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Jessica Pratt, la folksinger introversa della West Coast

Composizioni minimali e ammalianti, una voce fatale e senza tempo che ricorda i timbri folk d'annata di Joni Mitchell. Jessica Pratt ha appena pubblicato On Your Own Love Again, catalogato come freak folk, anche se lei detesta quest'etichetta cui aggiunge un tocco oscuro e notturno

A soli 27 anni, al secondo tentativo è già diventata una delle voci emergenti più celebrate della scena indipendente americana. Jessica Pratt ha appena pubblicato On Your Own Love Again, sotto l'apprezzatissima label di Chicago Drag City che, dal 1990, ha pubblicato nomi del calibro di Flying Saucer Attack, Jim O'Rourke, Ty Segall, e Joanna Newsom, compositrice simbolo del songwriting sperimentale cui Jessica è stata subito accostata. 

Di lei si sa il giusto. Nata e cresciuta a San Francisco, ha un animo molto sfaticato, asociale e indolente. Ai tempi delle superiori non si presenta quasi mai in classe, preferisce coltivare in autonomia i suoi interessi artistici e letterari. Alla sua formazione musicale contribuisce molto la madre che educa la figlia secondo i propri gusti e attitudini. Fin da adolescente, Jessica, così, riesce ad appassionarsi a nomi di culto come Tim Buckley o gli eroi post-punk californiani X e The Gun Club. 

Il fratello, quattro più anni grande, dopo sei mesi di tentativi fallimentari, abbandona precocemente lo studio della chitarra elettrica. La quindicenne Jessica si impossessa della Stratocaster del fratello e inizia con molta più dedizione a suonarla e a comporre dei piccoli brani. Inizialmente si esercita scrivendo delle cover dei T-Rex di Marc Bolan, i cui pezzi sono negli accordi molto adatti per semplicità degli accordi a un chitarrista alle prime armi. Jessica ha anche una bella voce, fatale e senza tempo che non può non ricordare quei timbri folk d'annata di Joni Mitchell, Sibylle Baier o Joan Baez. 

 

 

La sua è una passione molto istintiva che sboccerà qualche anno più tardi. Come spesso accade, le svolte arrivano per caso quando entrerà in contatto con Tim Presley, cantautore, arrangiatore e polistrumentista, attivo dagli anni Novanta prima nella band hardcore The Nerve Agents e poi nei Darker My Love, oggi nei White Fence. Il fratello di Presley, Sean Paul, usciva insieme a una delle migliori amiche di Jessica che si ritrova presto a diventare coinquilina di entrambi in quel di San Francisco. Solo in quel momento scopre la fama di Tim Presley, uno dei nomi più seguiti e apprezzati del movimento di revival psichedelico esploso a San Francisco negli ultimi quindici anni. Il ragazzo di Jessica, senza dire nulla alla sua partner, manda delle registrazioni amatoriali a Tim che resta immediatamente rapito dalle composizioni minimali e ammalianti della giovane Pratt. 

L'entusiasmo è tale da spingere Tim a fondare una propria etichetta, la Birth Records, per poter distribuire e diffondere i brani di Jessica che fino al 2011 non ha altro che una raccolta di brani composti in cinque-sei anni di esperimenti nella sua bedroom. Il disco esce e, per disdetta, un mese dopo la morte di sua mamma, proprio lei che aveva aperto la strada di Jessica alla passione della musica. Grazie alla fama, di Presley, fa il giro del web. Il produttore ha amicizie importanti, in questi anni collabora con un astro nascente del garage indipendente californiano, Ty Segall. Così di riflesso, il nome della Pratt inizia a circolare nei giri che contano. Arrivano i primi live di supporto ai White Fence di Tim e ad altre band del circuito alternativo di San Francisco e inevitabilmente il suo nome è subito accostato a quella scena denominata, dopo l'esplosione di Devendra Banhart, “freak folk” che rievoca le sonorità e le atmosfere del cantautorato folk di fine anni Sessanta. Lei detesta le etichette e in particolare questa etichetta, ascolta musica più moderna e apprezza nuove icone indie come Ariel Pink. Tuttavia, per forza di cose, accetta questo status ed entra per la prima volta in studio per realizzare il suo secondo LP, il primo nato come un vero e proprio album, se si considera come l'esordio fosse di fatto una raccolta di vecchi brani messa in commercio da Presley. In On Your Own Love Again, il suono diventa più pulito e professionale rispetto alle produzioni più a bassa fedeltà della precedente raccolta. 

 

 

Le atmosfere sono oscure e notturne, un po' un riflesso di uno dei periodi più bui della giovane esistenza della Pratt che, dopo la morte della madre, si trasferisce in isolamento a Los Angeles per portare a termine il disco. Va a vivere a Silver Lake, dove un altro artista tormentato come Elliott Smith, ha realizzato i suoi capolavori più noti. L'introversa Jessica riesce a esorcizzare ansie e inquietudini con un album a suo modo catartico e liberatorio. 

Ha già dichiarato di volersi trasferire in qualche meta periferica degli Stati Uniti, come il Minnesota. Los Angeles non sembra adatta a una cantautrice così inguaribilmente solitaria e introversa. 

Jessica Pratt non è su Facebook (non confondetela con l'omonima cantante lirica), ma la trovate almeno su Twitter @JessicaPrattSF. Dopo un tour nordamericano e australiano al fianco di Kevin Morby, è in giro in Europa, ma non sono ancora previste tappe in Italia. Tornerà negli USA da maggio ed è stata confermata al prestigioso Pitchfork Music Festival di Chicago (vedi date).

 

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