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Da Los Angeles l’hip hop industriale dei clipping.

Da un collettivo di musicisti nato nel 2003, prende forma una band che ha appena pubblicato il suo secondo album per la Sub Pop. Sonorità ruvide e incessanti e assenza di metriche sono il tratto distintivo di una band che piace agli appassionati di noise

Sembrano ormai remoti quei tempi in cui la Sub Pop, gloriosa etichetta di Seattle, si era resa famosa per aver lanciato sotto i riflettori internazionali i Nirvana. L'etichetta simbolo del grunge e del rock di fine anni Ottanta/inizio Novanta ha da tempo aperto i propri confini musicali verso nuovi territori, dal folk all'indie rock più morbido. Dal 1995 lo storico marchio indipendente fondato da Bruce Pavitt e Jonathan Poneman ha ceduto il 49% delle sue quote al colosso Warner e nel 1999 è stato messo sotto contratto il primo nome hip, i sotterranei The Evil Tambourines. Esattamente dieci anni dopo è arrivato il turno di un altro collettivo di rapper californiani, gli Shabazz Palaces, i quali hanno avuto molto più fortuna dei predecessori. Il terzo fortunato nome a finire sotto contratto per l'etichetta distributrice, oggi, tra gli altri, di nomi quali Beach House, Fleet Foxes e Foals, sono i clipping., scritto col punto per la gioia dei correttori di bozze (vedi caps lock automatico di chiusura paragrafo). I clipping. hanno appena rilasciato il loro secondo LP. Il 10 giugno è uscito CLPPNG proprio per Sub Pop e la band sembra ora destinata a seguire la scia di successo degli Shabazz Palaces.

Il collettivo di Los Angeles è attivo ormai dal 2009, si è fatto subito riconoscere per un hip hop rumoroso, estremo, radicale e a tratti cafonico, sulla scia del duo del New Jersey dei Dälek e dei più recenti Death Grips, di San Francisco. Sono in tre, l'MC Daveed Diggs e i soci William Hutson (già noto come rumorista con l'acronimo Real) e Jonathan Snipes, già membro dei Captain Ahab, duo electro-pop dissonante e danzereccio ufficialmente scioltosi nel 2012.

Quella di Diggs e Hutson è un'amicizia di lunghissima data, di rara longevità nel mondo della musica e ancora più singolare considerata la natura ipermetropolitana di Los Angeles: i due frequentavano la stessa scuola elementare. Hutson e Snipes invece si sono conosciuti ai tempi del college, da compagni di stanza. Come hanno spesso sottolineato nelle loro biografie, i tre clipping. sono stati amici per quasi 15 anni senza mai intraprendere alcun progetto musicale insieme. Diggs è attore teatrale e performer vincitore di diversi premi più o meno indipendenti nella Bay Area. Snipes si diletta da sempre nei panni di sound designer, compositore di musiche per film parallelamente alla carriera nei Captain Ahab. Insieme ad Hutson fonda una band noise, gli Unnecessary Surgery che contribuiscono con le loro sonorità ossessive e alienate alla soundtrack di Room 237, documentario che parla, non a caso, di ossessioni, quelle di chi ha elaborato teorie maniacali sui significati nascosti del capolavoro di Stanley Kubrick, Shining.

Da questa collaborazione, i due passano in breve tempo a remixare a modo loro, in maniera destrutturata ed estrema, dei classici hip hop. Presto si unisce a loro il terzo amico di lunga data, Diggs, che inserirà il suo flow black molto liquido e spigoloso in questi remix. È così che nascono i clipping. che danno alle stampe, nel 2013, Midcity, perfetto compendio delle esperienze musicali dei tre. Non esistono strofe, né passaggi particolarmente melodici. Diggs sputa fuori slogan, narrazioni interrotte, cantilene brucianti quanto le ritmiche e cut-up tra i più disparati. Non parla mai in prima persona, non esistono potenziali singoli, prevale l'idea un po' demodé di concept album. Per questo e molti altri motivi alcuni fanno fatica a identificare il trio come hip hop e sono invece gli appassionati di musica industrial e noise ad apprezzarlo molto più dei fedelissimi dell'hip hop più West Coast per via delle scheletriche e minimali trame sintetiche dei due producer.

Non è un lavoro facilissimo, quello d'esordio, ma l'estetica do it yourself e l'originalità del progetto riesce ad ammaliare la potente Sub Pop e meno di un anno dopo è annunciato il passaggio dei clipping tra le mani della label di Seattle. Dal vivo sono ancora più radicali e aggressivi, tra sonorità sempre ruvide e incessanti, seguire anche col labiale le parole è praticamente impossibile anche per l'assenza di metriche uniformi. Il secondo capitolo, nonostante il cambio di etichetta, segue lo stesso percorso di concept come idea, ma i suoni provano a essere molto più malleabili anche per un ascoltatore meno abituato a simili equalizzazioni. Le feat di Cocc Pistol Cree, King T e Gangsta Boo sono utili variazioni al tema in questo senso. Non mancano i rumori di fondo, i flebili rigurgiti techno-rave, seppur levigati. Work Work e Body & Blood sembrano la versione adulta e consapevole degli esperimenti più ambiziosi di Tyler The Creator o una versione autoprodotta e casalinga di certi passaggi del mastodontico Yeezus di Kanye West.

A loro non piace essere paragonati ai Death Grips, ma ora che i Death Grips si sono sciolti, dopo una parabola breve quanto esaltante, coi giusti accorgimenti i clipping. possono diventare i capofila di questo ponte tra hip hop e musica sperimentale che fino a un paio di decenni fa per molti era pura e semplice utopia.

I clipping sono in tour in tutto il mondo. Amano il Fernet Branca, quindi si spera di riaverli presto anche in Italia, dove sono passati per una toccata e fuga lo scorso novembre. Sono su Facebook e su Twitter.

 

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