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La lotta per la scuola in mezzo al mare, nell’isola sotto il vulcano

Intervista a Carolina Barnao, presidente dell'Associazione "Scuola in mezzo al mare" che a Stromboli riesce ad assicurare l'istruzione ai figli degli isolani

Se agli studenti di tutta Italia capita talvolta di non andare a scuola a causa delle nevicate, per quelli delle isole minori è spesso il vento a far saltare le lezioni...

Secondo la mitologia greca fu Eolo, il dio del Vento, ad abitare per primo una delle isole dell’arcipelago delle Eolie, che proprio a lui devono il suo nome.  Dall’isola di Lipari, pare che il dio riuscisse a osservare i cambiamenti metereologici e i venti: per farlo, gli bastava esaminare la direzione verso cui si indirizzava il fumo che usciva dalla bocca del vulcano Stromboli. Prodezze divine a parte, i venti, si sa, da sempre fanno il mare grosso e quando le raffiche soffiano senza sosta, specie nei mesi freddi, da Vulcano ad Alicudi, le corse mattutine di aliscafi e traghetti non partono né giungono dai porti. In casi simili, sulle isole non arrivano carburante, derrate alimentari, farmaci, né approdano coloro che ogni giorno lì si recano per lavorare, insegnanti compresi. Il diritto allo studio non dovrebbe avere niente a che fare con le coordinate geografiche eppure, la scuola per i bambini e per i ragazzi eoliani funziona in maniera un po’ singolare.  L’associazione “Scuola in mezzo al mare” con sede nell’isola di Stromboli, è nata per cercare di colmare questi piccoli vuoti e dar vita ad un laboratorio di formazione, istruzione e socializzazione, dedicato agli isolani più giovani che non vogliono rinunciare ai loro diritti.

“Scuola in mezzo al mare viene fuori nel 2011 da una semplice idea –spiega Carolina Barnao, presidentessa dell’Associazione –  sfruttare tutte le competenze locali, attivandole con in volontariato e organizzare laboratori didattici sull’isola, in modo che la formazione dei nostri ragazzi non dipendesse esclusivamente dalla scuola e dagli insegnanti pendolari… Qui a Stromboli non abbiamo insegnanti residenti: vengono tutti dalla provincia di Messina e, a parte tre di loro  (una all’asilo, una alle elementari e una alle medie) nessuno  è di ruolo. Ciò vuol dire che gran parte del corpo docente cambia ogni anno e, non avendo obbligo di residenza, inizialmente gli insegnanti nominati provano a viaggiare ogni giorno, salvo poi scoprire che in tal modo sono più i giorni in cui non riescono ad arrivare per le condizioni metereologiche, che quelli in cui ce la fanno. A Stromboli la scuola pubblica è presente dall’ Infanzia fino alla Secondaria di primo grado. Poi, per proseguire gli studi e assolvere all’obbligo scolastico (previsto fino al biennio di scuola superiore) è necessario andare via”.

Qualche estate fa, su un sito dedicato al mondo dell’insegnamento campeggiava un annuncio per docenti pronti a stabilirsi su una delle isole, per garantire le lezioni ai ragazzi presenti (il loro numero è piuttosto basso e varia, di isola in isola). Insomma il problema esiste, ma se ne parla poco, e inoltre ognuna delle isole ha peculiarità e situazioni differenti. “Qui a Stromboli – continua Carolina Barnao- bisogna distinguere tra la situazione di elementari e medie: alle elementari, dopo i primi mesi di “adattamento” che spesso si traducono in assenze motivate da malattie, permessi o altro, gli insegnanti decidono di prendere casa per tutta la settimana e di risiedere sull’isola dal lunedì al venerdì (salvo alcune eccezioni). Ciò perché possono contare su un numero di ore tale da consentirgli di completare le loro cattedre sull’isola. In genere abbiamo due pluriclassi e tre insegnanti. Per le medie invece il discorso è un po’ più complicato: al momento ci sono due pluriclassi, ciò vuol dire che nessuno degli insegnanti nominati per Stromboli, escluso il docente di lettere, riesce a completare qui il suo monte orario, e per questo tutti i professori viaggiano tra i vari plessi dell’istituto comprensivo di cui facciamo parte (gli altri sono dislocati sulle altre isole dell’arcipelago). Così è sempre molto difficile organizzare un orario scolastico che tenga conto degli impegni di tutti i docenti fuori dall’isola e, quando il mare non consente di arrivare, ovviamente si perdono le ore di lezione”.

Se agli studenti di tutta Italia capita talvolta di non andare a scuola a causa delle nevicate, per quelli delle isole minori è spesso il vento a far saltare le lezioni. Ma al di là delle mareggiate prevedibili o meno (e con mezzi molto meno rudimentali di quelli del dio del vento), forse per le scuole delle isole minori e, più in generale per quelle di quei luoghi scarsamente abitati e difficili da raggiungere (ad esempio i tanti piccoli centri montani italiani), servirebbe una normativa speciale.

