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Smith Westerns, i garage-brit di Chicago

È uscito a giugno il nuovo album di questa band che punta su un pop leggero e dalle sonorità british. I fratelli Cameron e Cullen Omori sono diventati grandi, ma nonostante la popolarità restano ragazzi semplici

Vengono da Chicago, ma ad ascoltarli sembrano degli adolescenti britannici cresciuti con massicce dosi di David Bowie e Marc Bolan. I fratelli Cameron e Cullen Omori che tornano in queste settimane con il terzo LP, Soft Will, hanno fondato gli Smith Westerns ancora minorenni scegliendo un nome assolutamente nonsense, in linea con lo spirito leggero e scanzonato che li accompagna ormai dal 2007. Studenti della Northside College Preparatory High School, formano la band insieme a un loro giovane coetaneo, l’allora sedicenne Max Kakacec, batterista. Dopo i primi concerti in minuscoli dive bar della città, sono scoperti da Todd Killings and Brett Cross, ex-redattori del magazine underground Horizontal Action.

I due scelgono di distribuire con la loro etichetta, la HoZac Records, l’LP d’esordio, rigorosamente in vinile, che in copertina ha un dipinto della Vergine Maria sovrapposto alla copertina di Nevermind dei Nirvana (nell'immagine a lato). Nonostante il mood nuovo rispetto alla tradizione rock’n’roll di Chicago, i tre suonano nei principali club alternativi come lo Schuba's o l’Empty Bottle, così giovani e sbarbati che raramente i baristi servono loro degli alcolici. La tradizione garage si percepisce ancora nelle sonorità degli Smith Westerns, ma già emerge quella vena pop vagamente sdolcinata che li farà esplodere due anni dopo. Alla fine del tour americano di supporto ai Girls, duo indie simbolo della nuova scena di San Francisco, esce il disco Dye It Blonde per la Fat Possum Records, influente etichetta indipendente nata in Mississippi nel 1992. Alla batteria ci sono due nomi illustri, Brian Chase degli Yeah Yeah Yeahs e John Eatherly dei Turbo Fruits, in cabina di regia il celebratissimo produttore newyorkese Chris Coady (Beach House, TV On The Radio, Cass McCombs, Cold Cave, Santigold). Tutte le riviste specializzate e le maggiori webzine americane lo definiscono subito uno dei migliori album dell’annata, alcune curiosamente parlano di “esordio dell’anno” ignorando l’esistenza dell’album omonimo del 2009 che del resto aveva venduto tutte le sue copie tra Chicago e dintorni.

Il secondo LP dice tutto ciò che ha da dire in trentacinque minuti e dieci canzoni il cui orizzonte è verso l’altra sponda dell’Atlantico. I fratelli Omori si dicono ispirati al glam e al brit-pop degli anni Novanta e a mostri sacri di quella scena – come Oasis e Suede – che negli Stati Uniti non hanno goduto delle stesse fortune europee. Eppure le ruvide ballad, romantiche e ruffiane, degli Smith Westerns suonano subito come dei classici e scaldano gli animi più freddi, tra richiami velati a Lennon (nel modo di cantare e nel songwriting) e tributi da veri fan: una canzone si intitola Imagine pt.3, un’altra nell’outro riprende Oh Yoko, brano del 1971 contenuto sempre nel disco Imagine.

Passano due anni, il trio diventa un quartetto a tutti gli effetti con l’arrivo di Julian Ehlrich ed ecco l’album della “maggiore età”, Soft Will (qui a destra la copertina), uscito a giugno per Mom + Pop, etichetta newyorkese del discografico Michael Goldstone. Gli Smith Westerns sono diventati grandi e sono andati a vivere nell’elegante area storico-residenziale di Logan Square, sempre a Chicago.

La scelta del titolo, “volontà leggera”, riflette la volontà di rendere le cose ancora più semplici che in passato. Non mancano arrangiamenti più complessi e figli della psichedelica anni Sessanta, ma dal primo singolo Varsity si capisce subito che è il pop a fare da padrone. Tra ritornelli di facile presa, testi strappacuori e sprazzi neo-romantici, il copione è molto simile al secondo album, ma emerge una maggiore maturità nella composizione. David Bowie e George Harrison sono i punti di riferimento principali, i classici inglesi anni Novanta gli spunti più recenti cui assimilarli.

Nonostante la popolarità in costante ascesa, le ambizioni dei quattro tuttavia restano molto semplici: “Non chiediamo altro, ci basta che questo disco piaccia a chi ha apprezzato il disco precedente” ha dichiarato la voce del gruppo, Cullen.

Per saperne di più sugli Smith Westerns potete cercarli su Facebook o su Soundcloud o sul sito ufficiale della band.

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