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Mykki Blanco: il travestitismo al servizio dell’hip hop

È cupo, è irrequieto, con un tocco clubbing che non disdegna richiami elettronici rave e sfoghi trip-hop. Si definisce grunge ma le sue performance sono un circo fashion e sofisticato ricco di travestimenti drag. E il rapporto tra omosessualità e cultura di strada afro-americana entra nelle sue canzoni e nella sua musica 

Ha 27 anni, sul certificato di nascita si legge Michael Quattlebaum Jr, ma tutti lo conoscono come Mykki Blanco. Un mese fa è salito agli onori delle cronache per un arresto in Portogallo: “Sono stato arrestato perché omosessuale”, ha denunciato su Facebook scatenando un fiume di commenti e polemiche. Il 21 maggio Michael è stato messo sotto arresto in un aeroporto portoghese reo di aver mandato a quel paese un agente di polizia che gli aveva rivolto commenti omofobi poco carini. Il caso ha fatto il giro del mondo, in seguito alla pubblicazione di un suo lungo atto d’accusa su Noisey, la testata musicale di Vice. Nulla di imprevisto: pur non essendo una star planetaria, Mykki Blanco è un volto noto della New York più alternativa, ed è molto attivo e conosciuto nel mondo LGBT per la sua fama di poeta, performer e artista con l’innato gusto della provocazione. Figlio di un informatico diventato cartomante e di una consulente legale, è originario della contea di San Mateo, in California, da adolescente va a vivere sulla costa opposta, a Raleigh, in North Carolina. Appena sedicenne fugge di casa e parte alla volta di New York. Qui inizia a entrare in contatto con la comunità artistica transgender della città e a costruire la sua fama di artista a 360 gradi (sulla scia di Dev Hynes, Blood Orange, di cui è fan e che vi abbiamo presentato lo scorso novembre)

Michael ha un talento artistico molto eclettico ed eterogeneo, riesce a vincere una borsa di studio per lo School of the Art Institute di Chicago, dopo appena due semestri, tuttavia, capisce che non fa per lui, non si sente appagato dall’ambiente e dalla città. Così molla gli studi e in una sorta di eterno ritorno è di nuovo a New York. Lui più volte l’ha definita la città che l’ha reso qualcuno e non a caso finisce per frequentare la prestigiosa Parson The New School for Design. La sua parabola verso la notorietà però inizia dal web, nel 2010, quando con l’acronimo Mykki Blanco inizia a travestirsi e pubblica dei video su YouTube. Il nome è ispirato a Kimmy Blanco, alter ego di Lil’ Kim la celebre rapper di Brooklyn di cui è fan. Tra le altre fonti di ispirazione, Mykki cita GG Allin, Jean Cocteau, Lauryn Hill, Rihanna, il movimento riot grrrl, il regista Bruce LaBruce, la drag queen Vaginal Davis e addirittura Marylin Manson. Si definisce grunge, ma provate a pensare come potrebbe reagire un nostalgico grunge nel vederlo, con le sue parrucche fluo, quelle pellicce appariscenti, il trucco tutt’altro che sobrio e i suoi inseparabili anfibi.

Mykki è un artista senza confini, a partire dalle influenze, ma dal punto di vista prettamente musicale offre un alternative hip-hop contaminato su più fronti. È cupo, è irrequieto, sa essere da clubbing, non disdegnando richiami elettronici rave, ma non mancano sfoghi trip-hop nei momenti più intimisti. Le sue performance comunque sono ovviamente sfarzose, un circo fashion e sofisticato che cerca di scuotere una cultura, quella hip-hop, ch,e a eccezione di New York, non ha mai visto di buon occhio omosessuali e travestiti. In uno dei suoi contributi video più famosi ha messo online una serie di improvvisazioni rap vestito da drag queen in giro per New York e la reazione dei ragazzini di Harlem la dice tutta sul rapporto tra omosessualità e cultura di strada afro-americana.

https://youtube.com/watch?v=GRs2Y2ztEyQ

Nel 2011 ha pubblicato un libro di poesie dadaiste, From the Silence of Duchamp to the Noise Of Boys e qualche mese dopo è arrivato anche il suo esordio discografico, con il mixtape Cosmic Angel: The Illuminati Prince/ss che ha ottenuto ottimi riscontri per le sue imprevedibili potenzialità mainstream. Con Mykki Blanco & the Mutant Angels, del maggio 2012, ha cercato subito di reinventarsi ripescando le sue fascinazioni punk-industrial e, nei testi, i temi del suddetto libro incentrato sulla storia dal retrogusto autobiografico di un travestito nero che sperimenta droghe e magia nera nella Grande Mela. Il suo secondo singolo, Wavvy, diventa un tormentone sul web, accompagnato dal convulso video realizzato dal fotografo italiano Francesco Carrozzini. Mykki inizia a suonare ovunque, arrivano le prime tappe all’estero e il secondo EP, Betty Rubble: The Initiation. Mykki Blanco prepara il suo primo LP e pezzo dopo pezzo, sembra voler corteggiare la scena black mainstream per ucciderlo gradualmente dall’interno.

Quest’estate passerà anche dall’Italia per un’unica data al Contronatura Festival di Lecce, il 12 agosto.

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