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Una giornata con Miele, la grande esclusa da Sanremo

Prima proclamata vincitrice, poi la beffa e il sogno della finale svanisce

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Quando ancora tutto doveva succedere, abbiamo passato una giornata con Miele a Sanremo, la giovane proposta del Festival proclamata dapprima vincitrice e poi, per un problema con il sistema di votazione, esclusa dalla finale. Ma lei, dolce e decisa di indole, sorride all'ingiustizia e guarda avanti

Socchiude gli occhi, appoggia la nuca all’angolo dell’ascensore e respira forte senza far rumore. “Come stai?”, le chiedo. “Stanca”, mi risponde. Sono le 9.32 di mattina e la cantante delle giovani proposte di Sanremo 2016 Manuela Paruzzo, in arte Miele, sta per andare incontro alla giornata che la porterà per la prima volta sul palco dell’Ariston. Alzarsi alle 7.30 del mattino, come ha fatto lei, a Sanremo equivale a svegliarsi alle 3, perché dopo il Festival c’è Casa Sanremo, con i suoi mini concertini, e dopo Casa Sanremo c’è il Dopofestival, condotto da Nicola Savino, che più che un divertimento qui in riviera diventa una necessità, dato che devi sapere tutto ciò che accade intorno per orientarti. E questo vale che tu sia un giornalista o un artista.

Artista e giornalista, eccoci qua. Ho chiesto a Miele di poter essere la sua ombra per un giorno intero, documentarne spostamenti, pensieri, paure. Perché c’è tutto un mondo di giovani cantanti italiani che guardano Sanremo con occhi sognanti spesso senza sapere come sia la vera quotidianità dei giorni della kermesse più seguita d’Italia. Per Miele a Sanremo oggi non è un giorno qualsiasi, ma può diventare un giorno perfetto. O forse lo è già. Ma nel libro Un giorno perfetto Melania Mazzucco, l’autrice, segue per 24 ore la vita di un padre separato per poi scoprire che a tarda notte ucciderà entrambi i figli per vendicarsi dell’ex moglie. Non ci saranno omicidi nel giorno perfetto di Miele, ma ingiustizie sì. È che Miele ancora non lo sa.

miele-a-sanremo-1“Sono Miele mi piace il rock e sono siciliana, sono Miele e faccio rock alla siciliana. Rock col pizzo e lo scialle.” Ha 26 anni e le idee chiare la ragazza, lo dimostra anche una delle sue citazioni preferite, tratta dal libro Un po’ per amore, un po’ per rabbia di Pino Cacucci: “Le radici sono importanti, nella vita di un uomo, ma noi uomini, abbiamo le gambe, non le radici e le gambe sono fatte per andare altrove”. Il suo altrove si chiama Milano, ci arriva, da Caltanissetta, a 23 anni, si iscrive al Cpm Music Institute e inizia un percorso a base di musica. Nel 2012 vince il Festival di Caltanissetta, ma è nel 2015 che esce vincitrice da “Area Sanremo” e viene selezionata per partecipare al Festival. Il suo brano, Mentre ti parlo, è un pezzo forte, intenso, dedicato al rapporto con il padre. Il tema glielo chiederanno in tanti tantissimi oggi, assieme a come mai ha deciso di chiamarsi Miele. Il miele è dolce e deciso e poi, le fa notare una giornalista in conferenza stampa, “c’è in tutti i dolci siciliani”.

Ore 9.00

Di fronte al teatro Ariston La Vita In diretta, programma di intrattenimento di Rai 1, si strafoga di collegamenti e interviste a tutte le ore. Miele inizia il carosello che la porterà a correre da una parte all’altra della città per riuscire a soddisfare tutte le richieste dei tanti giornalisti che la richiedono.

Non è sola, il suo staff è la sua famiglia, che la accompagna e la consiglia. Scherzano e ridono, sono giovani e professionali. Alle 7.30 l’ha svegliata Claudio Fabbro, il suo insegnante storico di canto nonché in questo caso assistente. “Come ogni mattina le ho preparato la colazione”, racconta. Poi alle 8 trucco e parrucco anche se lei è bella di suo. Successivamente incontro con gli altri e via. Gli altri sono, oltre a Claudio, Manuel Magni e Samanta Nocera, che curano la comunicazione radio e tv, Gabriele Lo Piccolo dell’ufficio stampa. Se loro non la lasceranno sola un attimo, ricordandole gli appuntamenti imminenti e trascinandola nella vorticosa follia del Festival, il suo produttore e manager Andrea Rodini e Antonio Sarubbi, della casa discografica Maciste, ruotano intorno guidandola a qualche passo di distanza.

