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Il ritorno degli Area a New York

Il concerto della storica band Area all'Istituto italiano di cultura di New York

 

New York – Una rèunion che ha il sapore della nostalgia ma anche della voglia di sperimentare e suonare ancora, nonostante i tempi siano cambiati e la musica si sia evoluta. Con il ricordo di Demetrio Stratos, cantante e anima del gruppo, gli Area hanno aperto il concerto di New York all’Istituto Italiano di Cultura. Un tributo alla musica degli anni 70, a quel rock progressive, free jazz, musica colta (vicina a John Cage) di cui gli Area sono stati i massimi esponenti. Quella degli Area è "musica di fusione di tipo internazionalista", come la definiì Stratos.
Non solo un progetto musicale nuovo e originale, gli Area hanno portato avanti anche un progetto politico. Erano gli anni 70, gli anni di piombo, gli anni delle contestazioni politiche e sociali. Un milieu  che ha influenzato la band non solo musicalmente. “Ecco perchè, spiega Ares Tavolazzi, bassista del gruppo, oggi non ha senso ritornare a suonare insieme avendo in mente quel progetto musicale che negli anni 70 ci ha portato al successo. Più che la musica è cambiata l’idea del mondo. Allora il messaggio era quello di dare un contributo,. artistico, politico ai processi di trasformazione. In una parola: voler cambiare il mondo. Oggi, mancano quelle spinte vitali. Tutto è piatto e scontato”. Gli Area iniziano la loro avventura musicale alla fine del 1972, raccogliendo musicisti di diverse estrazioni: pop, free-jazz, sperimentazione elettronica e contemporanea, con la volontà comune del superamento delle singole esperienze artistiche per approdare a una "musica totale". All’inizio il gruppo è composto da Victor Edouard Busniello,
Giulio Capiozzo, Yan Patrick Erard Djivas, Patrizio Fariselli, Giampaolo Tofani e il greco Demetrio Stratos. Successivamente, Busniello lascerà il gruppo e Djivas entrerà a far parte della Premiata Forneria Marconi (Pfm) e sarà rimpiazzato da Ares Tavolazzi. Il sesto componente-ombra del gruppo è Gianni Sassi (Frankestein), fondatore della Cramps Records e ideatore dei progetti culturali più geniali di quel periodo. Già partecipe del movimento Fluxus Italiano, Sassi si occupa anche dei testi e dell’immagine della band.
L’album d’esordio Arbeit Macht Frei (dal famigerato motto dei campi di sterminio nazisti), registrato in un cascinale della bassa padana, è da molti considerato il capolavoro del progressive rock italiano degli anni 70. L’uscita di Stratos dagli Area avvenne nel 1979 a seguito della sua decisione di proseguire progetti personali. Sfortunatamente Stratos si spense il 13 giugno di quello stesso anno, stroncato da un’anemia aplastica a soli 34 anni. Nel 1993 gli Area si riunirono per un concerto in memoria di Gianni Sassi, da poco scomparso: la formazione era costituita dal trio Tavolazzi-Capiozzo-Fariselli. Tavolazzi uscì nuovamente dal gruppo, che pubblicò un ultimo disco, Chernobyl 7991, e continuò ad esibirsi fino all’agosto del 2000, quando scomparve anche Giulio Capiozzo. Considerata ormai definitivamente conclusa l’esperienza Area, Fariselli formò il Patrizio Fariselli Project.
Nonostante di tempo ne sia passato, gli Area dimostrano il loro talento di musicisti di razza regalando al numeroso pubblico di New York un concerto che attinge chiaramente al vecchio repertorio senza trascurare l’elemento della sperimentazione e del free jazz sempre presente nel loro progetto musicale. “Gli Area è stato un gruppo che ha portato fino in fondo il progetto musicale pensato ed ideato, ha detto Paolo Fariselli, pianista del gruppo. Oggi siamo vecchi maestri che hanno ancora voglio di mettersi in gioco e capire cosa c’è di nuovo. Ecco perchè siamo qui questa sera: vedere, con uno sguardo retrospettivo al vecchio repertorio, quanto di nuovo possa nascere. E se da questa rèunion possa davvero venire fuori un progetto concreto, un nuovo album, lo chiediamo al chitarrista, Paolo Tofani. “Perché no, è questo che abbiamo in mente. Il pubblico ci ama ancora e il concerto di questa sera ce lo ha confermato. Sentiamo il bisogno di tornare: ma a patto che sia un andare verso una musica nuova e non solo un nostalgico ricordo”.

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