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Le1f, nuova icona gay nel mondo hip hop

Produzioni cupe, tossiche, dissonanti. Una voce tetra e misteriosa, poco incline al facile ritornello. Esce ora il suo nuovo EP, Hey e questo figlio d'arte cresciuto a due passi da Times Square, arriva a suonare in  tutti gli States. 

Ha fatto la sua prima apparizione in grande stile da Letterman affiancato da un’altra icona black che abbiamo incontrato nella nostra rubrica, Blood Orange. In questi giorni torna sotto i riflettori con un nuovo EP, dal titolo eloquente, Hey

Khalif Diouf alias Le1f, rapper di Brooklyn d’origine senegalese è assurto negli ultimi due anni a simbolo della scena gay newyorchese. I tempi sono cambiati, ma non è mai facile esporsi in coming out in un genere non estraneo a tendenze sessiste e omofobe. Anche nel contesto certamente liberal e progressista della East Coast dove brani dal titolo e contenuti piuttosto chiari come Gayngsta non potevano essere accolti con troppa gioia dai rapper più vicini alle derive violente dei primi anni Novanta. Anche per questo probabilmente, un po’ come la più famosa star Frank Ocean, riscuote un seguito molto più ampio nella scena indie che nel mainstream hip hop. E del resto anche a New York, Khalif si è fatto le ossa nei locali hipster di Williamsburg e Bushwick più che nelle storiche roccaforti rap di Harlem, Queensbridge e Bedford-Stuyvesant.

Un metro e novanta, fisico slanciato da modello, Le1f non è nativo di Brooklyn ma di Midtown Manhattan. Nato e cresciuto a due isolati da Times Square è figlio d’arte da due generazioni. Sia la madre che la nonna si sono esibite alla Carnegie Hall e alla Philharmonic Hall. Anche per questo Khalif ha studiato danza classica e moderna per poi guadagnarsi una laurea proprio in danza alla Wesleyan University in Connecticut. Figura molto complessa ed eterogenea, è affascinato dal mondo del fashion, ha una cura maniacale della sua immagine e ha molta dimestichezza con il mondo del design e della grafica digitale. È ugualmente ispirato dal minimalismo, dai Pokemon, dal Dada, da Escher e dai cartoni giapponesi. Di ritorno nella Grande Mela sceglie di diventare rapper e producer, ma i suoi miti sono oltreoceano, su tutti la stella londinese d’origine tamil M.I.A. e il celebre grime MC di East London, Dizzee Rascal.

Proprio alla Wesleyan, frequentata da altre star indie come Santigold e MGMT, nasce la sua collaborazione con il bizzarro trio afro-indiano-cubano di Brooklyn dei Das Racist che lo fa entrare nei giri che contano della scena newyorchese. A soli 18 anni è responsabile della produzione del loro tormentone Combination Pizza Hut and Taco Bell. Grazie a questa conoscenza entra nelle grazie dell’etichetta indipendente Greedhead, fondata proprio da Himanshu Suri dei Das Racist. Sotto Greedhead distribuisce i suoi primi lavori, poi decide di fondare una propria etichetta sotto l’ombrello della Greedhead, la Camp & Street. In Yup dal suo mixtape d’esordio Dark York dichiara fieramente “Il tessuto che plasma la mia vita è un tessuto fottutamente sexy”. In realtà la proposta musicale di Le1f è tutt’altro che easy. Le sue produzioni sono molto cupe e tossiche, dissonanti, anche la sua voce è molto tetra e misteriosa, poco incline al facile ritornello o al flow di facile presa. Può vantare da subito produttori di un certo peso, come gli Nguzunguzu o The Drum.

Le sue performance dal vivo hanno una forte carica magnetica e coreografica pur accompagnate da luci basse e soffuse e ingenti dosi di fumo. Alla CMJ Marathon of Music dell’ottobre 2012 suona praticamente ovunque e ottiene ottime recensioni e segnalazioni da stampa specializzata e addetti ai lavori. La sua vena sembra instancabile, così nel 2013 in pochi mesi arrivano altri due mixtape di assoluto valore, Fly Zone e Tree House che lo proiettano in una dimensione più potente, da club. Non a caso si sprecano feature di lusso, come quella di Spank Rock, nome clou della scena hip hop di Baltimora, tra gli artisti contemporanei preferiti da Thom Yorke dei Radiohead. Dopo le onomatopeiche Wut, Yut, arrivano Float, Spa Day e ΩΩΩ a consacrarlo. E non a caso dai concerti nei piccoli club o festival di Brooklyn arriva a suonare ovunque negli States. Finalmente arriva l’EP Hey, il primo distribuito dalla Terrible Records/XL Recordings.

Vuole fare musica per tutti senza distinzioni e non ama troppo essere definito “il rapper dei gay”, ma nel verso introduttivo del nuovo EP canta, "Ask a gay question/ Here's a black answer". Fate voi.

Le1F è su Facebook, Twitter e Soundcloud.

 

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