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Il Jazz divertente di Bollani al Birdland

Lo storico club newyorchese ospita il pianista e compositore italiano per una serata di puro spettacolo che offre un'anteprima dell'Umbria Jazz Festival. La Voce di New York ha incontrato l'artista a fine concerto, davanti a un coca e rum

Questa settimana a New York il jazz parla italiano. L’Umbria Jazz, che quest’anno compie 40 anni, si è temporaneamente trasferito da questa parte del mondo per offrire un assaggio del festival jazz più importante d’Italia e dimostrare, semmai ce ne fosse bisogno, di essere un appuntamento musicale di altissima qualità. Dopo Paolo Fresu, che si è esibito martedì e mercoledì, lo storico club Birdland ha ospitato lo Stefano Bollani Trio. La formazione che vede Bollani al piano, Jesper Bodilsen al basso e Morten Lund alla batteria, ha esordito giovedì e tornerà a suonare venerdì. E non serve essere italiani per apprezzare una musica e dei musicisti che non hanno nulla da invidiare ai colleghi americani. Una serata piacevole, condita da vino e cibo umbri, e un pubblico in sala entusiasta e partecipe. Bollani sa come coinvolgere la sua audience e, come nella migliore tradizione jazz, non si limita a suonare, ma offre una vera e propria performance, con momenti di puro spettacolo.

Eclettico, spassoso, dirompente, Bollani fischietta, cita musica rock e pop, usa lo sgabello come una percussione, parla col pubblico, fa battute, diverte e si diverte. “Il jazz nasce come musica popolare e di intrattenimento – commenta il pianista e compositore alla fine del concerto, mentre sorseggia un coca e rum – Poi è finito nei teatri ed è diventato qualcosa a metà tra musica classica e pop, ma prima era una musica da ballare, una musica gioiosa che voleva far divertire la gente e io non mi vergogno di scherzare con i suoni e con il pubblico e di mischiare il jazz con l’entertainment”.

Bollani, che è non è nuovo alle scene newyorchesi, non si sente minimamente in soggezione nella patria del jazz: “Certo, suonare qui è sempre piacevole e New York è sempre New York, ma poi quando mi siedo al piano è come essere da qualsiasi altra parte del mondo. Oggi nel jazz italiano c’è molta meno sudditanza nei confronti dell’America. C’è più consapevolezza dei propri mezzi e finalmente il jazz è suonato e percepito come un linguaggio e non semplicemente come un genere musicale. Ed è un linguaggio universale che si può parlare dovunque”.

La settimana dedicata all’Umbria Jazz proseguirà sabato e domenica con il concerto dell’Enrico Rava Quintet Tribe con Rava alla tromba Gianluca Petrella al trombone, Giovanni Guidi al piano, Gabriele Evangelista al basso e Fabrizio Sferra alla batteria. Poi si torna in Italia dove, dal 5 al 14 luglio, per la quarantesima edizione dell’Umbria Jazz, Perugia vedrà sfilare il meglio del jazz internazionale.

 

 

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