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La perfezione in classe non conta quanto la felicità degli studenti

Anche a scuola si può imparare ad amare e a essere felici e soprattutto ad accettare sé stessi e gli altri. Come il docente può agevolare i sentimenti positivi

(Foto da Flickr)

Chiunque insegna contribuisce a migliorare la vita degli altri e della società. Nessun studente e nessun docente è perfetto e la felicità di apprendere esiste anche nell’imperfezione, si può migliorare sia l’apprendimento degli studenti che il metodo didattico e questo è possibile se i docenti tengono di più al valore del rapporto con i loro studenti e all'atmosfera della classe che alla loro lezione

“Il senso delle nostre imperfezioni ci aiuta ad avere paura. Cercare di risolverle ci aiuta ad avere coraggio.” (Vittorio Gassman)

Dopo la lunga pausa estiva presidi e insegnanti hanno ripreso a lavorare, e a discutere durante le riunioni su come organizzare e progettare le attività didattiche curricolari e scelte metodologiche e disciplinari in relazione al nuovo anno scolastico.

Per motivare gli studenti all’apprendimento della lingua bisogna essere creativi e cercare sempre nuove strategie e tecniche innovative. Una delle regole da eseguire quando le lezioni non vanno per il verso giusto non è quella di abbassare le aspettative ma evitare di essere affamati di perfezione o insistere che la lezione vada come la si era pianificata. Un docente impara a fare cambiamenti nei momenti difficili riflettendo sulle proprie esperienze e la sua conoscenza interiore, e lasciando perdere il superfluo per ottenere l’essenziale. In fatti, se guardiamo dentro di noi ci accorgiamo che le conoscenze che abbiamo accumulato durante gli anni della nostra vita ci aiutano a migliorare anche il nostro lavoro di docente. La nostra miglior maestra è l’esperienza personale e tramite di essa possiamo trasmette positività, amore, e accettanza ai nostri studenti, e rendere lo studio della lingua italiana facile e piacevole.

La cosa più straordinaria che si possa imparare dall’insegnamento è la forza di sorridere durante le lezioni e apparire sereni per attirare l’attenzione degli studenti e motivarli allo studio anche nei momenti più difficili. Tutti i docenti desiderano che le loro lezioni piacciano agli studenti ma nemmeno la migliore pianificazione garantisce il successo e attrae tutti in classe. E siccome la perfezione non esiste in nessun posto, in classe non si entra aspettandosi di trovare tutti gli studenti appassionati allo studio senza prima aver guadagnato la loro stima, specie di quelli svagati e distratti. La perfezione assoluta è un concetto sconosciuto all’uomo e persino la nostra perfezione ideale è imperfetta. Perciò la perfezione è un concetto inventato dato che l’uomo è perfettibile e può migliorare e se fosse perfetto non avrebbe più di che migliorarsi, invece con l’imperfezione c’è evoluzione. Anche la nostra lezione deve essere perfettibile per potersi migliorare e una perfetta pianificazione della lezione non aiuta ad appassionare tutti in classe.

Molti considerano l’amore, l’arte del sorridere, e la forza di accettazione doti naturali ma anche in classe si può imparare ad amare e a essere felici, e soprattutto ad accettare sé stessi e gli altri. Un abile docente dal punto di vista metodologico sa improvvisare e differenziare a seconda l’atmosfera che si instaura in classe, e istigare passione e apprendimento nei loro studenti. I benefici di un’atmosfera emotiva serena in una classe di italiano significa che l’insegnante è abile a stimolare la curiosità dei propri allievi, e dimostra di accogliere non solo gli studenti ma anche le loro imperfezioni. Qualità che incoraggia l’apprendimento e migliora le dinamiche dell’intera classe. Secondo Socrate l’insegnante e gli allievi devono essere d’accordo sull’argomento da trattare e questo richiede tanta pazienza, preparazione, e un grande talento da parte del docente. Socrate diceva anche che non si deve fare della cultura una professione ma uno strumento per conoscere sé stessi, e per farlo bisogna essere giusti, il che comporta un alto grado di obiettività in classe spesso estranea a molti docenti.

Dunque, se vogliamo che i nostri studenti imparino non dobbiamo pretendere che siano perfetti studenti ma sentirsi felici di frequentare le nostre classi. Inoltre gli studenti non imparano se a loro non piace il docente che insegna o il metodo didattico usato. Bensì nessuno studente e nessun docente è perfetto e la felicità di apprendere esiste anche nell’imperfezione, si può migliorare sia l’apprendimento degli studenti che il metodo didattico, e questo è possibile se i docenti tengono di più al valore del rapporto con i loro studenti e alla dinamica della classe che al successo della loro lezione. Ammettere che a volte la lezione non funziona con un gruppo di studenti non significa abbassare le proprie aspettative ma cambiare metodo e usare strategie e temi extracurricolari connesse ai bisogni degli studenti.

Una strategia da usare durante una lezione che non funziona come dovrebbe è dividere la classe in gruppi e porre una domanda per incuriosire gli alunni. Altre volte, usare la cultura italiana come strumento può attrarre anche l’attenzione degli studenti distratti, perché stimola la loro curiosità tramite la sua magica bellezza spesso sconosciuta agli studenti stranieri. La cultura stimola sia la partecipazione e sia il loro impegno di studio, e se i temi trattati sono connessi ai loro interessi possono creare entusiasmo. Per esempio, raccontare una storiella con una morale connessa a un problema rilevante alle loro insicurezze stimola la partecipazione e apre un’ottima discussione in classe per affrontare il tema in modo indiretto e obbiettivo. Un’ottima storia di perfetta imperfezione è “L’anfora imperfetta” tratta dal libro di Bruno Ferrero – La vita è tutto quello che abbiamo.

