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MUSICA LIRICA/ Bel canto e oltre

In foto, Renèe Fleming

In foto, Renèe Fleming

Il soprano americano Renée Fleming porta a Newark (NJPAC) non solo Puccini e Leoncavallo ma anche novità ed esperimenti

Signora del bel canto, soprano lirico tra i più incantevoli – e non solo in America -, presenza artistica rilevante e tale da stare in compagnia di altri titani Made in Usa del calibro di una Leontyne Price o di un Richard Tucker, voce vellutata e rotonda conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo: Renée Fleming è tutto questo, e anche di più. Innumerevoli le sue presenze al Met (non solo in veste di cantante), a pubblicizzare e approfondire temi artistici non solo, ma a presentare quanto di nuovo ed eccitante si muove nell’àmbito operistico internazionale.

Una voce bella, comunque, capace di coprire con naturalezza e coinvolgimenti i più diversi e lontani repertori, dal Barocco al Verismo [Bellini, Cherubini, Donizetti, Mozart, Rossini, Verdi, Puccini e Wagner, tanto per fare solo qualche nome]. Una discograzia incredibile, quasi tutta in chiave Decca (gruppo Universal Classics), in cui spiccano “Haunted Heart”, “Sacred Songs”, “Beautiful Voice”, “Bel Canto”, “Verismo”, etc., nonché un repertorio operistico davvero lungo ad elencarsi).

Il Lincoln Center (e il mondo intero, per via della trasmissione cinematografica “live”) l’ha applaudita di recente nella «Rodelinda» di Händel; il New Jersey Performing Arts ne gusterà questo pomeriggio, arie dalle due «Bohème» (Puccini e Leoncavallo), dalla «Tosca» e da altri capolavori europei («Faust» di Gounod, «Rusalka» di Dvoràk, etc.). Alla Prudential Hall alle 3:00 p.m. (tel. 1-888-GONJPAC), la Fleming sarà accompagnata dalla New Jersey Symphony Orchestra diretta da Jacques Lacombe, che – tra l’altro – eseguirà anche la “Shéhérazade” di Ravel, nonché l’overture verdiana della «Forza del destino» e pagine di Straus Jr. L’hanno definita la Grace Kelly della lirica. Di certo Renée Fleming è una delle più grandi cantanti d’opera di oggi. Eppure, tecnicamente, gli inizi non sono stati facili, come ha raccontato in un’intervista, poco prima di un concerto: « E’ stato difficile trovare la mia voce perché avevo parecchi problemi ‘tecnici’. In più, l’amore per il palcoscenico è arrivato molto tardi. Non ero naturalmente portata per la scena. Recentemente ho ascoltato alcune registrazioni dei primi tempi e con sorpresa ho constatato quanto la mia voce fosse anonima all’inizio della carriera.

Ci ho messo un bel po’, anche tecnicamente, a trovare la mia personalità vocale, e a esprimermi efficacemente in  scena… come dire, sono venuta fuori sulla distanza».

Ad ascoltarla oggi si fa certo fatica a inquadrarla in queste sue parole. Considerando, su tutto, proprio una voce capace di esprimere nostalgie e struggimenti come poche altre. Nell’aria, ancora i positivi commenti di critica e pubblico per la sua «Rodelinda» al Lincoln Center.

«Rodelinda – fa notare la Fleming – è molto diversa dalle tipiche eroine dell’opera, che spesso sono delle vittime, belle e giovani… all’inizio è davvero nei guai, è sopraffatta dal dolore, piange la presunta scomparsa del marito, ha un figlio… ma è anche una donna coraggiosa, e intelligente; non è la semplice ingenua che noi soprani di solito interpretiamo!»

Nata ad Indiana (Pennsylvania) ma cresciuta a Rochester (N.Y.), la Fleming Ha frequentato la S.U.N.Y. @ Potsdam, studiando musica e canto. Ha poi continuato il suo tirocinio musicale alla Eastman School of Music, dove ha interpretato per la prima volta sulla scena un ruolo mozartiano, quello di Zerlina nel «Don Giovanni». Studi proseguiti poi alla Juilliard School partecipando poi a un programma Fulbright che le ha consentito di trascorrere un anno in Germania, studiando con le mitiche Arleen Auger ed Elisabeth Schwarzkopf. Rinomata per la sue interpretazioni mozartiane, la Fleming è stata protagonista in «Rusalka» (Dvoràk), «Alcina» (Händel) e «Thaïs» (Massenet). Accanto al repertorio tradizionale, la Fleming ha sempre posto anche i suoi interessi per le opere “nuove” e per quelle sperimentali. È stata infatti la prima Rosina in «The Ghosts of Versailles» di John Corigliano, la prima M.me de Tourvel in «The Dangerous Liaisons» di Conrad Susa e la prima Blanche DuBois in «A Streetcar Named Desire» di André Previn.

Voce, donna e artista a tutto tondo, quindi. Un esempio più che fascinoso da ascoltare e gustare, nota per nota, parola per parola.

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