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Pino Daniele e la conquista dell’immortalità

Pino Daniele durante il suo ultimo concerto newyorchese, nell'estate 2013. Foto: Stefania Zamparelli

Pino Daniele durante il suo ultimo concerto newyorchese, nell'estate 2013. Foto: Stefania Zamparelli

Pino Daniele è morto per un infarto ieri sera. La sua musica è un patrimonio di rara bellezza attraverso cui una moltitudine di persone ha cristallizzato momenti emozionanti della loro vita. Io lo avevo incontrato, per La VOCE, in occasione del suo ultimo concerto newyorchese ed era stato uno straordinario momento di musica

 

Pino Daniele ci ha lasciato. Lo leggo su un post italiano. In Italia l'ora è tarda, sono passate da poco le 2 del mattino del 5 gennaio 2015. Spero in una di quelle solite bufale che spesso girano in rete, ma al ripetuto controllo la notizia risulta vera. Resto senza parole.

Un malore improvviso ha colto il cantautore napoletano nella sua casa in Toscana: pare si tratti di un infarto. Inutili i soccorsi in ospedale. Pino ci ha lasciati, così, inaspettatamente. I pochi nottambuli del web italiano ancora increduli e tramortiti, hanno iniziato da subito sui diversi social network un tam tam senza fine. Nessun giornale ha pubblicato la notizia: è internet ad annunciare la morte di Daniele.

A pubblicare la notizia per primo è stato Eros Ramazzotti sul suo profilo Instagram. Nel suo messaggio genuino lo chiama "fratellone" e continua: "Grazie per tutto quello che mi hai dato, sarai sempre nel mio cuore". Dopo pochi minuti molti altri grandi artisti hanno dedicato nei loro profili parole di grande affetto al Pino nazionale, che resta davvero nel cuore di tutti.

Poco più di un anno fa lo avevo incontrato per La VOCE di New York prima del suo concerto newyorchese: lo ricordo ancora come uno straordinario momento di musica. Canzoni di 30 anni fa mai uguali, mai arrangiamenti banali. Canzoni vissute con il pubblico ma in chiave intima, accompagnate con la sua chitarra con quel sentimento tipico di un padre che vede i propri figli sempre come degli eterni bambini, ma che ne riconosce i cambiamenti necessari per farli diventare grandi. Sono grandi le canzoni di Daniele, perché lui non le ha fatte invecchiare ma le ha fatte crescere col tempo, vestendole sempre di ciò che l'elaborazione della sua musica necessitava. Ecco cosa mi mancherà di lui: il suo rifiuto dell' ovvio. Chissà tra 5 o 10 anni come avrebbe cantato ancora Terra mia o Je so' pazzo.

Odio la retorica del post mortem che molto spesso rende belli e grandi anche coloro che in vita invece erano persino brutti ed impercettibili, ma quando nella vita sei Pino Daniele la tua esistenza rimane incisa nel tempo cancellando ogni materiale distanza. Questo bisogna dirlo. E chissà se lui aveva consapevolezza di questa conquistata immortalità. E non è solo una questione di piacere alla gente. La musica di Pino Daniele è un patrimonio di rara bellezza attraverso cui un'infinita moltitudine di persone ha cristallizzato momenti straordinari della loro vita.

Io sono tra queste persone, ed in questo momento l'unico sentimento che mi attraversa non è l'amarezza di aver perso qualcuno, piuttosto la gratitudine di essere stata attraversata e aver preso parte di quella bellezza. Questo mi conforta e mi fa sorridere.
 

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