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Julian Gargiulo, lo stand-up pianist girovago e poliglotta

Cittadino del mondo, è nato a Napoli da madre newyorchese, è sposato con una donna greca, vive a Parigi e parla cinque lingue. Di formazione classica, nei suoi spettacoli riesce a rendere accessibile Beethoven intervallando le sue esibizioni con momenti informali. Suonerà a New York il 19 giugno

La sua voce raggiunge l’America dalla Francia, dove, dal porto di Marsiglia si è appena imbarcato su una nave da crociera per un concerto. Da lì tornerà a Parigi dove vive da otto mesi con la moglie ateniese Elektra e la figlia Nikita. Poi volerà a New York per un concerto e, finalmente, andrà in vacanza in Italia, paese che gli ha dato i natali.

Il girovagare per il mondo era già nel suo destino ma prima ancora nel suo DNA. Oggi è uno stile di vita oltre che un’esigenza di lavoro. Non poteva essere diversamente.

Julian Lawrence Gargiulo, pianista e compositore conosciuto nella scena newyorchese, nasce a Napoli da papà italiano e da mamma americana, di New York. Si è formato al Conservatorio di Verona e alla Mugi Accademia di Roma. Poi ha proseguito gli studi al Conservatorio di Mosca, dove ha fatto proprio lo stile russo assorbendone completamente la cultura.

Il suo sangue metà americano lo riporta nella terra della madre, dove vivrà per 15 anni fino a quando, con la moglie greca Elektra, si sono chiesti dove sarebbe nata la piccola Nikita. Tirano fuori Atene, dove vivranno per un anno e poi sceglieranno Parigi, per esigenze estetiche.

In tutti questi viaggi ci sono di mezzo cinque lingue: italiano, francese, russo, inglese, greco moderno, che Julian parla fluentemente, una valigia sempre pronta, una famiglia con cui si incontra negli aeroporti e una voglia di viaggiare in nuovi mondi ed esplorare città diverse.

Julian è un pianista dalla formazione classica ma che regala nei suoi concerti momenti da vero intrattenitore, quasi da cabaret, tanto che lui stesso ha coniato il termine “stand up-pianist”.

Mentre a breve uscirà il suo nuovo cd Roll Over Beethoven, con musica originale frutto della sua composizione e della collaborazione con artisti noti (Joe Burgstaller, tromba, Roza Bulat, soprano, Bradley Wisk, tenore), il suo sogno è quello di scrivere musiche per Woody Allen e di ritornare a vivere a New York.

julianLa tua storia è una storia di culture che si incontrano e di viaggi che non finiscono. Vuoi parlarci di cosa significa nascere in Italia ed essere cittadino del mondo?

Significa avere una mente aperta, parlare molte lingue ed essere molto curioso. Sono nato a Napoli da padre napoletano che ha sposato una donna americana, di New York. Sin da bambino sono stato esposto a viaggi, lingue diverse, ad una mobilità unica che mi ha arricchito molto.

C’è anche la Russia nella tua vita. Un paese per te importante sia a livello umano che professionale…

Prima di tutto perché la Russia è un punto di riferimento accademico per chi studia musica e soprattutto pianoforte. Poi, ho scelto di andare in Russia perché mio padre si è laureato in lingue slave e mi ha trasmesso l’amore per la lingua e la cultura russa. L’esperienza a Mosca è stata per me molto importante, sia a livello formativo che umano. Era la prima volta che lasciavo casa per andare a vivere in un paese straniero.

Vivere in paesi diversi ed essere figlio di una famiglia mista, porta di certo ad un doppio o meglio un plurimo sentire la vita. Tu a quale paese, cultura, ti senti fortemente legato?

Io mi sento di dire che sono camaleontico in un certo senso. Mi sento molto italiano quando parlo con gli Italiani e sono in Italia. Capisco benissimo la cultura americana e mi sento molto americano. La stessa cosa in Russia e con i russi. Sto imparando il greco moderno perché mia moglie è greca e parla in greco con la piccola Nikita. La mia è una forma mentis multiculturale che ha influenzato la mia vita in modo positivo.