“Aspettiamo da anni una legge speciale – racconta Carolina – che possa snellire le lunghe procedure necessarie per scorrere le graduatorie e trovare insegnanti che accettino l’incarico. Inoltre, la nostra scuola è dotata di moderne tecnologie informatiche grazie a vari progetti finanziati dalla comunità europea, create appositamente per i territori svantaggiati come il nostro. Abbiamo una sala pc e diverse Lavagne interattive multimediali, utili per sostenere una didattica diversa da quella tradizionale da attuare nelle pluriclassi, ma importante anche per consentire agli alunni di collegarsi via internet con l’insegnante, nei casi in cui non può arrivare per via del mal tempo e fare così lezione in videoconferenza. Purtroppo però questa pratica non è stata ancora collaudata e non è mai diventata prassi”.

Un’impresa come quella di “Scuola in mezzo al mare” non è certamente cosa semplice, specie perché, trattandosi di un’azione del tutto volontaria, non sempre il tempo dedicato e dunque i risultati, sono stati gli stessi negli anni. Le attività extrascolastiche organizzate dall’associazione dal 2011, spaziavano dai laboratori di ceramica alle escursioni, dai corsi di astronomia a incontri di lettura. Molte cose sono resistite al tempo, altre no. La curia aveva messo a disposizione alcuni locali che fungevano da sede dell’associazione e lì i volontari avevano allestito anche una biblioteca, grazie alle donazioni sia di privati che di case editrici, dalle meno note alle più prestigiose (come Sellerio o Erickson).  Ogni progetto è stato sempre organizzato al fine di offrire ai ragazzi di Stromboli stimoli culturali maggiori.

“I primi anni sono stati tempi di grande entusiasmo – dice ancora Carolina – la risposta dei ragazzi, dei volontari, degli amici dell’isola e dei residenti è stata oltremodo positiva e incoraggiante. Per anni ci siamo finanziati con il ricavato di alcuni mercatini in cui mettevamo in vendita gli oggetti realizzati dai bambini durante i laboratori di ceramica, e distribuivamo un calendario illustrato dai ragazzi, era diventato un vero e proprio appuntamento e lo abbiamo pubblicato dal 2011 al 2018. Il limite della nostra attività, interamente basata sul volontariato, è stato la mancanza di costanza: a periodi di grande attività abbiamo anche alternato mesi di immobilismo, dovuti agli impegni personali dei volontari, alla vita di ciascuno di noi che, a volte e non ci ha permesso di dedicarci sempre al 100% a questo progetto. Non abbiamo però mai rallentato la ricerca di collaborazioni con altre realtà associative. Ad esempio, dal 2016, collaboriamo con il Museo del Cinema di Stromboli, che dispone di diversi filmati (prevalentemente documentari RAI dedicati alla nostra isola e girati negli anni ’50) che ci aiutano a trasmettere ai nostri ragazzi parte della storia e delle tradizioni che appartengono anche a loro, soprattutto a loro”.

Un anno fa però, le attività di “Scuola in mezzo al mare” sono state sospese per cause di forza maggiore: l’associazione si è trovata a non aver più la garanzia di una sede e di conseguenza non è stato possibile continuare il progetto.  “Fino allo scorso anno – spiega la Barnao – non avevamo mai stipulato un contratto con i padroni dei locali che ci ospitavano, e il nostro accordo (che ci consentiva l’utilizzo gratuito degli spazi in cambio della nostra attività sociale e delle spese di manutenzione) era soltanto verbale, sulla base della collaborazione. Volevamo formalizzare la nostra presenza nei locali ma non abbiamo ricevuto risposte neanche lanciando una petizione su Change. org, nella quale chiedevamo di poter usare i locali ancora per un anno.  Nel frattempo infatti, il Comune di Lipari (di cui Stromboli fa parte) ci aveva promesso l’utilizzo di una struttura che però necessitava di lavori di restauro e non era subito disponibile. Insomma, la situazione ci sembrava ormai irrimediabile, ma inaspettatamente siamo stati contattati da una scuola di scrittura milanese e la nostra storia, che sembrava destinata a finire, è ricominciata”.

Il sostegno economico giunto da parte di Belleville, scuola annuale di scrittura nata nel 2014 a Milano e diretta da Giacomo Papi, ha permesso a “Scuola in mezzo al mare” di trovare una sistemazione in affitto per l’anno corrente, in attesa di accedere ai locali di Lipari. “Quello fattoci da Belleville è un regalo non solo generoso – racconta Carolina –  ma di enorme valore per noi, soprattutto a livello progettuale.  L’incontro con dei professionisti nel campo della didattica, e specificatamente nel campo della scrittura è per noi un vero salto di qualità, e ci incoraggia a proseguire e migliorare l’offerta formativa per i nostri ragazzi”.

Con le attività dell’associazione al sicuro almeno per un altro anno, chiedo a Carolina se c’è un futuro formativo per i ragazzi che vivono sull’isola, e lei non ha dubbi: “Avendo quattro figli e desiderando farli crescere, studiare e “formare” sull’isola- conclude-  è ovvio che io dica sì e convintamente. Ho già scritto al Ministro della Pubblica Istruzione per chiedere di pensare a un progetto sperimentale di biennio superiore (che è ancora scuola dell’obbligo) da attivare sull’Isola, e che attualmente non c’è. Credo che l’unica strada sia questa: sperimentare nuove soluzioni, diversi tipici didattica. La scuola a Stromboli, e in tutti i territori geograficamente disagiati non potrà mai essere una scuola “normale”, ma potrà certamente essere sperimentale, nuova, diversa. Non per questo meno efficace di quella standard, dai metodi classici”.

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