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Peppe Voltarelli porta a New York il piacere di lamentarsi

Il cantautore calabrese torna a esibirsi nella Grande Mela per presentare il suo nuovo album Lamentarsi come ipotesi. Musicista profondamente legato alla terra, ha un rapporto con l'America che affonda le radici nel folk: “La mia musica si nutre di esperienze fatte in paesi lontani”

Peppe Voltarelli, cantante, cantautore e attore, sarà in concerto mercoledì 9 Aprile 2014 al Subculture di New York per presentare il suo nuovo album Lamentarsi come ipotesi. Andrà in scena in trio: si esibirà al piano e alla voce accompagnato, dai musicisti toscani Paolo Baglioni (batteria) e Italo Andriani (basso).

oNella musica di Peppe Voltarelli spicca la vicinanza alla world and country music per sonorità e per forza evocativa. Cantatore e musicista legato alla terra, si rapporta al mondo con gli occhi di colui che viaggiando delocalizza se stesso fondendo nella musica emozioni e pensieri vissuti durante il percorso di viaggio. Voltarelli, genera così un racconto fatto di suoni e melodie di luoghi remotamente lontani. “La mia musica si nutre di esperienze fatte in paesi lontani” ci racconta il cantautore cosentino che non è nuovo agli States e al Canada. Nel 2013 infatti ha partecipato al Montreal Jazz Festival e vanta presenze annuali negli Stati Uniti dove soggiorna spesso dividendosi tra New York e altre località della East Coast. Un rapporto profondo e complesso assai strutturato che nasce nel 2002 con la scusa di una tournée per la comunità italoamericana del New Jersey e del Bronx. Successivamente, nel 2004/2005 torna nella Grande Mela per girare il film che ad ottobre 2005 viene proiettato al Tribeca Film Festival, La Vera Leggenda di Tony Villard. Da allora il rapporto con l'America non si è mai più interrotto, anzi, si é potenziato nel tempo.

“L'anno scorso – ci racconta – ho partecipato ad un incontro con gli allievi de LaGuardia High School of Music & Art and Performing Arts (la scuola che ha formato agli inizi anche Al Pacino per intenderci). In questo incontro ho proposto ai giovani studenti i “cunti” siciliani dei primi del '900 in quanto, il racconto fa parte del mio percorso performativo sul palco. É stata davvero un'esperienza incredibile mettere in contatto delle realtà tanto lontane e tutto questo é stato possibile grazie al racconto. Il concerto é, per me, occasione di narrazione dove le storie di un piccolo centro di provincia del Sud italiano vengono proposte quasi come confronto geometrico, topografico e filosofico”.

vPeppe Voltarelli sperimenta modalità comunicative sempre diverse che lo portano a spaziare e a sperimentare nuovi modi di intendere e creare musica. Può rivolgersi per questo ad un pubblico sempre vasto e curioso. L'artista é uno studioso attento che non limita mai se stesso nell'atto della spettacolarizzazione della performance ma é proiettato verso la modalità comunicativa.  

Classe '69, originario di Cosenza laureato al DAMS di Bologna con una tesi sul Rap italiano, Voltarelli sviluppa la sua identità musicale passando per la scrittura di Modugno, la tradizione napoletana e i grandi cantautori degli anni '70. A questo bagaglio, aggiunge successivamente il punk e il rock degli anni formativi. Nella tradizione americana i punti fermi li ritrova in artisti legati alla terra dal punto di vista cantautoriale quali Bob Dylan, Johnny Cash ed altri grandi "raccontatori" del folk all'americana. Nella sua lunga carriera ha collaborato con musicisti quali Teresa De Sio, Sergio Cammariere, Roy Paci, Pau dei Negrita, Claudio Lolli, Davide Van De Sfroos e tantissimi altri.

Attualmente si propone come solista poliedrico e versatile in grado di spaziare tra la musica, il teatro, il cinema e la scrittura. Voltarelli é infatti autore del suo primo romanzo autobiografico cantato e suonato: Il Cacio Cavallo di Bronzo (Casa editrice Stampa Alternativa). Una volta rientrato in Italia, dopo il soggiorno americano, si dedicherà alla promozione del libro fino a fine estate.

Per il concerto newyorchese del 9 Aprile son previste dodici nuove canzoni di cui nove in italiano, due in dialetto ed un brano strumentale. Il brano che dà il titolo all’album è una ballata in cui il concetto di lamento è associato a quello di piacere perché “il lamento per noi calabresi è un godimento”. 

 

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