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Lirica a fior di pelle: opere recenti, parte seconda

Il compositore britannico George Benjamin. Foto © Matthew G. Lloyd

Il compositore britannico George Benjamin. Foto © Matthew G. Lloyd

Written on Skin, del britannico George Benjamin, su libretto del drammaturgo Martin Crimp, trascende i limiti dei suoi creatori maschili, tanto da essere stata definita un'opera femminista

 

La settimana scorsa abbiamo presentato Song from the Uproar della compositrice italoamericana Missy Mazzoli . Cosa rara nel mondo della lirica, un genere (a detta di Catherine Clément) consacrato alla “sconfitta delle donne”, è un’opera scritta da una donna su testi di una donna, la giornalista ed esploratrice indomita Isabelle Eberhardt.

Un’altra opera del 2012, Written on Skin, del britannico George Benjamin su libretto del drammaturgo Martin Crimp  trascende i limiti (ipotetici) dei suoi creatori maschili. Dopo la prima mondiale ad Aix-en-Provence, Le Monde ha chiesto  se non fosse l’opera migliore scritta negli ultimi vent’anni, decenni che hanno portato titoli importanti di Kaija Saariaho, Salvatore Sciarrino, John Adams e Thomas Adès. E per la critica Jessica Duchen, Benjamin avrebbe addirittura scritto “un’opera femminista ”, la storia della liberazione erotica di una donna “proprietà” di un marito che la vorrebbe “immobile ed ubbidiente”.

Nato a Londra nel 1960, Benjamin è stato allievo, tra gli altri, di Olivier Messiaen, che lo avrebbe definito il suo studente preferito. È uno che scrive lentamente, limando e spogliando le proprie partiture, un artigiano umile e discreto piuttosto che una star. I lustrini e gli strass, i faretti e i riflettori, andate a cercarli altrove. Nella musica di Benjamin troverete non l’oro degli sciocchi ma bellezze severe e rarefatte.

Written on Skin è basata sulla razo (“spiegazione”, “racconto”) occitana d’autore anonimo Guillem de Cabestanh, la stessa storia che troviamo nella novella nona della quarta giornata del Decamerone: “Messer Guiglielmo Rossiglione dà a mangiare alla moglie sua il cuore di messer Guiglielmo Guardastagno ucciso da lui e amato da lei”. Roba truce presso Boccaccio e altri autori. Nell’elaborazione postmoderna di Crimp, Agnès, suo marito, il “Protettore” e il “Ragazzo” narrano e allo stesso tempo compiono le azioni del dramma, osservate e commentate anche da tre angeli.

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Dentro la cornice narrativa troviamo altre cornici: il Protettore commissiona al Ragazzo un manoscritto miniato, written on skin: stilato su pergamena e anche, tramite la passione illecita di Agnès per il Ragazzo, sul corpo femminile. Le miniature del Ragazzo, descritte e chiosate dai personaggi, raccontano la storia a cui assistiamo. Nella messinscena aixoise si vedevano anche tecnici in un laboratorio attuale che restauravano il manoscritto man mano che la vicenda si compiva. Agnès a un certo punto si augura che la visione della sua passione penetri nell’occhio del marito “come un ago ardente”: un’allusione, forse, a un episodio importante del romanzo di Orhan Pamuk Il mio nome è rosso, centrato anch’esso su manoscritti e carnalità, bagliori divini e tetraggine umana.

Può sembrare roba fredda, cervellotica, ma non lo è. Per quanto sia scarna e raffinata, la musica di Benjamin ha un notevole carico viscerale. Mentre il Protettore si esprime in modo prosaico ma anche brutale, le voci di Agnès e il Ragazzo si alzano in melismi estatici. Glissandi pungenti accompagnano Agnès (dal greco hagn─ô, “puro” o “santo”) mentre si ciba a sua insaputa del cuore dell’amante; brandelli di suono pulsano mentre pronuncia le ultime sue parole di sfida, per poi impallidire e allontanarsi. L’ultima miniatura (che raffigura Agnès che si butta dalla finestra) si spiega con musiche serene, o quasi: i toni diafani non sono quelli della teodicea ma dell’indifferenza degli osservatori celesti, che contemplano “i disastri umani” e “i cadaveri ammucchiati” della storia con “freddo coinvolgimento”.

L’incisione Nimbus documenta la prima mondiale dell’opera, con la Mahler Chamber Orchestra sotto la direzione del compositore e una distribuzione favolosa: il sopranista Bejun Mehta, sublime, nella parte del Ragazzo; il baritono Christopher Purves, fosco e crudele, nei panni del Protettore; e Barbara Hannigan, un’Agnès fremente di desiderio e di libertà. Ogni loro parola è limpida; ogni loro frase va dritto alle viscere.

Fra poco Written on Skin uscirà in DVD. Nel frattempo, procuratevi il disco e ricordatevi: l’opera è sempre viva, e non è (categoricamente) misogina, e l’avete letto per la prima volta su La VOCE di New York.

Written on Skin di George Benjamin è reperibile presso presso Amazon.com, ArkivMusic e altri venditori in rete

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