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Vampire Weekend: i vampiri venuti dall’Ivy League

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L'inarrestabile ascesa del gruppo, dai primi concerti alla Columbia University del 2006 fino al terzo LP appena uscito "Modern Vampires of the City".  Il  nuovo quartier generale di questo fenomeno musicale? A Dumbo

I Vampire Weekend non sono esattamente quel gruppo emergente che ci si aspetterebbe da una rubrica che racconta i nuovi fenomeni musicali newyorkesi. Ma la band nata nel 2006, è appena tornata sulla scena con il terzo LP “Modern Vampires Of The City”. Ed è l'esempio tipico della parabola seguita da molti nomi indipendenti assurti in pochi anni da fenomeno a sotterraneo a fenomeno globale.

Studenti della Columbia University, i Vampire Weekend nascono dall'incontro di Ezra Koenig e Rostam Batmanglij.

Il primo è un laureando in letteratura inglese originario di una famiglia ebrea dell'Upper West Side, il secondo è un filmmaker in erba d'origine iraniana. Completano la formazione Chris Tomson, batterista di stanza a Greenpoint (area polacca di Brooklyn, ora zona dei loft trendy degli artisti indipendenti) e Chris Baio concittadino della leggenda Don DeLillo (Bronxville, NY) e lontano cugino di Steve Buscemi.

Poco più che ventenni, i quattro nel 2008 tirano fuori un folgorante esordio in trentacinque minuti, partorito in un basement di Brooklyn. È un eponimo, si intitola “Vampire Weekend” ed è distribuito da un'influente etichetta indipendente inglese, la XL Recordings. La copertina molto Do It Yourself uno scatto molto movimentato da uno dei primi concerti dei quattro negli spazi della Columbia University. L'album li porta con milioni copie vendute in testa alle classifiche di tutti i paesi anglosassoni. “A-Punk” diventa presto una delle hit più ballate nei dancefloor alternativi di ogni dove. E poi ancora “Mansard Roof”, “Oxford Comma” e “Cape Cod Kwassa Kwassa” ne codificano una formula vincente fatta di brani pop ritmati e contaminati dall'afro-beat, genere popolare nato in Nigeria negli anni Settanta reso celebre da Fela Kuti.

Il secondo album ha un titolo pericoloso anche per l'America di Obama: “Contra”, da un verso di una canzone dei Clash presa dall'album “Sandinista” tributo esplicito al fronte di liberazione nicaraguense di ispirazione socialista. La copertina ritrae in primo piano una ragazza di Malibu catturata sempre con polaroid e ha una presa meno immediata con rimandi più evidenti al sound caraibico. Ma la scalata verso il successo dei Vampire Weekend non si ferma facilmente, anzi. Calcano i palchi dei principali festival internazionali, dagli USA alla Corea del Sud, ma per due anni negli ultimi cinque sono comunque headliner del Pitchfork Music Festival, il più ambito appuntamento di musica indipendente degli Stati Uniti.

Leggerezza, senso dell'humour e un look da collegiali cool dell'East Coast che convince anche i magazine di moda. Il video di “Cousins”, girato come “A-Punk” da un fuoriclasse del calibro di Garth Jennings, è un omaggio a New York, con i quattro che sfilano avanti e indietro su un binario impazzito in un anonimo vicolo del Lower East Side. E non a caso vale oltre 10 milioni di click su youtube. Non mancano altre hit: su tutte le irresistibili “Holiday” e “Giving Up The Gun”.

Piacciono alle riviste mainstream, piacciono a Mtv, piacciono alle ragazze, piacciono agli hipster e piacciono molto ai giovani della cara vecchia Inghilterra. In Italia fanno un po' fatica, ma il loro cachet ormai semi-milionario non è proporzionato alla loro popolarità. E ciò rende difficile l'organizzazione di un live che non porti alla bancarotta dei promotori.

Passano altri tre anni ed eccoli al varco cruciale del terzo LP registrato tra New York e Los Angeles, la cui uscita è annunciata in maniera molto singolare nell'epoca dello strapotere dei social network. I Vampire Weekend lo annunciano con un messaggio nella lista degli annunci per gli “Oggetti smarriti” del New York Times. Poi la mossa promozionale di servirsi con ironia di un testimonial dell'eccezione quale Steve Buscemi, beccato poi a duettare con il gruppo, al festival Easter Bonnet di New York, sul nuovo singolo “Diane Young”. 

Anche la copertina, nonostante il soggiorno californiano, è legata indissolubilmente alla Grande Mela. D'impatto, per quanto ai limiti del banale, con una suggestiva istantanea di Manhattan avvolta dai fumi dello smog. Lo scatto preso dal terrazzo dell'Empire State Building è del 1966, pubblicato per il quotidiano da Neal Boenzi, fotografato ospitato anche in un'apposita sezione nel MOMA. “Negli anni Sessanta, New York aveva un problema di inquinamento che è andato migliorando negli anni a venire, ma se oggi l'aria della città è più pulita, la situazione è peggiorata nel resto del mondo” ha provato a spiegare Batmanglij che ha scelto personalmente lo scatto di Boenzi. 

Con il nuovo quartier generale a DUMBO, zona artistica tra i ponti di Brooklyn e Manhattan in costante ascesa, e con il medesimo look da universitari chic e rassicuranti, i Vampire Weekend hanno trovato la quadratura del cerchio. “Modern Vampires Of The City” suona a tratti come un disco dei Fleetwood Mac nato nelle Antille. La voce di Koening è ormai inconfondibilie e il suono dell'hammond dà ulteriore maturità alle composizioni. “Unbelievers”, “Step” e “Ya Hey” suonano già come dei classici. E, tra i tanti momenti positivi sbriluccicanti, non manca un momento più cupo ambientato in una Manhattan sinistra e apocalittica, “Hudson”, in cui è finalmente a New York a succhiare energie vitali dai quattro vampiri modernisti forgiati dalla Columbia University.

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