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I Conti non tornano: il Festival di Sanremo parte in riserva

La 65ª edizione del Festival di Sanremo si apre senza pepe e con vago sapore democristiano.  Tenta di riciclarsi portando sul palco la gente comune, taglia le spese e cassa i lustrini e sostituisce i cantastorie con testi vuoti e meccanici

L’ascensore si sta quasi chiudendo. Spunta la punta di una scarpa col tacco e blocca la fotocellula. Entrano in due, trafelati. “Non so come potremmo fare”, si dicono mentre l’ascensore parte per il secondo piano del teatro Ariston dove c’è il Roof, la sala stampa riservata alle testate più importanti. “Potremmo parlare della nuova giostra panoramica che hanno installato. L’anno scorso non c’era”. I due in ascensore sono giornalisti Rai e stanno cercando una notizia da raccontare oggi. È il giorno del debutto della 65ª edizione del Festival di Sanremo e la notizia è l’assenza di polemiche, di scoop, di pepe. Mamma Rai e il neo ideatore del Festival, Carlo Conti, alle prese con la sua prima edizione da conduttore, ne fanno un pregio. Come a dire che in un esercito di corpi tatuati spicca chi non lo è.

teatroMa Sanremo è Sanremo, avete presente lo spettacolo, i lustrini, le stranezze, la vetrina della musica italiana? Questo Festival non è nulla di tutto ciò. A tirare alla finale di sabato, quando il vincitore si aggiudicherà il diritto di partecipare all’Eurovision Song Contest, si sta freschi: mancano i cantastorie, sostituiti da testi che ripetono meccanicamente le parole “vento”, “stelle”, “cielo”, i lustrini non brillano cassati dai tanti tagli di questo Festival che cerca di riciclarsi portando sul palco la gente comune. 

Si chiamano Aurelio e Rita Anania e con i loro 16 figli sono la famiglia più numerosa d’Italia. “La nostra è una famiglia straordinariamente normale – dice il padre di famiglia, emozionato – Ciò che è straordinario è la presenza di Cristo e della provvidenza nella nostra vita”. La sala dei giornalisti mormora e non tanto per la sfumatura religiosa quanto per l’ombra democristiana che aleggia su questo Sanremo, già ribattezzato “dell’usato sicuro”. “Siete un meraviglioso esempio di vita” li liquida Carlo Conti.

Rocio Munoz Morales

Rocio Munoz Morales. Foto: Stefano Lombardi

Lui nulla può sull’ombra del Festival-non-Festival. A differenza dai precedenti presentatori ha ritmo nella conduzione, che condivide con Arisa, Emma Marrone e Rocio Munoz Morales, fa le prove con gli artisti, è alla mano, persino più simpatico che in TV, tranquillo e sicuro. Chiede ai coristi se serve dell'acqua tra un brano e l’altro provati a porte chiuse la vigilia dell’avvio. Presenta i cantanti seduto in prima fila, si sposta tra il pubblico per capire l'impatto generale, sorride. “Nel mio format di Festival ho riportato la gara – spiega in conferenza stampa – ogni sera ci sarà una classifica provvisoria che marcherà il confine tra le canzoni a rischio e chi continua la kermesse. Sono calmo, credo che a questo punto della mia carriera io non debba dimostrare nulla né agli altri né a me stesso”. 

SanremoIl light motiv del 2015 è “Tutti cantano Sanremo” ma invece sarebbe vero l’esatto contrario. Sarebbe ora di dire che non tutti possono cantare Sanremo, e se l’aura nazionalpopolare ci sta tutta ed è un ingrediente fondamentale, dovrebbe essere così anche per la qualità, dei brani più che degli ospiti. La prima serata passa liscia senza colpi di scena, politically correct, ben lontana la prima del criticatissimo Fabio Fazio dell’anno scorso, quando due operai minacciarono di buttarsi dalla loggia dell’Ariston entro i primi 10 minuti dall’inizio del programma. E tutto nei giornali, con 1306 giornalisti accreditati tra i quali 84 stranieri compresa la nostra La VOCE, sembra pompato se confrontato alla piatta realtà. Tiziano Ferro è un big chiamato a fare il superospite e risolleva le sorti di una serata iniziata bene e finita a tarallucci e vino con il comico che non fa ridere Alessandro Siani e la reunion di Albano e Romina Power, che se non fosse per il potentissimo vibrato caprino stagionato della voce di Albano non sarebbe nemmeno degno di nota. Arriva, tra sbadigli e serie perplessità, la fine della prima serata, che mostra un picco di interesse solo quando viene registrato un collegamento in diretta tra i giornalisti, che repentinamente cercano di cambiare posto per entrare nell’area della ripresa. 

