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La compilation per un’estate indie

Per non farvi perdere l'abitudine alla buona musica anche quando vi rilassate sotto l'ombrellone o mentre viaggiate verso paesi esotici, abbiamo messo insieme una top ten dei migliori pezzi delle band indie recensiti su La VOCE negli scorsi mesi. Buon ascolto e buone vacanze!

 

 

1. THE WAR ON DRUGS Red Eyes

Il progetto The War On Drugs, attivo da più di mezzo decennio, è sempre riuscito a trovare un inaspettato punto di raccordo tra due mondi che negli anni Ottanta si trovavano quasi agli antipodi: le influenze rumorose e lo-fi di psichedelia e indie rock degli albori, con i grandi classici del folk-rock del filone “americana”.

 

2. FUTURE ISLANDS Seasons (Waiting On You)

Ritmiche veloci e bagliori pop non riescono a nascondere la vena decadente della band nell'ultimo album, Singles. Synth-pop nostalgico degli Eighties e romanticismo sono la formula del successo dopo una lunga gavetta.

 

3. FUTURE Move That Dope (feat. Pharrell, Pusha T, Casino)

Nayvadius Cash è un sobrio erede della scuola di Atlanta, usa e abusa l’auto-tune che nella sua musica non armonizza le imperfezioni vocali, ma trasforma le asperità del suo flowing in una voce dall’alto potenziale mainstream. 

 

4. HUNDRED WATERS Cavity

Non hanno uno stile predefinito né troppo derivativo, ricordano le melodie notturne e affascinanti dei Broadcast, le armonie eccentriche dei Dirty Projectors e i momenti più fiabeschi di Stereolab e Bjork, ma è difficile trovare delle affinità troppo nette.

 

5. HOW TO DRESS WELL Words I Don't Remember

Lo si potrebbe definire un incredibile punto d’incontro tra Bon Iver e Justin Timberlake. La contaminazione di influenze che per Tom svariano dall’elettronica d’avanguardia, la musica sperimentale e il rap mainstream degli anni '90 fanno di How To Dress Well un progetto difficilmente classificabile

 

6. SYLVAN ESSO Could I Be

Sono in due, Amelia Meath e Nick Sanborn, capello rosso, estetica da periferia americana, ma vibrazioni che colpiscono al cuore gli appassionati dell’electro-pop contemporaneo e contaminato di sponda Grimes, Purity Ring e Majical Cloudz. 

 

7. ANGEL OLSEN Forgiven/Forgotten

L'eterea voce di Angel Olsen si fa più ruvida e dannata, si avvicina a quei territori del pop rumoroso e del twee anni Ottanta in cui si dimostra sorprendentemente a suo agio. Due mesi dopo arriva un altro estratto, Hi-Five, più in linea con le sue composizioni acustiche, ma ancora sporcato da incursioni elettriche da country girl contemporanea che non disdegna dissonanze. 

 

8. PARQUET COURTS Sunbathing Animal

Le parole che accompagnano i fraseggi post-punk ruvidi e graffianti dei Parquet Courts, non sono mai in rilievo, spesso si gioca sulla ripetizione di una strofa e in generale la musicalità delle espressioni vince sul filo narrativo dei testi. In questo loro possono considerarsi punk, ma si ispirano alla new wave di fine anni Settanta, su tutti i Television. 

 

9. OUGHT The Weather Song

Nei brani dei quattro si avverte innanzitutto la cura nelle chitarre dei Sonic Youth o di una band canadese che ne ha rielaborato le gesta negli anni Zero, i Broken Social Scene. La voce a tratti stridula di Tim Beeler richiama quella di Spencer Krug dei già citati Wolf Parade e inevitabilmente quella di David Byrne dei Talking Heads. 

https://youtube.com/watch?v=7bfHcovLGY8

 

10. SHARON VAN ETTEN Taking Chances

La sua voce magnetica e potente incanta un mostro sacro del calibro di Nick Cave che la sceglie come spalla nel suo tour americano. Poi arriva subito il quarto capitolo della sua storia che risente dell’esperienza al fianco del leggendario songwriter australiano. La Van Etten inserisce nelle sue composizioni momenti più decadenti, post-romantici. Sempre e comunque nel segno delle armonie.

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