come costruire una frase.

La teoria della Grammatica Universale di Chomsky è sicuramente una delle più nota fra tutte quelle che spiegano come si acquisisce una lingua, basata su dei principi di grammatica condivisi da tutte le lingue, e Noam Chomsky afferma che questi principi siano innati per tutti gli esseri umani. Egli non descrivere specificamente una lingua o l’altra, né indica che tutte le lingue abbiano la stessa grammatica ma espone una serie di regole innate che spiegherebbero come i bambini acquisiscono le lingue e come essi imparano a costruire frasi grammaticalmente valide automaticamente, senza che nessuno spieghi loro la grammatica.

La prima pubblicazione di Noam Chomsky è avvenuta nel febbraio del 1957, 60 anni fa, Syntactic Structures (Strutture sintattiche), un’opera importante che ha cambiato il pensiero linguistico rendendola la più importante opera linguistica della seconda metà del secolo scorso. Quest’opera ha introdotto l’idea della grammatica generativa trasformazionale, con una breve monografia di circa cento pagine scritta per specialisti in linguistica. Chomsky realizzò il libro sulle note di lezione che aveva preparato per i suoi allievi al MIT, e al suo interno offriva la sua famosa frase: “Colorless green ideas sleep furiously” (le idee incolori verdi dormono furiosamente); frase composta da Noam Chomsky come esempio grammaticalmente corretto ma semanticamente assurdo. Anche se la frase è corretta grammaticalmente infatti non si può scovare alcun significato da essa, ma evidentemente è comprensibile e quindi dimostra la distinzione tra sintassi e semantica.

Noam Chomksky parla a sostegno del movimento “Occupy”, nel 2011

Per Noam Chomsky lo studio della sintassi è quindi indipendente da quella semantica, lo studio del significato. Secondo la teoria di Chomsky possiamo dare un senso alle frasi perché siamo dotati di una conoscenza astratta che ci permette di fare tali distinzioni anche quando non c’è relazione tra una parola ed un’altra. Quindi noi umani siamo in grado di dare un senso alle parole perché il nostro cervello le combina in maniera gerarchiale, un procedimento che riflette un meccanismo di grammatica interno. Numerosi linguisti e non linguisti del ventunesimo secolo lodano Chomsky riconoscendolo come uno dei più importanti studiosi americani del XX secolo. E anche se Chomsky scrisse “Strutture sintattiche” quando era ancora un linguista sconosciuto, la sua teoria ha cambiato lo studio della linguistica nella seconda metà del XX secolo.

Bisogna anche dire che durante la sua brillante carriera molti  antenati linguisti  hanno sfidato la sua teoria criticandolo per le sue audaci e nuove visioni linguistiche. Tuttavia i giovani linguisti hanno adottato sia il suo modo di fare, sia la sua ricerca abbinando il modo di studiare la lingua al modo di pensare e al comportamento linguistico. Infatti, Strutture sintattiche ha influenzato anche campi fuori dalla linguistica con grande impatto sullo studio della conoscenza, della mente e dei processi mentali, influenzando persino la ricerca sui computer e sul cervello.

Nel 2016, nonostante il controverso dibattito con Wolf e gli altri linguisti che hanno messo in discussione la teoria di Chomsky, affermando che sia sbagliato descrivere il linguaggio come un sistema universale, sono stati pubblicati importanti studi che sostengono la sua teoria. Uno di questi studi è stato condotto da un équipe di neuro scienziati della New York University, i ricercatori Ding, Melloni, Zhang, Tian & Poeppel, basandosi sulla prima opera di Chomsky, Syntactic Structures, dal titolo “Cortical Tracking of Higherarchical Linguistic Structures in Connected Speech”, pubblicato sul giornale Nature Neuroscience. Sempre nel 2016 un altro studio è stato portato avanti all’Università di Oslo, in collaborazione con l’Università di Cambridge; un progetto dal titolo “Traces of History”, con il quale gli studiosi cercano di confermare l’esistenza della “grammatica universale”, ovvero le caratteristiche del linguaggio che Chomsky ritiene siano uniche per gli esseri umani.

Per concludere, da sessant’anni Chomsky continua a sostenere che il linguaggio umano è fondamentalmente diverso da qualsiasi altro tipo di comunicazione e che tutte le lingue umane siano variazioni di una sola lingua, che i bambini apprendono rapidamente nonostante l’influenza spesso disordinata dei genitori. E questo avviene grazie a una facoltà innata della lingua nel cervello, che Chomsky chiama Language Acquisition Device (LAD) dal 1960.

  • Giuseppe Ricci

    Per me è molto difficile accettare il concetto che la lingua sia deterministicamente innata nel genere umano. È un modo per evitare di dare un peso, che penso sia importante, alla storia e all’esperienza di migliaia di generazioni di uomini che ci hanno lasciato questo retaggio di esperienze passate in grado di condizionare il modo di costruire il linguaggio e la scoperta dei significati delle proposizioni. Per dimostrare l’assunto di Chomsky occorrerebbe trovare un uomo che fin da piccolo non abbia avuto contatti con il genere umano e, senza influenzarlo con contatti diretti, verificare che sia in grado di costruire un linguaggio simile a quello umano. Comunque, anche se riuscisse in modo impreciso (perché mancherebbe la possibilità di valutare esattamente i significati che attribuisce alle sue forme di espressione) a farlo non bisogna dimenticare che il cervello umano si è modificato dalle origini ad oggi per effetto dell’uso che ne è stato fatto da chi ci ha preceduto. Quindi non si tratterebbe di determinismo o di innatismo, ma di variazioni casuali del modo di funzionare del sistema di esprimersi dell’uomo.

  • Saverio Renzi

    Sono entrato in contatto con la teoria di Chomsky nei primi anni ’70. Sentivo, e tuttora sento, che una lingua è il prodotto di una comunità di parlanti, il risultato di una lenta strutturazione nel tempo, l’esito di lungo processo storico. L’idea che un neonato che cresca isolato dalla famiglia e dal resto della comunità, in un ambiente privo di rumori, di suoni, di parole, insomma di stimoli, abbia già nel suo cervello le strutture necessarie a elaborare uno strumento di comunicazione verbale che non sia solo una serie inarticolata di esclamazioni mi risulta poco credibile e, almeno per me, difficile da accettare.

  • Maura Mattana

    L’apprendimento delle lingue è un argomento affascinante e misterioso e gli insegnamenti di Noam Chomsky sono fondamentali per chi come noi se ne occupa. Dimostrare certe teorie sembra quasi impossibile ma io non penso si possa escluderne la veridicità. Di sicuro sono argomenti di grande interesse anche e soprattutto per questo.

    • Filomena Fuduli Sorrentino

      Grazie!

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