Come detto, il Sanremo made in Conti vede una sostanziale novità: la proclamazione, alla fine di ogni serata, dei brani a rischio eliminazione e quelli di chi può dormire sonni tranquilli.  Passano il turno e si posizionano tra i primi sei (con massimo riserbo sulla classifica): Dear Jack, Malika Ayane, Chiara, Nesli, Annalisa e Nek. Tremano Lara Fabian, Di Michele e Coruzzi, Gianluca Grignani, Alex Britti. Ma quali sono vizi e virtù dei cantanti in gara presentati nella prima serata? Ecco la nostra pagella.

Chiara, Straordinario: voto 7. La rossa ex vincitrice di XFactor è brava e canta bene ma il suo pezzo assomiglia troppo a quello della magrissima Annalisa e nessuna delle due spicca. 

Annalisa, Una finestra tra le stelle: voto 7. Come sopra, brano tipicamente sanremese ma con un testo vuoto che non valorizza la buona estensione.

Gianluca Grignani, Sogni Infranti: voto 5. L’emozione gli sega la gola e Grignani sul palco dell’Ariston canta peggio che in prova. 

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Alex Britti marted├¼ sera sul palco dell’Ariston. Foto: Stefano Lombardi

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Dear Jack marted├¼ sera all’Artison. Foto: Stefano Lombardi

Alex Britti, Un attimo importante: voto 7 e mezzo. E infatti gli spettatori, quando va in zona rischio, si lamentano dal pubblico. Una pecca: Britti con questo brano ricanta in altra chiave la sua già famosa 'Prendere o lasciare'.

Malika Ayane, Adesso e qui (nostalgico presente): voto 8. Uno dei brani più belli del Festival, a rischio vittoria, con un’immagine che in tre parole sintetizza l’immobilità dei rapporti in crisi. Nel ritornello canta “Silenzi per cena”, una locuzione che avrebbe potuto tranquillamente essere un buon titolo. 

Dear Jack, Il mondo esplode tranne noi: voto 6 e mezzo sudato. Amati dai giovanissimi, confezionano un brano molto radiofonico ma senz’arte né parte. 

Lara Fabian, Voce: voto 6 e mezzo. Peccato mortale per la Celine Dion sanremese, una tecnica impeccabile, buttata nel rifiuto per l'umido. Come avere una Ferrari e usarla per andare a fare un pic nic in una strada non solo sterrata ma anche piena di buche.

Nek, Fatti avanti amore: voto 8 e mezzo. La vera sorpresa di questa serata con una canzone quasi elettronica, ritmata, una novità per lui. Immediato e del tutto vincente. 

Grazia di Michele e Mauro Coruzzi, Io sono una finestra: voto 6 e mezzo. Mauro Coruzzi, in arte Platinette, sale sul palco senza Platinette, vestito da uomo, e con Grazia di Michele. E qui nasce il grande errore: se avesse cantato da solo un testo del genere sulla realtà trasgrender avrebbe rischiato il podio.

Nesli, Buona fortuna amore: voto 6. Forse con il rap avrebbe potuto fare meglio, invece di intonare un canto che non regge. 

Voto generale alla prima serata della 65ª edizione del Festival: 5 meno, per un festival che cerca rassicurazioni senza darle. E mentre i Conti non tornano, quanto ci manca Pippo Baudo con i suoi polpettoni interminabili. Ma ben speziati. 

 

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