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Apologia di Raffaella Carrà

di F.B.

Rappresenta passato, presente, futuro della tivù. Riesce a far decollare uno show e a liberare un’aura contemporanea di rassicurazione e comprensione. È ancora un'icona, Raffaella Carrà, ed è un'icona gay

Ha sfidato qualsiasi retorica con un appello al governo sul caso marò, superato l’ultra-hip anarcoide Cat Stevens, si è mangiata la (narcisistica) bellezza di Sorrentino & Gramellini ("La Grande bellezza vincerà l'Oscar, speriamo in Dio"), il bestiale “dirty pleasure" di Grillo in sala o nei comizi in piazzetta, i teledipendenti di Jannacci e De André, ma soprattuto è riuscita a portare psichedelia pura e marcissimo disco dance sul palco dell’Ariston. 

Sono bastati il caschetto platinum, il corp(ett)o total black che ammalia e strizza senza scampo l’occhio di Forzano. Regista? Demiurgo? E strizza pure noi, almeno, sotto una pioggia buona e cattiva di modernità. Altro che Sanremo… Raffaella Carrà non si è limitata a festeggiare gli anni e i biglietti della lotteria in casa Rai, ha letteralmente acchiappato la combinazione giusta – nel ballo, nella maestria avvolgente, nell’integerrimo essere "passato, presente, futuro della tivù” – per duettare con la parte più viva dell’italiano morente o che tenta di morire gridando/sbracciando da una balaustra, come i due lavoratori dei consorzi del bacino di Napoli e Caserta. 

Il profumo della Carrà è (anche) profumo di aneddoto, di una persona umile che è capace di far decollare uno show. Ma non chiediamole di entrar in politica. Eppure, la sua esibizione non resterà soltanto tra le perle festose di questo festival, potrebbe persino diventare la contorsione ideale per ricordarci che Raffaella è una senatrice italiana "ad Sanremom", contro il tempo della catastrofe che vive il Paese. In un’orgia di ballerini e di spettatori strafatti (sembrava di stare a Wall Street, dopo la performance della Carrà nazionale), la sensazione non è quella di un’esaltazione fine a se stessa: più dell’arcobaleno che si scorge sotto la giacchetta di Francesco Di Gesù, quando Raffaella è in scena si libera un’aura contemporanea di rassicurazione e comprensione.

Sì, Raffaella è l’icona gay che tutti sanno (è pure una action figure e un carnevale – gliene hanno dedicato uno in provincia di Siena, tutto il paese a caschetto biondo); sì, Raffaella dice, “mi diverto molto con gli omosessuali, sono persone sensibili, qualche volta hanno problemi con la società e attraverso la musica si tirano su e vanno avanti; io copio da loro” (da 'Deejay chiama Italia'); sì, Raffaella è nostra. 
 

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