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Marionette: Verdi appeso a un filo

Le marionette della Compagnia Carlo Colla e Figli

Le marionette della Compagnia Carlo Colla e Figli

Quest’anno il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi si festeggia in tutto il mondo. La Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli, in tour negli States, ne celebra il genio da sempre

 

Le marionette piacciono ancora, tanto ai bambini quanto agli adulti. Punto di congiunzione tra tradizione e innovazione, i burattini sono una delle forme rappresentative più antiche e nel corso dei secoli hanno saputo intrattenere un pubblico vastissimo di spettatori. Considerate un vero e proprio gioiello dell’artigianato, c’è chi in Italia le costruisce, le veste e le pettina di tutto punto da quasi tre secoli, una tradizione di famiglia che si è tramandata di generazione in generazione diventando oggi un’eccezione in tutto il mondo.

È la Compagnia Carlo Colla e Figli, una delle formazioni artistiche più datate ancora in attività, attualmente in tour negli Stati Uniti e ospite, martedì scorso, dell’Istituto Italiano di Cultura in occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, musa ispiratrice di tante rappresentazioni del suo repertorio.

La Compagnia, originariamente formata da tutti i componenti della Famiglia Colla, debutta a Milano nel 1906, al Gerolamo, dove allestisce spettacoli per oltre 50 anni, fino a quando l’avvento della televisione e i primi cartoni animati la rendono meno attraente e ne provocano lo scioglimento. Dopo anni di assenza dalle scene, il sipario per i Colla si apre di nuovo nel 1965. A prendere in mano la situazione sono le donne di casa – Angela, Cesarina, Teresa e Carla – che decidono di recuperare tutto il patrimonio artistico famigliare e riprendere quell’attività ancora oggi apprezzata in tutto il mondo. Con loro, oltre a Carlo III (il nome di battesimo del “capostipite” veniva rigorosamente tramandato), c’è anche Eugenio Monti Colla, il figlio di Carla e oggi l’ultimo marionettista della famiglia. È lui che ci racconta come si fa a conservare un’arte di famiglia per così tanto tempo.

“Quando ero a scuola non vedevo l’ora di tornare a casa – confessa – in quel mondo fatto di fantasia, gioco, illusione, ma che al tempo stesso mi ha insegnato un mestiere. Ho cominciato a fare questo lavoro da quando avevo 4 anni e per me è stata la cosa più normale di questo mondo”.

Guardare quello che facevano gli adulti e rubare con gli occhi era il modus operandi di chi si approcciava al “clan” e ne diventava parte. “I miei vecchi non insegnavano nulla – racconta – c’era un carisma tutto speciale con cui riuscivano a trasmettere quello che facevano e soprattutto il modo in cui lo facevano, dicevano che il lavoro si apprende con gli occhi”.

Poi lui, da accanito spettatore della Scala e appassionato di cinema (“Amavo i colossal, prima che diventassero delle sciocchezze, quelli di Cecile DeMille, per intenderci”) ci ha messo del suo e ha avuto modo di scoprire cosa c’era dietro al lavoro della Famiglia Colla: “Tutti i documenti, i brogliacci della commedia dell’arte, cose di cui loro non si rendevano nemmeno conto o di cui forse non volevano rendersi conto perché mal sopportavano di essere chiamati artisti, si sentivano degli artigiani”. La bottega dei Colla era infatti il luogo dove si imparava a fare tutto, anche il marionettista: le persone che muovevano le marionette erano le stesse che le costruivano, che le vestivano e che le pettinavano, con un grande lavoro (“Che è una cosa bellissima…”) prima dell’andata in scena.

I burattini dunque piacciono ancora? “A giudicare dalle facce che ho visto stasera – annuisce Monti Colla – direi proprio di sì. Esulano completamente da questo mondo tecnologico e danno un po’ l’impressione di sfogliare i vecchi libri delle fiabe, coinvolgendo indistintamente grandi e piccini”.

Carlo Colla

Un momento dellÔÇÖiniziativa organizzata allÔÇÖIstituto Italiano di Cultura

Con le opere di Verdi, le marionette dei Colla consacrano ufficialmente un pubblico di spettatori adulto e si dimostrano superbe nell’esprimere il carattere dei vari personaggi, manovrate con maestria da chi le domina attraverso un filo e con la voce dei grandi protagonisti, come Maria Callas. “Ogni 2 bambini presenti alle nostre rappresentazioni ci sono generalmente 8 adulti che li accompagnano. Lo spettacolo ha più chiavi di lettura: il bambino viene conquistato da un qualcosa che è fuori da tutti i suoi schemi di riferimento, l’adulto invece coglie il significato che c’è dietro alla storia”.

Non è facile, ci spiega il marionettista, superare molte ottusità culturali, come il fatto che i burattini siano appannaggio esclusivo dei bambini per esempio, così come non è facile portare avanti una compagnia di questo tipo: “Per rappresentare la tradizione, le marionette devono essere innovate e farlo è faticoso e molto costoso. Il resto è tutto a buon mercato, senza dubbio: c’è una pletora di compagnie che mette fili a sedie e fazzoletti e spaccia la loro attività come teatro dell’animazione”. Loro, i Colla, ce l’hanno fatta e continuano ancora oggi a tenere alti gli onori di quella tradizione teatrale che, oltre a esprimerne l’evoluzione storica e sociale, ben rappresenta la cultura del nostro Paese.

Eugenio Monti Colla e l’attuale formazione della Compagnia saranno in scena fino al 10 novembre con i puppets de La Bella Addormentata (Sleeping Beauty il titolo in cartellone), al New Victory Theater di New York City. Poi proseguiranno il loro tour fino ad arrivare a Boston, dove stupiranno ancora con i loro pupazzi appesi al filo.

 

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