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Quando il ritmo è la cura. Alessandra Belloni e la taranta a New York

Foto: Marguerite Lorimer

Foto: Marguerite Lorimer

Negli anni '70 arriva a New York e qui riscopre il Sud Italia con le sue danze, i suoi suoni, i suoi miti e le tradizioni. Oggi organizza seminari in Italia e negli USA e usa le proprie doti sciamaniche per curare attraverso il ritmo

 

Tutto ha inizio dal mito. E con il mito finisce. Affonda le radici nella mitologia greca, nelle danze che le baccanti dedicavano al dio Dionisio. Dalla mitologia greca ai riti tribali dei nativi indiani fino a quando la musica diventa un esorcismo per superare la morte e le paure e finalmente per sconfiggere ogni male.

“Il ritmo è la cura” dice Alessandra Belloni, compositrice, cantante, musicista, ballerina, l’unica donna percussionista specializzata nell’uso dei tamburi a cornice. Una delle artiste più interessanti che ha portato a New York la tarantella del Sud Italia, interpretandola in chiave personale e trasformandola in world music, grazie alle contaminazioni della musica tribale mondiale che trovano espressione massima nella scena newyorchese.

Romana di nascita, Alessandra arriva a New York negli anni settanta e da allora la Grande Mela è diventata la sua città.

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Foto: Marguerite Lorimer

La sua passione per la musica folk, la pizzica, la tarantella, si mescola al suo interesse per il misticismo e lo sciamanesimo. Il suo spettacolo Tarantella spider dance, che ha portato in giro per il mondo con la compagnia da lei fondata I giullari di Piazza, mette in scena il mito di Aracne e delle origini della pizzica tarantata: il ballo in cui le donne entravano in trance per il morso della tarantola e da cui riuscivano a guarire solo se si lasciavano andare ad una danza senza controllo che libera ogni freno inibitorio.

Ogni anno tiene un workshop in Toscana e uno alle isole Hawaii dove insegna alle donne che hanno subito traumi fisici e psicologici a guarire attraverso la danza, nell’abbandono dei movimenti del corpo che è lei stessa a guidare per poi lasciarlo trasportare dal ritmo compulsivo della musica.

Non chiamatelo folklore. Nella sua arte c’è ricerca, storia, mitologia e musica.

Oggi Alessandra è una delle poche artiste ad avere il privilegio di essere “resident artist” nella famosa chiesa episcopale di New York Saint John the Divine.

Mentre si prepara ad un suo nuovo libro sulla sua vita e a un film sulla sua storia e al concerto che terrà alla fine di maggio per Bill de Blasio, ci racconta del suo percorso musicale e di come si è scoperta una sciamana.

Alessandra tu sei percussionista, autrice, cantante, regista, disegni personalmente una linea di tamburelli. Cosa ti ha portato a New York?

Nel 1971 vado in vacanza con mia mamma a New York dove viveva mia sorella Gabriella che allora lavorava come giornalista RAI. Erano gli anni settanta e il Village scoppiava di fermenti nuovi e di cultura.

Decisi che quello era il posto giusto. Così mia mamma accontentò i miei desideri e mi lasciò andare negli Stati Uniti contrariamente al volere di mio padre. Studiai teatro, lavoravo alla NYU frequentata in quel periodo da Luigi Ballarini e Bill De Blasio, tra gli altri. Nel 1979, ho fondato I Giullari di Piazza e mi sono appassionata di pantomima, linguaggio del corpo. Poi, con John La Barbera ho riscoperto la musica popolare italiana e mi sono dedicata alla ricerca musicale e antropologica di questo genere.

La tarantella che poi con te è diventata world music perché contaminata da ritmi globali, come viene recepita dal pubblico americano?

Sinceramente, il pubblico americano non solo è innamorato della mia musica ma, ancora di più, recepisce e valorizza in pieno il messaggio curativo, spirituale che sta dietro il mio spettacolo. Stessa cosa non posso dire del pubblico italo-americano che è rimasto ancora legato allo stereotipo folcloristico, anche se, ultimamente anche loro stanno apprezzando e si stanno aprendo alla mia musica.

Sebbene la tarantella, la pizzica abbiano lontane radici, soltanto negli ultimi anni questo genere è stato ripreso e rivalutato in Italia.

In Italia questo genere è stato spesso snobbato, sottovalutato e mai capito. Il fenomeno della pizzica tarantata esplode solo grazie a Stewart Copeland, il batterista di Sting che si appassiona di questa musica. Da lì, in Puglia nasce l’evento La Notte della Taranta. In Italia, sono pochi i gruppi che riescono a fare davvero bene questa musica. Penso al Canzoniere Grecanico. A Boston c’è il gruppo New Poli, mentre a Los Angeles ci sono i Musicantica.

Quando è arrivato il momento in cui hai capito che questa era la tua musica?

Ho sempre avuto una grande passione per la danza, la musica, il teatro, l’arte in generale. Non solo, sin da piccola mi sono nutrita di una immensa spiritualità e di un grande misticismo . Quello che faccio coniuga perfettamente le mie passioni. Indubbiamente, a dare una spinta alla mia visione artistica è stato l’incontro con il musicista siciliano Alfio Antico.

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Foto: Marguerite Lorimer

Da poco, ti sei aperta allo sciamanesimo applicando i tuoi poteri anche alla danza.

All’inizio mi faceva paura questo mondo anche se mi ha sempre affascinato. Oggi lo vivo con molta consapevolezza e passione. La mia danza, i miei spettacoli, hanno grandi poteri curativi. Mi occupo di donne che hanno subito traumi che non riescono a guarire da certi mali.

Io le guido, interpreto le buone e le cattive energie. Le porto verso la strada della liberazione da tutti gli ostacoli fisici e psicologici. La danza ha una funzione catartica ineguagliabile.

Quali sono le reazioni del pubblico ?

Sono tutti entusiasti. Si sentono liberati, sentono grandi energie. Raccolgo testimonianze di persone che sono riuscite a guarire da depressione e altri mali fisici grazie alla mia danza.

Il ritmo è la cura è il titolo di un tuo seminario su danze rituali dell’Italia meridionale, accompagnate da percussioni che si concentra sulla tarantella come danza terapeutica e purificatrice ma che è dedicato alla Madonna nera, la Grande madre.

Ho sempre subito il fascino e la curiosità della Madonna Nera. A Tindari, in Sicilia, il santuario dedicato alla Madonna nera è un luogo magico per me.

La Madonna nera rappresenta, per tutte le religioni, la Grande Madre. La storia, ci racconta di danze, celebrazioni, balli e processioni in onore della Madonna Nera, che rappresenta la bellezza e la fertilità. La danza, ancora una volta, arriva a tutto questo.

www.alessandrabelloni.com

 

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