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L’elettronica visionaria di Fatima Al Qadiri, dal Kuwait al MoMa PS1

Dalla musica dei centri benessere reinterpretata in chiave rap alle campionature di canti gregoriani, dalle allucinazioni cyborg alle atmosfere sci-fi della sua infanzia ai tempi della Guerra del Golfo, lei non smette di sperimentare, nella musica come nell'arte. Ora è all'SXSW di Austin e in mostra a New York

Tutte le informazioni su di lei si trovano sul sito ufficiale fatimaalqadiri.com. Strutturato come un desktop del Mac, raccoglie in cartelle e sottocartelle tutto ciò da lei prodotto in quasi dieci anni di carriera tra creazioni musicali, visuali, mostre e progetti trasversali. Nata nel 1981 in Senegal, a Dakar, da una famiglia benestante del Kuwait, Fatima Al Qadiri è uno dei nomi più caldi della scena di Brooklyn. Dopo svariati esperimenti si prepara al suo primo LP, Asiatisch (in tedesco sta per “asiatico”), un concept ispirato all’influenza sul mondo occidentale di una Cina un po’ reale, un po’ visionaria. Anche perché lei che viene dal Kuwait si considera fieramente asiatica, ma in Cina in realtà non c’è mai stata.

L’LP arriva dopo un EP a nome Ayshay uscito per l’influente etichetta underground elettronica TriAngle, e due EP a suo nome. Nel primo, datato 2011 e dal titolo Genre Specific Experience, ha traslato l’esperienza mistica della tradizione musicale islamica di Ayshay in paesaggi molto percussivi tra suoni espansi e ricchi di bassi: con risultati molto originali in brani come Hip Hop Spa, dove reinterpreta in chiave rap la musica lounge dei centri benessere, o in Vatican Vibes dove campioni di canti gregoriani sono catapultati in un club fatto di laser, musiche 8-bit e allucinazioni cyborg. Un anno dopo Fatima si è fatta conoscere per un altro esperimento molto forte e originale, in un altro EP, Desert Strike in cui ha rielaborato visioni e atmosfere sci-fi della sua infanzia ai tempi della Guerra del Golfo, tra flash di videogame, suoni di artiglieria pesante e suggestioni retrò tipicamente mediorientali.

Nessuna finzione, perché Fatima la Guerra del Golfo l’ha vissuta fin dall’invasione del Kuwait di Saddam Hussein. Era piccola, ma superati gli anni del conflitto senza conseguenze, da adolescente ha coltivato una sensibilità artistica molto eterogenea. Grazie a generose borse di studio del Ministero dell’Istruzione kuwaitiano ha avuto la fortuna di studiare in diverse università americane, dalla Penn State alla George Washington, e poi ancora all’University di Miami e alla New York University. Poco più che ventenne ha iniziato a curare mostre nella Sultan Gallery di Kuwait City, divorando fin da giovane giga e giga di musica occidentale. Come ha raccontato di recente, nel suo emirato, infatti, vi erano leggi particolarmente permissive sulla pirateria online. Ciò le ha reso la vita molto facile per approfondire la scena grime londinese. Fatima è affascinata dal meltin pot musicale e culturale che a Bow, East London, dà vita dall’inizio degli anni Duemila, a un esaltante mix di suoni elettronici molto bassi, tra hip hop, influenze drum’n’bass e dance hall.

Il suo collettivo artistico si chiama GCC, stesso acronimo del Consiglio di Cooperazione del Golfo, organizzazione di cooperazione e integrazione economica che dal 1981 ha come partner i sei Paesi del Golfo Persico. Nome certamente provocatorio e forte che nonostante tutto è riuscito a esporre. Londra, Berlino, Copenhagen, New York e anche in Italia, alla Triennale di Milano, nel 2012. È prevista per la primavera di quest’anno la prima vera e propria mostra ideata e coordinata da questo collettivo di nove artisti che rielaborano il linguaggio politico e cerimoniale della tradizione del Golfo attraverso video, sculture, foto e installazioni che ripercorrono la rapida trasformazione culturale della regione degli ultimi anni. Achievements in Retrospective sarà ospitata al MoMA PS1 di New York da fine marzo a fine maggio ed è lecito attendersi eventi speciali, come spesso avviene nella cupolona della sede distaccata di Long Island City del MoMA. Già lo scorso novembre Fatima vi si è esibita con il suo progetto parallelo Future Brown formato con Asma Maroof e Daniel Pienda del duo dance di Los Angeles degli Nguzunguzu e J-Cush, fondatore della Lit City Trax (etichetta di DJ Rashad che abbiamo già incontrato). Per l’occasione, hanno accompagnato musicalmente una coreografia ispirata agli allenamenti nel mondo del basket. Future Brown rappresenta il lato più immediato e mainstream degli esperimenti musicali di Fatima. È incentrato sulle voci, sempre più vicino alle forme più contaminate e grime di hip hop e r’n’b e in grado di attrarre featuring di lusso per il suo impatto molto caldo e immediato.

In questi giorni è ospite della celebre rassegna musicale texana di Marzo, il SXSW di Austin. A maggio arriverà poi Asiatisch distribuito dalla prestigiosa etichetta inglese Hyperdub. Ancora una volta sarà molto difficile fare delle previsioni su Fatima Al Qadiri versione made in China. La trovate su SoundcloudFacebook, e Twitter.

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