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R&B afro-chicano, il grande salto di Miguel

Non è esattamente un nome nuovo, soprattutto per il pubblico americano, ma con il terzo LP Wildheart, in uscita in questi giorni per ByStorm Entertainment e il gigante RCA, Miguel sembra ormai destinato all'esplosione definitiva. Non inganni l'estetica e quel mood da sex-symbol latino: Miguel ha un talento autentico e puro

Miguel Jontel Pimentel è nato nel 1985 in una delle aree demograficamente più eterogenee di Los Angeles, San Pedro. Madre afro-americana, padre messicana, nonostante le influenze ispaniche sempre presenti nelle sue produzioni, culturalmente ha un feeling maggiore per la tradizione black. Non a caso, a dispetto delle origini per metà latino-americane, ha sempre ammesso di non aver mai imparato una singola espressione in spagnolo. Anche perché i suoi divorziano quando lui è ancora alle scuole elementari ed è grazie alla madre che inizia a scoprire da giovanissimo la musica. Sua madre è appassionata come molte donne della sua generazione ai grandi classici R&B. Anche il padre ha ascolti poco latini e indottrina per bene il figlio coi suoi ascolti jazz, hip hop e funk. Prima di diventare uno degli artisti più chiacchierati della nuova scena R&B, Miguel ha un'altra passione, quella della danza che coltiva fin dall'età di cinque anni. La svolta artistica arriva invece a tredici anni quando inizia a reinterpretare con il suo peculiare falsetto i classici della tradizione black a stelle e strisce.

Molto precoce e intraprendente, inizia a scrivere e registrare brani originali a soli quindici anni, mostrando un talento compositivo sbalorditivo. Grazie a un compagno di scuola entra in contatto con la compagnia di produzione Drop Squad e così ai tempi delle superiori passa la maggior parte del tempo lontano dai banchi e immerso in lunghissime session di registrazione.

Alla sua formazione musicale contribuisce non poco l'amicizia con Johnson Barnes, giovanissimo talento hip hop che di lì a qualche anno diventerà noto in California e negli USA con il moniker Blu. Nemmeno sedicenne firma il suo primo contatto proprio con la Drop Squad e il suo nome inizia subito a girare nei circuiti rap di Los Angeles.

Nel 2004 inizia a lavorare al primo album che avrà un genesi molto più lunga del previsto. Inizialmente si accorda con la label indipendente Black Ice che distribuisce il primo singolo a nome Miguel, Getcha Hands Up. Presto sente la necessità di sganciarsi dall'hip hop per virare verso un suono sempre più cantautorale e soul. Così nel 2007 cambia scuderia e si accasa alla Jive Records, storica label degli anni Ottanta che ha lanciato nomi del calibro di A Tribe Called Quest, R. Kelly e Aliyah prima di contribuire all'esplosione di fenomeni pop anni Novanta come i Backstreet Boys, 'N Sync e Britney Spears. Il cambio di etichetta comporta non pochi problemi con la Black Ice che rivendica diritti sul suo astro in ascesa.

Solo nel 2010 le cose si risolveranno e finalmente Miguel riesce a dare alle stampe il suo primo LP, All I Want Is You. Il disco ha spessore, ma con poca lungimiranza il giovane talento afro-chicano non prevede la prossima dissoluzione della label che non ha tempo né denaro da spendere nella promozione dei suoi nuovi talenti. Per sua fortuna, la defunta Jive finisce per essere assorbita dal colosso RCA e il CEO Mark Pitts – lo stesso che aveva scoperto e lanciato Miguel – è nominato responsabile dell'area “urban music”. Tutto torna: lo stesso Miguel ha sempre definito la sua proposta musicale “urban pop”.

Nel 2012 inizia finalmente l'ascesa, grazie al capolavoro Kaleidoscope Dream che debutta al numero tre della top-200 di Billboard. Adorn diventa uno dei brani più ascoltati in radio e sul web e sulla stessa scia gli altri due singoloni Do You… e How Many Drinks ne consolidano il successo. La giovane promessa di San Pedro accontenta pubblico mainstream e critica indipendente come dimostrano le sue esplosive performance alla CMJ Marathon of Music di New York del 2012.

Nel 2013 duetta con Mariah Carey nel tormentone #Beautiful e nell'incantevole ninna-nanna Primetime di Janelle Monàe. Il timbro di Miguel melodioso e caldo diventa inconfondibile anche grazie a queste collaborazioni di prestigio. Non lo ferma nemmeno un comico incidente sul palco quando crolla su due fan durante il suo show ai Billboard Music Awards.

Wildheart arriva dopo due anni di ritardi e smentite, anticipato dalla potentissima Coffee. Tra gli ospiti figura anche un altro tamarro di lusso della scena afro-americana come Lenny Kravitz e il disco è subito accolto con entusiasmo da stampa, pubblico e critica.

Non inganni dunque l'estetica e quel mood da sex-symbol latino (vedi copertina del nuovo disco): Miguel ha un talento molto più autentico e puro della sua immagine da uomo-copertina e insieme a Frank Ocean, si conferma uno dei migliori esponenti del new R&B.

Lo trovate su Twitter (@miguel) e su Facebook.

 

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