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Vulnicura: l’elaborazione del dolore secondo Björk

Nel suo ultimo album, Vulnicura, Björk canta la morte della sua famiglia, un'esperienza insieme terribile e liberatoria, e utilizza la musica come exit strategy per ripartire, investendola di un significato nuovo; il risultato è una Björk in una versione più umana e un suono più appetibile per chi l'ha sempre associata alla pura eccentricità

“C'è una via d'uscita". Così dice Björk, in un post su Facebook all’indomani del lancio del suo nuovo album. Ed è la musica la exit strategy della cantante islandese che in Vulnicura racconta in maniera chiara e diretta la rottura, dopo 13 anni di convivenza, con l'artista d'avanguardia Matthew Barney, dal quale ha avuto anche una figlia. Un documento reale che testimonia il progressivo deterioramento della loro storia d’amore, l’inevitabile separazione e il disfacimento di una famiglia. “C'è un posto dove posso rendere omaggio alla morte della mia famiglia?" si chiede la cantante islandese nell’omonimo brano Famiglia.

Così, a distanza di sette anni dall'ultima apparizione in Italia, la poetessa dei ghiacci si è presentata sul palco dell’Auditorium di Roma fasciata in un lungo abito rosso, una maschera sugli occhi, e accerchiata da un rinomato ensemble di 15 archi, per cantare al pubblico il suo dramma personale, la sua sofferenza. Non è un caso che il titolo Vulnicura sia l’incrocio tra le parole latine "vulnus" (ferita) e "cura". Stonemilker, il brano che apre l'album (e con cui l'artista ha aperto anche il concerto romano), è stato scritto 9 mesi prima della fine, quando Bjork comincia ad essere consapevole che le cose stanno cambiando. Mentre i successivi Lionsong, Black Lake e History of Touches, rievocano il percorso di elaborazione del dolore fino alla guarigione. “Perché un amore che svanisce è un’esperienza terribile e dolorosa, ma in ultimo è liberazione” ha scritto Bjork nelle note di copertina.

Un momento del concerto di Björk all'Auditorium di Roma

Un momento del concerto di Björk all’Auditorium di Roma

L’ex frontgirl dei Sugarcubes, a cui il MoMA di New York ha dedicato quest’anno una retrospettiva, presenta la sua storia senza chiederci né compassione né assistenza, ma solo di ascoltarla. Così i battiti freddi e i gorgoglii dell’imponente impianto di sintetizzatori, presidiato dal co-produttore dell'album, il compositore d'avanguardia Arca, e le percussioni elettroniche di Manu Delago si mettono al servizio della voce dirompente della cantante, capace di raggiungere picchi molto alti. E mentre svolazza sul palco come una farfalla che cerca di spiccare il volo, sullo sfondo scorrono immagini di insetti e rettili che offrono al pubblico la rappresentazione pittorica dei moti interiori dello spirito della regina dell’electro-pop.

Dopo Biophilia del 2011, un progetto multimediale che esplora la dicotomia tra suono, tecnologia e natura, e altri sei album di sperimentazioni vocali ed elettroniche costruite intorno a metafore ed allegorie sui misteri di un universo infinitamente grande, Vulnicura, potrebbe essere visto come il tentativo di Björk di dare un significato nuovo alla sua musica. Ed un suono più appetibile a chi ha sempre associato la cantante islandese a quella divertente ed eccentrica ragazza che indossò un vestito da cigno agli Oscar dell'edizione 2001. Un motivo in più per pensare di aver assistito ad un concerto unico: una Björk in una versione più umana, grazie a due sentimenti misteriosi e potenti, ed apparentemente insondabili, come l’amore e l’angoscia.

Venti in totale i concerti che l'artista ha tenuto e terrà nel corso del 2015 (due mesi fa anche a New York). Domenica 9 agosto, chiude un ciclo di quattro date al Wilderness Festival di Charlbury, in UK, dal 13 al 16 agosto sarà a La Route Du Rock di Saint-Malo in Francia, e dal 4 all'8 novembre all'Iceland Airwaves di Reykjavik, in Islanda.

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