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Saint Pepsi, liquid disco tra Boston e Long Island

Trovi dei beat accattivanti sul web, ci aggiungi una strofa di una hit, ricombini con le macchine e dopo l'ultimo taglia e cuci il pezzo è pronto. Questa è la formula del nuovo fenomeno della scena elettronica dell'East Coast. Il suo prossimo disco, in uscita il 25 febbraio, promette di far parlare di sé

Gli sono bastati due lavori dal titolo piuttosto megalomane (World Tour e il debutto ufficiale Hit Vibes, entrambi del 2013) per farsi conoscere. Ryan Derobertis è originario di Boston, ha mosso i suoi primi passi nella scena del Boston College nella WZBC Radio, ma si è trasferito in questi mesi a Long Island. Con il simpatico moniker Saint Pepsi, nato completamente a caso, è uno dei nomi nuovi più chiacchierati della scena elettronica dell'East Coast. Il suo collettivo si chiama New Generation, e l'etichetta compare alternativamente a nome Keats Collective e S.O.U.L..

Saint Pepsi è stato subito assimilato al filone della vapor wave, genere che si distingue per la massiccia campionatura di temi, sketch e jingle commerciali (presi da pubblicità, annunci in luoghi pubblici, centri commerciali). Abilmente destrutturati, modificati e loopati su motivi cari a pop, funky, r'n'b e disco d'annata.

Dopo i suoi primi lavori che hanno incuriosito gli addetti ai lavori, prova a staccarsi di dosso quest'etichetta, per quanto essa rappresenti una delle categorie di recente creazione più vaghe e onnicomprensive. Di cui James Ferraro, producer del Bronx tra i nomi di punta dell'etichetta DFA, è considerato uno dei pionieri e capofila. Non a caso i più entusiasti hanno subito associato il giovane Saint Pepsi a Ferraro. In comune con lui ha un'ossessione per il mondo dei computer e della rete, bacino inestimabile di spunti da campionare, tra musichette, motivi. E quel gusto per la musica analogica dell'elettronica degli albori che fa sembrare le sue produzioni sempre molto homemade e a bassa fedeltà.

Quello che fa Saint Pepsi è molto più semplice di quanto sembri. Trovi dei beat accattivanti sul web, ci aggiungi qualche altra intuizione, come, nel caso dell'ultimo singolo, una strofa di una hit (come Wonderful di Aretha Franklin). Lo ricombini con le macchine e dopo l'ultimo taglia e cuci il pezzo è pronto. Lui ama definire i suoi esperimenti "liquid disco", etichetta molto più intuitiva e di facile comprensione. Tra ritmiche spezzate e sample inseriti sempre al posto giusto, Saint Pepsi ha fatto centro con questa Mr. Wonderful. Brano apripista del suo prossimo LP, Gin City sembra un ulteriore apertura per gli ascoltatori meno underground della nuova elettronica statunitense. Non è la prima volta che sceglie dei pezzi celebri di un immaginario lontano dai suoi scenari.

Già l'anno scorso aveva manipolato We Belong Together di Mariah Carey o la hit emo degli American Football, The Summer Ends, usata in Unhappy e persino Call Me Maybe di Carly Rae Jepsen. Ryan non teme nulla. Nemmeno l'imprevidibile ripresa di hit che farebbero storcere il naso alle fazioni più oltranziste del suo seguito. Dal vivo propone addirittura dei mashup inediti del vituperato tormentone mondiale Harlem Shake che ha fatto il giro del mondo e del classico dei Daft Punk, One More Time. Ciò che conta è il gusto e il risultato. Spesso, negli esiti, sembra la controfigura più disco di Toro Y Moi, per le soluzioni sempre sul filo del funky oltre che della già menzionata, disco analogica, da videogame della prima era come Mario Kart 64. A tratti la controfigura più accattivante e dissacrante dei nomi più sperimentali della Triangle Records.

Gin City esce il 25 febbraio e farà molto parlare di sé. Il ventenne suonerà per la prima volta in Italia allo Spring Attitude, nota rassegna elettronica romana, al fianco dei già confermati guru del calibro di Four Tet e Gold Panda.

Saint Pepsi è su Facebook, Soundcloud e Twitter.  

 

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