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Holy Ghost! Lo spirito europeo dell’electro-pop di New York

Tra i loro padri putativi i Talking Heads, i loro album trasudano anni Ottanta e groove. “Siamo stati ispirati dai suoni da cui venivamo inondati da bambini” hanno detto i due di Brooklyn cresciuti a suon di Studio 54

Torna con un nuovo LP (già ascoltabile in streaming integrale gratuito) uno dei nomi dance più chiacchierati della scena alternativa newyorkese. Ormai trentenni, Nick Millhiser and Alex Frankel sono cresciuti nell’Upper West Side, si conoscono da quando frequentavano le scuole elementari e da mezzo decennio con il loro nome un po’ blasfemo (spirito santo) hanno importato nella Grande Mela le sonorità pop più sofisticate della tradizione dance europea. Non l’avrebbero mai detto forse, ai tempi dei loro esordi tra hip hop ed elettronica, ma in pochi anni da nuova proposta (sotto il nome di Automato) sono diventati uno dei nomi più famosi della DFA Records. Nata ormai dodici anni fa la potentissima etichetta fondata da Tim Goldsworthy e James Murphy (LCD Soundsystem) ha ridato linfa alla scena elettronica newyorkese relegata ingiustamente a una dimensione intima e underground. Dal lancio di nomi del calibro di The Rapture e Hot Chip, ai remix per big di tutto il mondo (Moby, MGMT, Gorillaz, Chemical Brothers), fino al nuovo brano degli Arcade Fire, Reflektor, uscito sempre all’inizio della settimana e prodotto proprio da James Murphy nel quartier generale dell’etichetta, nel cuore del West Village.

I due Holy Ghost! esplosi nel 2007 rappresentano a pieno lo spirito della DFA: un occhio al futuro e un altro al passato nella saggia riproposizione di sonorità wave, funky e punk che hanno sempre contaminato l’elettronica newyorkese. Non a caso uno degli ultimi documentari sull’etichetta si intitola: Too Old To Be New, Too New To Be Classic (troppo vecchio per essere nuovo, troppo nuovo per essere un classico). Il loro primo singolo, Hold On era stato definito dalla bibbia online dell’elettronica, Resident Advisor, come “uno dei migliori motivi italo-disco degli ultimi anni”. Con il loro gusto pop sbarazzino i due Holy Ghost! non si sono mai discostati troppo da questo sound fresco e contemporaneo, ma mai privo di trovate tradizionali. Lo scorso capodanno hanno fatto da headliner all’evento dance alternativo clou di Williamsburg, dove risiedono, presso il Brooklyn Bowl, peculiare spazio concerti all’interno di un’immensa sala da bowling costruita in un ex stabilimento dell’acciaieria Hecla. 

Come i principali nomi dell’eterogenea scena indipendente newyorkese, anche gli Holy Ghost! sono andati a vivere al di là dell’East River. “La gente esce a Manhattan per rimorchiare, trovare qualcuno con cui fare sesso e spendere dei soldi”, così hanno motivato la loro scelta di cuore, quella di andare a vivere a Brooklyn, “dove invece c’è una vera agenda culturale di eventi di ogni genere”.

https://youtube.com/watch?v=rNNBm_C7YQI

Il primo LP, uscito nell’aprile del 2011, suonava come una raccolta di dieci potenziali singoli. Oltre alla già citata e irresistibile Hold On e a Some Children cantata da Michael McDonald della gloriosa band anni Settanta dei Doobie Broothers, brani quali Do It Again, Wait And See e Jam For Jerry hanno infuocato i dancefloor underground di tutto il mondo con ritmiche e ritornelli a “presa rapida”. Questo secondo capitolo, Dynamics, uscito sempre per DFA palesa un lavoro alle manopole più studiato e omogeneo. Vista l’età e l’esperienza, non hanno avuto bisogno della scossa del successo per diventare un duo maturo, ma Millhiser e Frankel sembrano aver volutamente messo un freno agli istinti da alchimisti di hit disco. Il loro gusto per la disco d’annata dal profilo più adulto ed europeo emerge molto nettamente, a partire dal primo estratto, Dumb Disco Ideas (vedi video qui sotto), progressione di otto minuti nel loro stile.

La voce di Frankel appare meno standard e più curata nelle sue tonalità. Non solo l’eurodisco e la wave mitteleuropea tra le influenze – anche perché alcuni dei collaboratori sono esponenti della scena degli anni Zero, vedi Alan Palomo alias Neon Indian, il solito James Murphy, il produttore Chris Zane e la musa degli LCD Soundsystem, Nancy Whang. Depeche Mode e New Order tra i nomi noti che più riecheggiano in tutto l’album tra synth spigolosi che trasudano anni Ottanta e groove ammalianti (Changing of the Guard, Dance a Little Closer, Bridge And Tunnel). I Talking Heads sono, come per tutti i nomi electro della DFA, i padri putativi sbandierati dagli Holy Ghost! e si sente in tutte le undici tracce. “Siamo stati ispirati dai suoni da cui venivamo inondati da bambini” hanno rivelato nelle autopresentazioni di lancio dell’album, con un riferimento evidente alla New York dei tempi dello Studio 54, il club sulla 54esima che in soli quattro anni – dal 1977 fino alla chiusura del 1981 – ha segnato per sempre la storia della musica da ballo di tutto il mondo.

Un modo per rievocare i vecchi fasti di New York, per chi si sente troppo vecchio per essere nuovo.

Potete seguire gli Holy Ghost! su Twitter e Facebook  e mentre familiarizzate con la band, vi proponiamo qui sotto la loro performance al Jimmy Kimmel Live di lunedì 9 settembre. 

https://youtube.com/watch?v=XhPNLjxGKTs

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