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Janice, esperta di design da San Diego, ispirata dalla “Dolce Vita” italiana

La storia di Janice Jaralcie, nata a Hong Kong ma residente in California: "Studio l'italiano per la musicalità e il romanticismo delle sue parole"

Janice in Roma

"Come tante altre persone, mi sono ispirata al film 'La Dolce Vita': volevo imparare la lingua e così, l’anno scorso, ho deciso di intraprendere un percorso di studio dell’italiano con la scuola per stranieri 'Dante Alighieri' di Roma", racconta Janice, una designer che dei vestiti "made in Italy" dice: "Apprezzo molto lo stile e la qualità dei vestiti: gli italiani hanno una creatività unica"

“Non osavo quasi confessare a me stesso la mia meta, ancora per via era oppresso dal timore, e solo quando passai sotto Porta del Popolo seppi per certo che Roma era mia.”

Johann Wolfgang Goethe, “Viaggio in Italia”, 1816

 

Nome: Janice
Cognome: Jaralcie
Nata a: Hong Kong
Residente a: San Diego (CA – USA)
Età: 42 anni
Iscritta a: corso di lingua italiana di livello B1 presso la scuola di italiano per stranieri “Società Dante Alighieri” di Roma

Continuiamo il nostro “Viaggio in Italia” con Janice, una giovane donna che studia lingua italiana alla scuola “Dante Alighieri” di Roma.

Janice è nata ad Hong Kong ma vive negli Stati Uniti dall’età di 16 anni quando il padre, che faceva l’imprenditore, si trasferì in California per ragioni di lavoro, portando con sé tutta la propria famiglia. Janice si dice innamorata della lingua italiana e della “Dolce vita” del nostro Paese. E nell’intervista che segue ci spiega il perché.

Janice a Roma

Janice, quando e come è nato il tuo rapporto con l’Italia?

“La mia prima volta in Italia è stata circa dieci anni fa, quando ho visitato Roma, Milano e Venezia insieme a un gruppo di amici. Da quel viaggio, quasi tutti gli anni sono tornata in queste meravigliose città e una volta sono stata anche nella bellissima Taormina, in Sicilia. Nel corso della mia prima visita al “Bel Paese”, mi sono letteralmente innamorata dell’Italia. Le mie città preferite sono Firenze e Roma. La voglia di studiare la lingua italiana è nata qualche anno fa, quando ero un po’ più giovane. Come tante altre persone, mi sono ispirata al film “La Dolce Vita”: volevo imparare questa lingua romantica e musicale e così, l’anno scorso, ho deciso di intraprendere un percorso di studio dell’italiano con la scuola per stranieri “Dante Alighieri” di Roma. Prima di quel corso conoscevo solo una parola, “buongiorno”, ma adesso ho raggiunto un buon livello di conoscenza della lingua (B1). Continuo ancora a studiare italiano, anche se quasi ogni mese torno negli Stati Uniti, per poi rientrare a Roma. Il corso che seguo è composto da lezioni di conversazione e studio della grammatica italiana, per la durata di cinque ore al giorno. Ho scelto la Dante Alighieri di Roma perché ha una buona reputazione, sia online sia negli Stati Uniti. In questa scuola ho conosciuto tante persone e mi piace l’impostazione delle lezioni. Il personale e i docenti sono gentili e affabili. Le classi sono piccole (da cinque a otto componenti) e questa cosa mi piace molto. Gli studenti provengono da tutto il mondo e ci sono pochi americani”.

Janice davanti al Pantheon, a Roma

Il lavoro che svolgi nella tua vita è in qualche modo connesso con lo studio della lingua italiana?

“In passato ho svolto attività legate alla produzione e al design di abbigliamento per donna, in particolare a Hong Kong. Apprezzo molto lo stile e la qualità dei vestiti made in Italy perché gli italiani hanno una creatività unica e sono profondamente originali. Ma, in realtà, non sono in Italia per motivi di lavoro. Ad ora sono una vera e propria “studentessa” e seguo questo corso per puro amore verso la lingua italiana. Leggo riviste in italiano e guardo film in tv. Mi piace, in particolare, una serie televisiva che si chiama “Gomorra”, ma in realtà non riesco a capirla bene e la guardo con i sottotitoli, perché gli attori utilizzano un dialetto che non comprendo”.

Nella sua tappa romana, parlando dell’antichità di Roma, Goethe sostiene che “non si può comprendere il presente senza conoscere il passato” e che “per confrontare l’uno all’altro, ci vorrebbero più tempo e più calma”. In un altro passaggio, poi, Goethe parla dei “forestieri” che “vanno e vengono da Roma, mostrando una superficialità quando si accostano a questi monumenti venerabili”. Condividi queste sue idee? E cosa rappresenta per te l’antichità?

“La superficialità di cui parla Goethe non credo sia un problema solo dei forestieri ma più in generale dell’umanità, dal momento che l’uomo non riesce spesso ad apprezzare le cose che ha. Di fronte ai monumenti romani, per esempio alla grandezza della Cappella Sistina, personalmente provo sempre un grande stupore, anche se dove vivo io, in California, i grattacieli non mancano di certo. È proprio quel toccare con mano l’antichità che lascia spiazzato il visitatore. Quando ho visto la prima volta il Colosseo sono rimasta davvero senza parole, anche perché negli USA non avrei mai potuto vedere una cosa simile. Il mio monumento romano preferito è l’Altare della Patria, che in inglese viene chiamato “Wedding Cake”, perché somiglia a una torta di matrimonio. Dell’esistenza di questo simpatico soprannome me ne ha parlato un tassista romano, che parlava abbastanza bene la lingua inglese”.

Nella tappa romana del suo “Viaggio in Italia” Goethe dice che a Roma “si entra in una scuola davvero grande, dove un sol giorno parla di tante cose, che di parlare di quel giorno non basta l’animo”.

“Adoro la città di Roma perché in questa città c’è tutto e perché “mi riempie”. Mi piace la gente, il cibo e sono appassionata di storia antica, così presente in tutti gli angoli della città. I miei amici a Roma sono italiani e stranieri, soprattutto studenti come me, anche se mi piace molto passeggiare da sola perché conosco nuove persone, andando nei bar e girando per i negozi della città. Ma ciò che so per certo è che le persone che ho incontrato a Roma rimarranno per sempre nel mio animo e miei amici per tutta la vita”.

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