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Leon Bridges, anima soul del Texas

In Texas è un'anomalia e non solo per il colore della pelle. Questo misterioso afro-americano occhialuto guarda agli albori della black music e ricorda Sam Cooke o Buddy Guy. Retrò ed estranei alle mode, gli arrangiamenti, le parole e le atmosfere di Leon Bridges hanno un fascino senza tempo

Viene piuttosto automatico associare il Texas e la musica texana a quei generi bianchi e sudisti della tradizione redneck, dal country al rock per motociclisti. Niente di più sbagliato. La scena texana trainata dalla capitale Austin, storica oasi artistico-universitaria democratica e progressista, si è distinta negli ultimi decenni per una variegata proposta musicale che ha toccato tutti i generi, soprattutto nelle sonorità rock più psichedeliche e a bassa fedeltà.

Leon Bridges rappresenta un’assoluta anomalia, non solo per il colore della pelle. Di lui si sa pochissimo, ma è lecito prevedere che questo semi-sconosciuto songwriter diventerà uno dei nomi più caldi della scena cantautorale americana. Di questo giovane afro-americano occhialuto si sa veramente poco. Viene da Fort Worth, estrema periferia musicale del Texas ed è comparso sui social nell’ottobre del 2013. Per arrivare ad ascoltare qualcosa di ufficiale, si è dovuto attendere dodici lunghi mesi quando compaiono online due tracce: Coming Home e Better Man

https://youtube.com/watch?v=c0hXaQvwIgw

Basta un ascolto per restare incantati dalla talentuosa voce di Leon che senza vergogna guarda molto indietro nel tempo, agli albori della black music, al gospel, al soul d’annata. I primi paragoni che vengono in mente sono con la leggenda Sam Cooke o Buddy Guy.

Gli arrangiamenti, le parole e le atmosfere hanno un fascino senza tempo, assolutamente retrò ed estranei alle mode. Eppure il suo nome fa prestissimo il giro del web, anche grazie a questo alone di mistero che aleggia attorno al suo nome. Di questi due brani si sa che sono statti registrati sempre a Fort Worth, con la preziosa collaborazione in cabina di regia di Austin Jenkins e Joshua Block. I due nomi potranno suonare sconosciuti dalle nostre parti, ma da quelle parti rappresentano rispettivamente il chitarrista e il batterista di una delle band indie più attive e apprezzare del Texas, i White Denim. Non ci si faccia ingannare, anche perché l’eclettico quartetto di Austin è ancorato a una tradizione texana più contemporanea, con un indie-rock figlio delle acidità prog e psichedeliche da animali della jam session. Leon resta legato a un immaginario tutto suo, da quanto si legge sul suo Twitter è sempre in studio per finalizzare il suo album di debutto. E da qualche mese macina chilometri su chilometri per presentare le sue gemme di black music d’annata nei club e nei bar più improbabili del Texas insieme al misterioso gruppo di amici Texas Gentlemen. 

Se i White Denim si sono fatti conoscere al grande pubblico dopo esser stati scelti dai Wilco in persona come supporto all’ultimo tour del collettivo di Jeff Tweedy, anche il giovane Leon avrà presto la sua occasione. A febbraio suonerà di spalla all’ammaliante songwriter di Brooklyn, Sharon Van Etten, che abbiamo incontrato a fine maggio nella nostra rubrica. Per ora si può accontentare del premio FW Weekly Best Blues/Soul Artist Winner, ma, ne siamo più che certi, siamo solo all’inizio.

Leon Bridges è su Twitter  e su Facebook.

 

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