Ogni giorno un contadino portava l’acqua dalla sorgente al villaggio in due grosse anfore legate alla groppa dell’asino che gli trotterellava accanto.
Una delle anfore, vecchia e piena di fessure, durante il viaggio perdeva acqua.

L’altra, nuova e perfetta, conservava tutto il contenuto senza perderne neppure una goccia.

L’anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l’anfora nuova non perdeva l’occasione di far notare la sua perfezione: “Non perdo neanche una stilla d’acqua, io!”.

Un mattino, la vecchia anfora si confidò con il padrone: “Lo sai, sono cosciente dei miei limiti. Sprechi tempo, fatica e soldi per colpa mia. Quando arriviamo al villaggio io sono mezza vuota. Perdona la mia debolezza e le mie ferite”.

Il giorno dopo, durante il viaggio, il padrone si rivolse all’anfora screpolata e le disse: “Guarda il bordo della strada”.

“Ma è bellissimo! Tutto pieno di fiori!” rispose l’anfora.

“Hai visto? E tutto questo solo grazie a te” disse il padrone.
“Sei tu che ogni giorno innaffi il bordo della strada. Io ho comperato un pacchetto di semi di fiori e li ho seminati lungo la strada, e senza saperlo né volerlo, tu li innaffi ogni giorno”.

Siamo tutti pieni di ferite e screpolature, ma se lo vogliamo, Dio sa fare meraviglie con le nostre imperfezioni.

Trasmettere serenità, far accettare l’affetto non è un compito facile per un docente, e nemmeno insegnare agli studenti che con l’amore si può trovare la perfezione nelle nostre imperfezioni. Eppure usando molti esempi durante le lezioni può essere non solo possibile ma anche divertente, e rendere la lezione più dinamica anche quando si insegna una classe di studenti difficili. Agli studenti piace il tema dell’amore e lo si può insegnare partendo dall’aggettivo felicità e chiedendogli di dare un significato al termine e/o cercare frasi sulla felicità di famosi filosofi come la famosa frase di Voltaire: “Ho deciso di essere felice perché fa bene alla mia salute”. Oppure quella di Socrate: “Siate felici, agite nella felicità, sentitevi felici, senza alcuna ragione particolare”. Anche il filosofo americano Khalil Gibran scrisse sulla felicità:

“Il vero amore non è né fisico né romantico. Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà. Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno. La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia!”

Ma cos’è la felicità e cos’è che ci rende felici?

Per i docenti la felicità è vedere i loro studenti coinvolti nell’apprendimento della lezione e felici di essere nelle loro classi. Generalmente, le persone sono felici non quando hanno tutto e si sentono perfetti in quello che fanno ma quando si sentono di essere amati. L’amore non c’entra nulla con la perfezione perché è un sentimento che non si controlla, accade e non dipende dalle proprietà che si posseggono ma dalla capacità di accogliere e accettare l’altra persona per com’è senza imporre norme e regole. L’amore è energia positiva che fa star bene e rende felici. Ma l’amore non ha regole, anzi le rompe tutte perché quando si ama e si è amati nient’altro conta. E, come dice Dante, nel XXXIII canto del Paradiso della Divina Commedia, l’amore è il sentimento che muove l’universo: “L’Amor che move il sole e l’altre stelle”.

“..veder voleva come si convenne l’imago al cerchio e come vi s’indova; ma non eran da ciò le proprie penne: se non che la mia mente fu percossa da un fulgore in che sua voglia venne. A l’alta fantasia qui mancò possa; ma già volgeva il mio disio e ‘l velle, sì come rota ch’igualmente è mossa, l’Amor che move il sole e l’altre stelle.” Paradiso XXXIII – Divina Commedia

A parte il sentimento dell’amore senza dubbio molte persone si sentono felici migliorando la propria vita, imparando ogni giorno a coltivare la crescita personale, i propri sogni e le proprie aspirazioni. Ad altri invece dà felicità il sentirsi utili agli altri o aiutare il prossimo, per questo motivo molti fanno il volontariato. Io ho desiderato insegnare sin da piccola e mi sento felice quando insegno. Forse perché ho sempre avuto bisogno di trasmettere le conoscenze e l’amore per la cultura italiana e/o prendermi cura degli altri. Quando preparo una lezione lo faccio sempre con passione e pensando ai miei studenti perché ci tengo al loro rispetto e al loro apprendimento. Chiunque insegna contribuisce a migliorare la vita degli altri e della società. Se si insegna con passione il lavoro non è poi così difficile perché più si va avanti con la professionalità e più ci si accorge quando i docenti hanno bisogno di imparare al pari dei loro studenti. L’esperienza di docente mi ha insegnato a sorridere in compagnia di altri anche nei miei momenti difficili, e gestendo i miei problemi in modo obiettivo. Un docente può volontariamente o involontariamente trasmettere sia emozioni positive e sia quelle negative in classe.

Dunque, se i giovani entrano nelle classi con sentimenti negativi cerchiamo di capire il perché del loro stato emotivo e cambiamo la pianificazione della lezione a secondo le loro esigenze emotive. Basta un sorriso per trasmettere serenità, amore, e felicità, e un semplice sguardo per inondare la classe di odio, tristezza, o rabbia. Un buon rapporto tra docente e studenti aiuta sia l’apprendimento e sia la motivazione perché in ogni persona esiste la volontà di migliorarsi e il bisogno di sentirsi felice. Un ottimo docente sa gestire la classe in modo positivo specie in una scuola media o multi etnica e/o con ragazzi difficili. Anche gli studenti più svogliati vogliono migliorare ed essere contenti.

 

 

 

 

 

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