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“Passione”, sensualità e innocenza attraverso il pop napoletano

Il film di John Turturro è un'opera sui generis, a metà tra documentario, film e musical. Una scommessa riuscitissima

 Accanto, Pietra Montecorvino in una scena di "Passione"

“Ci sono posti che vedi una volta sola e ti basta… e poi c'è Napoli”. È questa la fatale dichiarazione d’amore che dà il “la” a Passione. Si tratta del delizioso film-documentario che John Turturro ha dedicato alla canzone napoletana. Un tributo struggente e sincero alla bellezza della musica partenopea.
Presentato fuori concorso alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, il film ha incantato il pubblico italiano. E non solo.
Dopo una prima proiezione in anteprima, finalmente Passione sarà programmato anche a New York. L’appuntamento è dal 22 giugno al 5 luglio al Film Forum di West Houston Street a Manhattan.
Passione è un’opera davvero sui generis. A metà strada tra documentario, film e musical. Un lavoro che non nasconde la sua vocazione: raccontare l’amore per una città difficile, problematica, eppure magica e intrigante. La Napoli di Turturro è seducente e ammiccante, sensuale e provocante, innocente e dannata, allegra e sfrontata. Eppure velata di malinconia. Come una malafemmina.
“La città che ritraggo – spiega il regista – è straordinariamente vitale. Piena di energia creativa. Ho sempre adorato la musica di Napoli, il ritmo insito nella sua stessa essenza. Credo che sia una delle città più musicali al mondo”.
Con scrupoloso rispetto della tradizione e una straordinaria apertura alla sperimentazione contemporanea, Turturro restituisce un ritratto assai affascinante del patrimonio musicale. Scevro di reflui retorici. Un racconto propositivo, in fieri. Gli arrangiamenti ne sono senza dubbio paradigma: nulla di scontato, di banale, di stantio.
È il caso, esemplificativo, della stupenda versione di “Tammurriata nera”. Affascinante la versione cosmopolita proposta da Peppe Barra, Max Casella e M'Barka Ben Taleb, che la cantano in napoletano, inglese e arabo. Contaminazioni culturali e musicali di grande efficacia. Eccezionale il cast. John Turturro è riuscito a comporre un mosaico di artisti straordinario. Avion Travel, Misia, Pietra Montecorvino, Massimo Ranieri, Lina Sastri, M’barka Ben Taleb, Gennaro Cosmo Parlato, Peppe Barra, Angela Luce, Max Casella, Raiz, James Senese, Fausto Cigliano, Fiorello, Enzo Avitabile. Senza dimenticare le voci di Pino Daniele e di Mina.
“Non è stato facile selezionare gli interpreti ed i musicisti. Ho dovuto per forza di cose escluderne alcuni e privilegiarne altri. Lo stesso è accaduto per le canzoni. Si tratta di un patrimonio sconfinato e ricchissimo, come noto. Scegliere è stata impresa davvero ardua”.
In calce, una bellissima interpretazione di un non-napoletano: Fiorello. Lo showman ha magistralmente interpretato Caravan Petrol di Carosone con lo stesso Turturro. “Mi piacerebbe lavorare con lui, prima o poi”. E ci auguriamo che accada, data l’efficacia scenica della coppia.
Passione è una scommessa riuscitissima. Come ha avuto modo di sottolineare, con l’acume di sempre, il grande Raffaele La Capria: “Il film di un americano su Napoli, mi aspettavo i soliti stereotipi. Ma sono andato e ho visto, ho sentito con mia sorpresa, che Napoli era un’altra, un’altra la sua canzone. Lo spirito con cui si cantava era cambiato, non era più quello intimo e delicato della «palomma» notturna: era pura, sconsolata, straripante energia (…) Dai suoi bassi, dai suoi miserabili abituri, dalla sua vita precaria, si levava questo canto che aveva qualcosa di antico e di barbarico, si levava come una feroce ilare sfida all’avverso destino, come un’indomita passionale volontà di dichiararsi davanti al mondo per quello che veramente si era. Un coro di voci saliva dalla città lacerata, ma non era un’invocazione e neppure una protesta, era soltanto l’anima, la grande anima della città che si apriva e tutta si disvelava”. È questo lo spirito che anima la Passione di John Turturro. È il popolo che canta, non il singolo artista. È il popolo che danza al ritmo ancestrale di queste musiche antiche e al contempo nuove. La voce di chi ha ancora una canzone da cantare.  

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