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Chelsea Opera, la passione per l’opera fuori dai grandi teatri

A Chelsea, un'opera che si regge sulla passione e sul talento. Ingegnandosi per trovare finanziamenti e risparmiare, due donne hanno creato un piccolo tempio dell'opera, con una particolare attenzione a quella italiana. Abbiamo intervistato la direttrice, Lynne Hayden-Findlay 

 A Manhattan, passando davanti alla St. Peter's Church, su 21st street, tra Eighth e Ninth Avenue, si nota un cartello su cui è scritto Chelsea opera. Il cartello parla di due prossime repliche de La Tosca di Puccini, una il 4 e l'altra il 6 giugno. L'America sempre più mostra di amare l'opera e New York in modo particolare. Ma la Chelsea Opera è ancora relativamente una novità nel panorama operistico della Grande Mela. 

La Chelsea Opera è una organizzazione non-profit che produce due opere all'anno, co-fondata da Lynne Hayden-Findlay e Leonarda Priore, due cantanti d'opera con un grande amore per il genere. E proprio a Lynne Hayden-Findlay, cantante d'opera dal 2006, nata a Long Island, laureata in teatro alla SUNY New Paltz e con un M.B.A. in Strategic Management alla Pace University, abbiamo chiesto di raccontarci di questa avventura operistica di cui è co-fondatrice, co-produttrice e stage director.

In che anno è stata creata la Chelsea Opera? E come è nata l'idea? 

LynneLa Chelsea Opera nasce nel 2004. Io e Leonarda Priore, co-direttrice della Chelsea Opera, avevamo due amiche che volevano cantare in Suor Angelica, l’opera di Puccini così abbiamo deciso di produrre quest’opera a spese nostre. Dopo la performance, sia i cantanti che il pubblico ci hanno chiesto di rifarla. Così abbiamo deciso di diventare una non-profit organization.Lo stato di New York ci ha approvato lo status di non-profit in soli otto giorni, anziché nei tre mesi previsti!

A New York ci sono diversi famosi teatri dell'Opera, perché un'altra opera?

Sembra incredibile ma, dopo il Metropolitan Opera (e la ex-Dicapo Opera), ci sono ben 60 piccole compagnie nei cinque distretti di New York, ognuna delle quali offre performance diverse in quanto a stile e tradizione. Ma il fatto che esistano, dimostra la presenza di un gran numero di cantanti talentuosi che vivono a New York… e di un pubblico che vuole vederli e sentirli. Soprattutto le opere italiane.

Si sa che produrre un'opera comporta molte spese. Non la spaventava, all'inizio, l'idea di trovare fondi? E come ha risolto il problema dei finanziamenti?

Ci spaventava, sì. Moltissimo. Infatti all’inizio abbiamo dovuto cancellare una produzione (di Gianni Schicchi) perché ci eravamo accorte che non avevamo i fondi per portarla a termine. L’abbiamo presentata anni dopo quando avevamo più soldi in banca.

Quante opere avete fatto finora? Quante ne presentate all'anno?

chiesaHo perso il conto, ma ne abbiamo prodotte circa 20. All’inizio avevamo un repertorio esclusivamente italiano. Suor Angelica, Gianni Schicchi, Cavalleria Rusticana, Don Giovannie Le Nozze di Figaro. Ma nel 2009 abbiamo presentato le nostre prime opere contemporanee: due opere di un atto, di Lee Hoiby e una di William Walton. Da una parte non erano state un successo finanziario, ma lo erano state da un punto di vista critico e artistico, così abbiamo cominciato a chiedere finanziamenti a organizzazioni che supportano la new musice da allora siamo riuscite a produrre un’opera contemporanea e una classica ogni anno.

Lei non è di origine italiana. Quando le è venuta la passione per l'opera? E alla sua collega Leonarda? 

Io avevo studiato canto al college, ma poi ho iniziato una carriera nel business. Poi, quando ho perso mio marito nel 1991, ho deciso di tornare alla mia passione: la musica. Ho provato l’opera e mi sono innamorata della musica. Ho imparato anche l’italiano! Io penso di avere, da qualche parte, radici italiane, anche se non le ho ancora trovate (almeno sull’albero genealogico…).

Qual è il suo compositore preferito? 

Forse sembra una cosa sciocca, ma il mio compositore preferito è sempre quello con cui sto lavorando. Durante una produzione diventiamo così coinvolti, di solito dura 6 o 8 mesi o più, che non puoi che amare quel compositore!

Come sceglie le opere da produrre?

Prima guardiamo i vari ruoli e chi potrebbe cantarli, poi ci assicuriamo di poter trovare un’orchestra da camera. Se l’opera richiede una scenografia complessa o troppo grande, non possiamo considerarla. Tutto ciò che facciamo è minimalista. Certo, ci sono opere di compositori che non potremo mai fare (Verdi, Wagner, Strauss) perché richiedono un’orchestra troppo grande per cui non abbiamo spazio.

Le vostre opere sono in costume. Dove trovate i costumi d'epoca?

Affittiamo i costumi dalla TDF (Theatre Development Fund, ndr) Costume Collection che era stata creata per aiutare teatri e compagnie non-profit. Quando una compagnia tipo il Met o Papermill Playhouse terminano una produzione, donano i costumi al TDF. Il magazzino, che è grande come un intero isolato, si trova nello scantinato della Kaufmann Astoria Film. Ha tutti i costumi divisi per periodo storico, uomini, donne, e accessori: cappelli, sciarpe, scarpe, collant, eccetera. Prendiamo le misure di ogni cantante e poi io cerco un costume di quel periodo che gli possa andare bene. Lo provano e si fa la scelta definitiva. Poi dobbiamo pagare la lavanderia dove portiamo i costumi prima di restituirli, così, un’opera come La Tosca ci viene a costare, probabilmente sugli 800-1.000 dollari, solo in costumi.

locandinaE le scenografie?

A seconda dell’opera, mettiamo un telo nero per coprire l’altare e i muri decorati intorno all’altare della chiesa, poi installiamo delle piattaforme per alzare il palcoscenico. Ma per La Tosca la chiesa è una scenografia perfetta, quindi non affitteremo nulla. Coi soldi “risparmiati” ingrandiremo invece l’orchestra.

Avete un'orchestra completa?

Le orchestrazioni delle opere richiedono da un minimo di 3 a 15 strumenti circa. Per La Tosca abbiamo aumentato il numero di archi e abbiamo aggiunto l’arpa e l’organo, per un totale di 23 strumentisti.

Dove avete presentato le vostre opere dal 2004? Come avete  scelto il posto?

Fin dall’inizio abbiamo presentato le nostre opera nella St. Peter’s Church a Chelsea. Leonarda ed io sapevamo da tempo che questa chiesa era perfetta per le voci operistiche. La maggior parte delle chiese hanno un riverbero di 3+ secondi, che non va bene per l’opera. Ma la Chiesa di St. Peter ha il pavimento di mattonelle, grandi banchi di legno, e una balconata di legno tutto intorno che è ottima per l’acustica, rendendola adatta alla musica lirica.

Appuntamento quindi il 4 e 6 giugno per La Tosca. Convinca i nostri lettori a venire a vedere lo spettacolo.

Per La Toscaabbiamo messo insieme un gruppo eccezionale di cantanti lirici e, come dicevo, usiamo la chiesa stessa come scenografia, abbiamo trovato costumi favolosi del 1800 (il magnifico Periodo Imperiale) e un’orchestra eccellente. Promette di essere una serata da non perdere!

Allora in bocca al lupo!

Grazie. E come dicono i cantanti lirici: Crepi il lupo!

 

 

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