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Toscana bella e addormentata, ma per fortuna arriva il principe Bocelli

Da sin. il console generale Natalia Quintavalle, Andrea Bocelli, l'interprete Maria Galetta, il direttore dell'Enit Eugenio Magnani

Da sin. il console generale Natalia Quintavalle, Andrea Bocelli, l'interprete Maria Galetta, il direttore dell'Enit Eugenio Magnani

Nella cornice lussuosa del Ritz Carlton a Manhattan, una noiosa presentazione di un libro edito dalla De Agostini, "Voices of Tuscany", fino a quando la bellezza della magnifica regione resuscita grazie alla classe del Console Generale Natalia Quintavalle e all'estro artistico del cantante pisano

 

La cornice è quella del Ritz Carlton di New York, storico luxury hotel di fronte Central Park. Fuori si agitano dei ragazzini perchè sta per giungere la nazionale di calcio spagnola. L’ingresso è blindato in maniera composta. Al terzo piano in una suite dal tetto claustrofobico si svolge la presentazione del libro edito dalla De Agostini “Voices of Tuscany” – voci di Toscana. Due monitor mandano in loop un video improponibile: My Tuscany – art of storm. C’è una giovane artista, turista, decisamente imbronciata che viaggia su una prevedibile 500 Fiat per i piu’ affascinanti luoghi di Toscana ma senza riuscire a completare un solo disegno. Cosa si sia persa? Non si comprende. Ma a salvarla guidandola sulla via dei colori è un antico fiorentino che fuoriesce da un ritratto nella Galleria degli Uffizi.

Con notevole ritardo inizia la presentazione. La presentazione non decolla, il tono è noioso e la pronuncia inglese non è all’altezza della vetrina che si vuole offrire.

 Rianima la situazione il console generale Natalia Quintavalle, anche lei toscana, che con un vestito a fiori ed una classe tipicamente italiana porta nella saletta una ventata di brio e anche di ironia, tirando su il tenore dell’iniziativa.

L’ospite d’onore non si fa attendere, e fortunatamente interrompe i grafici ammorbanti del direttore del progetto, che parla un inglese a monosillabi.

Il maestro Andrea Bocelli catalizza ovviamente ogni attenzione e lo si ascolta con grande coinvolgimento. Ha viaggiato tutta la notte da Los Angeles ed è sfinito. Sceglie di parlare in italiano e l’interprete lo traduce con perizia certosina. È semplice ed incisivo come tutti i grandi che non hanno bisogno di sovrastrutture. Parla della sua madre terra con un affetto e una visione che, nel suo caso, va ben oltre i panorami fatti di girasole e cieli azzurri.

Bocelli traduce la sua terra perfettamente, e ad un certo punto la ringrazia, poichè lui stesso si sente frutto di quell’immenso patrimonio culturale e storico di cui la Toscana è culla.

“La Toscana per me è come la Cina per i cinesi: il centro del mondo!” confessa il maestro – “ anche se qui negli Stati Uniti e precisamente a New York ho trovato la mia seconda patria.”

Quando il tenore va via, si spegne la magia. Il direttore riaccende i suoi grafici lasciati a metà, qualcuno si alza per degustare il vino.

La scelta di Bocelli come testimonial e voce narrante di questo viaggio in Toscana è un’operazione intelligente a titolo di marketing. La trovo meno adeguata per un personaggio planetario, come lo stesso Andrea Bocelli, che a piccoli passi ha mitigato la struggente nostralgia del pubblico mondiale per il grande Luciano Pavarotti. Comprendo il senso di appartenenza, ma mi chiedo: Madonna farebbe mai un flyer per invitare gli italiani o i francesi a visitare Detroit, sua citta natale?

Negli Stati Uniti il 90 % della vita pratica si svolge sul web. Per ragioni pratiche principalmente. Dall’acquisto alle applicazioni per documenti, dal pagamento delle bollette alla voltura di un utenza. E noi che siamo i soliti italiani romantici, promuoviamo il nostro territorio con un libro cartaceo in cui mostriamo paesaggi mozzafiato…

La presentazione di oggi era mirata ad affascinare tutti gli operatori e giornalisti presenti al punto di invitare la gente a visitare la Toscana. Ci saranno riusciti?

Ho partecipato a centinaia di queste iniziative nella mia vita, molte di queste in Italia, ed erano le solite tarantelle italiane, che finivano con degustazioni di vino, sfogliatelle, nduja, cannoli. Iniziative fragili, poco incisive che a prescindere dal testimonial ti danno un senso di inutilità. Il progetto è stato finanziato con i fondi generosi della UE, che paga i conti.

A New York, mi sarei aspettata un livello diverso. Superiore, americano. Scegliere il Ritz come location non vuol dire alzare il livello, se poi non si riesce a trasferire con passione l’amore verso una terra: l’Italia, poi la Toscana.

 

 

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