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Eartheater e il cyborg-folk di Alexandria dei Guardian Alien

Con due dischi in pochi mesi, Eartheater è diventato uno dei progetti di nicchia più celebrati dalla critica specializzata di questo 2015. Non un ascolto facile, ma una volta metabolizzato, rivela due capolavori in cui la spiritualità folk e l'avanguardia elettronica si elevano in una dimensione “cyborg-folk”

Dietro a Earthheater, un nome dal fascino ancestrale, si nasconde una vecchia conoscenza della scena di Brookyln, Alexandria Drewchin, già membro dei Guardian Alien, duo noise, di culto, nato a inizio decennio e molto attivo tra i project e gli art space di Bushwick.

Oggi vocalist e compositrice sperimentale a 360 gradi tra gusto vintage e spinte digitali, Alexandria scrive pezzi già da adolescente, a partire dal folk tradizionale e da Kate Bush, una delle sue muse ispiratrici il cui eco si sente anche nelle sue ultime produzioni. Ciò che le manca è la costanza nel mettersi a studiare per bene i suoi brani, anche perché non sceglie un acronimo fino al 2009 con Eartheater che sembra dare quel sigillo tipico dei nomi in grado di dare un'idea su atmosfere e sonorità già prima dell'ascolto. Ma sempre nel 2010 conosce uno dei batteristi più prolifici ed eclettici di Brooklyn, Greg Fox, già percussionista con Dan Deacon e nella band black metal amata dagli indie, i Liturgy.

Tra le mille idee e progetti, Fox sta mettendo in piedi un progetto solista per dare ulteriore sfogo alla sua voglia di volumi ai limiti dell'illegalità e a quella ricerca sonora sempre sul filo della rottura e della cacofonia. Guardian Alien inizialmente è il suo progetto, gli si affiancano man mano diversi musicisti, tra cui proprio Alexandria che dovrebbe ammorbidire i propositi radicali di Fox, ma finisce per diventare un'urlatrice provetta che dal vivo dà un tocco mistico e sciamanico alle performance audio-visuali dei Guardian Alien. Il duo gira ovunque, offre alcune delle performance più memorabili in mete di culto del pubblico indipendente newyorchese, come il Secret Project Robot o lo Shea Stadium. Soprattutto sul palco emerge il talento da performer di Alexandria e il suo apporto cresce album dopo album. I Guardian Alien rilasciano l'omonimo esordio e il disco della notorietà See The World Given To A One Love Entity (pubblicato da Thrill Jockey) nel giro di pochi mesi, a cavallo della fine del 2011 e l'inizio del 2012. In loro si respira la sperimentazione pop psichedelica degli Animal Collective e la schizofrenia dei Black Dice con l'anima rumorista di Fox a spadroneggiare in ogni singolo brano. Nel 2014 arriveranno altri due dischi a consolidarne nome e fama, e intanto Alexandria cerca di ritagliarsi dello spazio per portare a compimento il percorso di creazione del suo progetto solista.

Eartheater vede ufficialmente la luce nel 2013, quando la Drewchin registra finalmente i suoi primi brani. Tra le sue influenze emerge un immaginario gotico e medievale che si sposa in maniera molto sorprendente con le sue tendenze elettroniche. Una delle sue fonti di ispirazione, oltre alla menzionata che tributa con un'ammaliante cover di Babooshka, è il genio di Jodorowski e le colonne sonore dei classici del regista cileno.

La gestazione è lunga e meticolosa, ma ad accelerare i tempi sopraggiunge l'incontro con Doug Kaplan, produttore al lavoro proprio per Guardian Alien. Kaplan ha anche una label, la Hausu Mountain, e intravede in Eartheater una delle scommesse ideali per le sonorità fatali e dai tratti lisergici tipiche dell'etichetta di Chicago.

Nel febbraio del 2014 arriva Metalepsis che stupisce per varietà e intensità: svarioni folk, allucinazioni psichedeliche e fughe elettroniche, su cui si adagia la calda voce retrò di Alexandria. In autunno arriva il bis, Rip Chrysalis, in cui Eartheater riesce a fare un passo avanti trovando una quadratura del cerchio ancora più a fuoco, con melodie pagane avvolte in una nebbia di arpeggi, riverberi synth, orchestrazioni sinistri e rumori di fondo. Dal minimalismo di Humyn Hynm, passando per l'avanguardia stridente ed epica di Herstory of Platypus, il disco stupisce già a un primo ascolto e svela nuovi particolari e soluzioni, traccia dopo traccia: si pensi a una Cat Power sotto acidi cresciuta nei festini noise di Brooklyn.

Non è un ascolto facilissimo, ma una volta metabolizzato bene, vi troverete davanti a due capolavori in cui la spiritualità folk e l'avanguardia elettronica si elevano in una dimensione fuori dal tempo che lei stessa definisce “cyborg-folk”.

Eartheater è su Facebook e su Twitter, e si prepara al suo primo tour da solista.

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