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Strand Of Oaks, la “guarigione” di Tim Showalter

Un passato da fan degli Smashing Pumpkins e sballo da sciroppo per la tosse. Una carriera costellata di momenti bui. Poi, a giugno, l'album della guarigione. Strand of Oaks torna con un disco che alterna tracce smaccatamente 70s a passaggi wave e inni corali à la Springsteen. A ottobre sarà in Italia con tre date 

Ha sbancato gli Stati Uniti con sold out in ogni angolo del Paese, ora si sta ripetendo in Europa e farà tappa in Italia per tre date, il 17 ottobre al Mattatoio di Carpi, il 18 ottobre al Bronson di Ravenna e infine a Milano, all’Ohibò, il 20 ottobre. Quella di Tim Showalter è un’esplosione inattesa quanto meritata per un songwriter tra i più ispirati e onesti del panorama musicale nordamericano. Nato nel 1982 nell’anonima Goshen, in Indiana, è un tipo molto solitario e sui generis. Uno dei suoi idoli adolescenziali è James Iha degli Smashing Pumpkins e la passione si spinge così oltre da convincere il giovane Tim a drogarsi di Robitussin, uno sciroppo per la tosse. Apprende da un’intervista Iha i poteri narcotici del prodotto e spesso si presenta a scuola strafatto, per la gioia dei professori.

Grande appassionato di rock anni Novanta, inizia a suonare dopo le superiori quando si trasferisce per un periodo a Philadelphia per frequentare la Eastern University. Inguaribile romantico, nel 2003 Tim torna nell’amena Goshen per sposare la sua ragazza storica, ma la storia finisce male, i due si mollano e Tim fa di nuovo le valigie. La destinazione della Pennsylvania questa volta è Wilkes-Barre, perché è un posto sufficientemente isolato e ha un appoggio di un amico. Quando decide di tornare in Indiana, nel 2008, scopre che la sua casa ha preso fuoco e con essa tutti i suoi effetti personali e ricordi.

Per qualche tempo dorme tra alberghi fatiscenti e panchine di parchi e giardini pubblici. In questo periodo difficilissimo inizia a scrivere i brani che saranno inclusi nel suo esordio Leave Ruin, pregno dei disagi interiori che lo accompagnano per almeno un anno. Tim si rialza, trova un lavoro improbabile da insegnante in una scuola gestita da ebrei ortodossi e riesce a dare alle stampe il suo esordio. Appena un anno dopo, si sposa con Sue. Le cose con lei vanno meglio, vanno a vivere a Philadelphia e Tim, sempre con l’acronimo Strand Of Oaks, torna a registrare. Il secondo album contribuisce alla sua ascesa. Pope Killdragon è prodotto da Ben Vehorn, ingegnere del suono dell’Ohio, collaboratore e amico dei Black Keys. Vehorn riesce a tirar fuori un respiro imprevedibilmente epico e sintetico alle composizioni scarne e folk-rock di Showalter. Molte etichette si accorgono di lui e anche molti colleghi.

Su tutti, Kristian Mattson, alias The Tallest Man On Earth, popolarissimo folksinger svedese che sceglie Strand Of Oaks come supporto. Tim è instancabile, scrive i brani del terzo LP sul tourbus che accompagna Mattson in lungo e in largo per il continente nordamericano. Il disco Dark Shores non è accolto dai favori della critica come il precedente. E Tim cade nuovamente nello sconforto temendo di perdere tutto come qualche anno prima. Sempre sospeso tra rinascita e depressione, nel 2013 si chiude letteralmente in casa a registrare in cerca della definitiva “guarigione”. Guarire è anche il titolo dell’album, HEAL, che sembra segnare la definitiva consacrazione del barbuto cantautore di Goshen. Partorisce 30 canzoni in tre settimane, finalizza, taglia e registra tutto sempre ad Akron, Ohio, con il fedele amico e produttore Vehorn.

Basta ascoltare lo sfogo di Goshen ’97, travolgente traccia d’apertura, per cogliere l’esplosiva voglia di rivincita di Strand Of Oaks. Alla chitarra non c’è uno qualunque, ma addirittura J Mascis dei mitici Dinosaur Jr. Il brano ripercorre la sua adolescenza da vecchio fan degli Smashing Pumpkins quando si rinchiudeva in casa per cantare e strimpellare strafatto di sciroppo per la tosse. Nell’LP c’è anche spazio per uno struggente omaggio a un altro dei suoi idoli di gioventù, l’icona folk, Jason Molina (Songs: Ohia e Magnolia Electric.Co), scomparso nel marzo del 2013 mentre Tim registrava il nuovo album. JM è una ballad depressa di sette minuti in cui Tim si rivela un degno erede di Neil Young, tra sussurri, pianoforte e brucianti distorsioni. Il disco è molto vario, non mancano momenti smaccatamente 70s, chitarroni, momenti patinati sullo stile dell’ultimo Destroyer, momenti wave (vedi titletrack) e inni corali à la Springsteen come Shut In.

La guarigione era dietro l’angolo, ma uno stato di salute e una vena compositiva così invidiabili, ne siamo certi, sono una sorpresa anche per l’ex cantautore triste dell’Indiana.

Strand Of Oaks è su Bandcamp, Facebook e Twitter.

 

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