La scelta di vivere a Parigi, altra città importante per un musicista, e le differenze con New York, città con cui spesso è stata ed è in competizione.

Abbiamo deciso insieme a mia moglie e mia figlia di spostarci a Parigi per il gusto di vivere a Parigi, per motivi estetici. Non conosco bene la città perché viaggio molto e non ho avuto modo di conoscere tantissima gente. Posso dire però che il sistema sociale è fortissimo e ci sono molti benefici per le giovani coppie, come un contributo mensile all’affitto della casa, sanità e scuole gratuite per tutti. Di certo puoi cogliere le differenze con New York. La Grande Mela è una città costruita, vissuta da stranieri e con un’energia unica. È un porto dove arriva gente da tutte le parti del mondo e questo implica dei meccanismi più aperti, sia nelle conoscenze che nel lavoro. A Parigi, conta ancora essere inserito in un certo ambiente da anni, ci sono dinamiche tipiche di una società borghese europea, non del tutto diversa dall’Italia.

Essere musicisti non è una carriera facile. Occorre un po’ di fortuna oltre che talento. Nel tuo caso, cosa pensi abbia contribuito al tuo successo?

In ogni carriera conta l’elemento fortuna ma conta soprattutto saper creare i momenti di fortuna ed essere pronti a capire il momento giusto, a coglierlo. Sono molti gli elementi che concorrono. Nel mio caso, non solo studio e passione ma anche la curiosità e la voglia di esplorare nonché la conoscenza delle lingue, mi hanno dato una chance in più.

https://youtube.com/watch?v=H8slMYfZnKM

Giovanni Allevi ha detto che Beethoven non ha ritmo e che durante i suoi concerti vuole rendere più accessibile la musica classica a tutti. Tu che sei un musicista di formazione classica come riesci a trasmettere la passione per una musica che rimane difficile e non fruibile a tutti?

Non sono mai stato ad un concerto di Allevi e da quel che sappia la sua non è musica classica, da un punto di vista dei puristi della classica. Beethoven e i grandi classici sono difficili perché richiedono attenzione da parte del pubblico. Quello che faccio io non è stravolgere o sminuire l’idea della musica classica ma intervallare i miei concerti con momenti informali dove magari racconto la mia vita. In questo modo il pubblico si rilassa, l’atmosfera diventa informale e l’ascolto dei miei pezzi più piacevole.

Dieci anni fa hai fondato il Water Island Festival alle Isole vergini. Come è nata questa idea?

Questa è una storia tipica americana che conferma come certe cose hanno luogo e possono succedere solo in America. Dopo un concerto alle Isole Vergini mi intervistarono e mi invitarono a fare un concerto a Water Island dove non c’era però neanche un pianoforte. Organizzammo il concerto last minute con un pianoforte comprato su ebay. Anno dopo anno quello è diventato un appuntamento per musicisti e per la musica classica e jazz.

C’è anche spazio nella tua vita per la beneficenza. Sei infatti il fondatore di un’organizzazione no profit: 16.000 children.

L’idea è nata leggendo le statistiche dei bambini che muoiono di fame. Un giorno ho scoperto che erano 16 mila al giorno. Mi sono fatto una domanda banale che tutti ci poniamo: cosa posso fare io? Ho messo su, insieme ad altri amici, questa organizzazione che ha devoluto in beneficenza parte del ricavato dei miei concerti a Save the children. Oggi purtroppo, per motivi burocratici, organizzativi e di tempo, questa organizzazione non esiste ma io continuo a fare beneficenza.

New York rimane la tua città, quella dove vuoi tornare a vivere tra qualche anno. La musica che sempre accompagna la tua New York?

George Gershwin perché adoro Woody Allen.

 

Julian Gargiulo si esibirà a New York il 19 giugno alle alla Septodont Hall, New York University.

juliangargiulo.com

 

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