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Ex Hex: l’epopea indie da Washington DC

Con Rips arriva l'ultimo capitolo di un'epopea indie che racchiude quella della capitale americana e ha il sapore nostalgico di un tuffo nel passato musicale tra alternative e punk-rock. Nelle Ex Hex, Mary Timony è affiancata dalle più giovani Laura Harris e Betsy Wright ed è subito power-pop d’annata

Ha appena esordito ufficialmente con l’LP Rips il nuovo progetto di Mary Timony, rediviva e inquieta voce, cantante e polistrumentista, personaggio di culto della scena anni Novanta. Ex Hex è il nome del progetto, preso in prestito dall’ultimo album solista a suo nome, datato 2005. Nel mezzo la Timony è tornata al centro delle cronache musicali come componente della band meteora del revival indie 90s, le Wild Flag. La superband completata da Carrie Brownstein e Janet Weiss delle Sleater Kinney, le eredi più note e “mainstream” della scena riot grrrl, e Rebecca Cole (The Minders), si è sciolta ufficialmente dopo un album e due anni e mezzo di tour. Ma l’instancabile Timony ha subito guardato oltre fondando le Ex Hex. 

Classe 1970, Mary Timony è nata e cresciuta a Washington DC tra i neighborhood di Wesley Height e Glover Park. Fin da adolescente svela un talento innato per tutti gli strumenti, frequenta la prestigiosa Ellington School of the Arts di Georgetown e inizia a farsi le ossa da chitarrista in una band jazz mentre coltiva i suoi studi per la viola, strumento di cui è perdutamente innamorata. 

Negli anni a cavallo tra i decenni Ottanta e Novanta, Washington DC è una delle roccaforti della scena indipendente a stelle e strisce, epicentro della scena punk-hardcore in tutte le sue derivazioni fino ai più morbidi gruppi power-pop e indie a bassa fedeltà della prima metà degli anni Novanta. Il 9:30 e il Black Cat co-gestito da Dave Grohl (Nirvana, Foo Fighters) sono il cuore di una scena fieramente indie e do it yourself, nata negli scantinati e resa nota da etichette come la Desoto Records o la celebre Dischord di Ian MacKaye dei Fugazi, band che insieme a The Dismemberment Plan e ai Nation Of Ulysses rappresenta uno dei nomi più significativi della scena della capitale e oltre.

Ai tempi si parla di alternative rock, non diffusamente di musica indie. Essere indipendenti è una scelta politica più che una moda o una scelta meramente estetica. Lo stesso discorso vale per una serie di collettivi tutti al femminile che portano avanti gli ideali più radicali e oltranzisti del mai sopito movimento femminista della East Coast. Una di queste band, distribuita proprio dalla Dischord, risponde al nome di Autoclave. La poco più che ventenne Mary vi entra in contatto negli ambienti universitari alternativi dalle parti del distretto della U Street di Washington. Le Autoclave, con un solo album all’attivo, diventano un nome di culto, merito del talento della Timony e dell’amica bassista e chitarrista Christina Billotte, da molti considerata una delle chitarriste più brave della storia della musica rock statunitense. Le Autoclave partono da una base punk, ma sanno suonare, caratteristica assai comune tra le band di DC e da molti sono considerate le antesignane del sound Sleater Skinney che sarebbe esploso di lì a poco sulla costa opposta, dalle parti di Olympia, Stato di Washington.

Dopo la brevissima esperienza con la band, Mary trasloca qualche Stato più a nord, a Boston dove si guadagna una laurea in Letteratura inglese e forma, nell’estate del 1992, gli Helium. La critica è colpita dal peculiare timbro di voce, rauco e aggressivo di Mary che rende gli Heliu inconfondibili. La Matador, potente etichetta newyorchese che li mette sotto contratto, la considera la risposta in chiave riot-grrrl a Debbie Harry (Blondie). Look tipicamente anni Novanta da collegiale incazzata, testi dissacranti, scenari underground, la band si scioglie nel 1998 con due LP e tre  EP all’attivo. 

Neanche a dirlo, non si arrende e si imbarca in una serie infinita di progetti e collaborazioni dei più disparati. Di nuovo a DC che ha perso lo status di centro musicalmente florido, esce a nome Mind Science Of the Mind, The Spells, Green 4 e poi con un progetto a suo nome. Pur lambendo diversi generi e addentrandosi in  molteplici atmosfere, non lascia mai il segno. Almeno fino al 2010, quando nasce il supergruppo delle Wild Flag, la cui parabola breve e fulminante riporta in voga il nome della Timony. Intanto l’indie rock ha assunto un’altro significato, ma in questi anni molte band affondano le proprie radici proprio nel sound dell’indie rock americano degli albori.

L’ultimo capitolo di questa epopea che sembra un’allegoria dell’epopea indie della capitale americana, ha il sapore nostalgico di un tuffo nel passato musicale tra alternative e punk-rock. Nelle Ex Hex è affiancata dalle più giovani Laura Harris e Betsy Wright, ma è subito power-pop d’annata. Non a caso nel video che accompagna il primo singolo, Hot And Cold compare il leggendario Ian Svenonius (Nation of Ulysses/the Make-Up/Chain and the Gang), musicista, performer, attivista e icona marcia e dissacrante di quella scena. Per il resto Rips, distribuito da un’altra etichetta culto, la Merge, sembra proseguire il percorso di revival intrapreso dalle Wild Flag, con brani incendiari dall’impatto incredibilmente immediato. La voce di Mary è sempre intatta, i riff semplici e ubriacanti, in brani come Don’t Wanna Lose o Waste Your Time. Nel video di Waterfall ripesca altri fenomeni dell’epoca, Michelle Mae (the Make-Up, Weird War), Francy Z. Graham (Chain and the Gang), Kid Congo Powers (Nick Cave & the Bad Seeds, the Cramps, the Gun Club) come se non fossero passati oltre due decenni.

Provate a fermare Mary, non ci riuscirete… 

 

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