Ore 9.45

Sopra al teatro Ariston c’è la sala stampa Roof, a quest’ora deserta. Miele ci passa di sfuggita per raggiungere la stanzetta per il collegamento con il Tg1. Prima prova a prendere un caffè al volo, lo ingoia prima di essere chiamata per la diretta. In quella stanzetta, per 20 secondi di risposta, ci tornerà anche nel pomeriggio. Le chiedono battute concise, di strizzare la sua essenza in secondi, presentarsi senza poter dire nulla, dopo anni di lavoro per arrivare fino a qui. “Sono assolutamente emozionata – spiega – sono confusa e felice, per citare Carmen Consoli”.

Appena esce dal tg, c’è il giornalista di Metro che la aspetta per una video-intervista: si fa al bar della sala stampa, con una mini telecamerina appoggiata nel tavolo bianco e il rumore delle tazzine come colonna sonora. Poi via a Radio Rosa nello stand in vetrina in centro a Sanremo. “Ma facciamo presto però che dobbiamo andare al Royal”, ricordano i ragazzi della comunicazione. I tempi sono scanditi dalle dirette tv e radio, ognuno ha il proprio programma e incastrare tutto è come giocare a tetris.

Ore 11.00

La suite dell’hotel Royal costa 1.000 euro a notte, ma l’hotel in sé, con le sue 5 stelle superior, durante il festival di Sanremo diventa il polo per il pernottamento degli artisti più classici e per tante interviste delle testate giornalistiche che non hanno accesso alla sala stampa. “Io però dormo in appartamento – puntualizza Miele che non smette mai di sorridere leggera a ogni persona che incontra”. “È molto più tranquilla di me e mi sta stupendo”, dice il produttore Rodini.

Al Royal, i fotografi del settimanale Grazia la aspettano per un servizio fotografico che mette in risalto tutta la sua elegante femminilità. Miele usa la sua timidezza per essere vera, niente maschere o facce impostate.

Poi si cambia sala e si fanno due parole con una tv toscana. “Chi è Miele? È una ragazza che ama il sole, mangiare e le cose semplici. Ero Manuela fino a poche ore fa. È vero, sono timida, ma con la musica invece ho un approccio forte”. “Metticela tutta – la congeda il giornalista alla fine – perché il testo è molto bello e ti auguro tu possa avere tanto tanto successo”. È solo uno dei tanti in bocca al lupo, la baciano, la abbracciano, a volte pure un po’ invadenti, ma non per lei che con elegante gentilezza regala sorrisi a tutti.

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Ore 11.30

“Manuel, possiamo fare tutte le interviste di fronte al mare?” chiede sorridendo ai ragazzi della comunicazione. Il mare fuori dall’hotel Royal scintilla sotto al sole ligure e da come lo guarda credo Miele stia ripensando a casa. “Dai che abbiamo la diretta a Radio Bella e Monella. Tu puoi restare qui – dicono a me – tanto andiamo nel loro stand e torniamo qui al Royal “. Li lascio andare nella loro macchina rossa che a me sennò tocca raggiungerli a piedi e ho iniziato a sudare già 2 ore e mezza fa.

Ore 12.00

In un salottino di un’area appartata del solito lussuoso hotel, Miele siede accanto a un giornalista che regge in mano un microfono con un cubo. Il suo è un microfono speciale: a differenza dei normali microfoni con un unico nome della testata scritto sotto, questo ha diversi nomi in ogni faccia. Ad ogni ruotare del microfono di qualche grado chiede a Miele di salutare una radio diversa: “Ciao a tutti gli amici di radio vattelapesca. Ciao a tutti gli amici di radio laqualunque. Un abbraccio a tutti gli ascoltatori di radio sordomuta”. Anche se i nomi delle radio sono diversi la situazione non fa meno sorridere.

Ore 12.10

Si torna in sala stampa, a qualche chilometro di distanza. Miele mi confessa che ora va un po’ meglio. “Nella prima ora mi sentivo stranita, sballottata. Mi son detta: se continua così non ce la faccio. Mi sento molto stanca e avevo l’umore a terra”. “Ma non ti stanchi a ripetere sempre le stesse cose a ogni intervista?”, oso. “Sì” dice, ma lo fa in un modo così dolce che ti viene da chiedere dove lo possa nascondere l’umore a terra. La giostra delle interviste prosegue senza sosta. “Ieri in un’ora e mezza ne abbiamo fatto una 50ina. Oggi in tutto ne faremo poco più di 20, è un giorno tranquillo”, mi spiega Samanta.

Sullo sfondo Miele ripete a una giornalista che “dopo Sanremo voglio continuare a essere stanca, ad avere le occhiaie, ma soprattutto a suonare e fare musica”.

Appena si affaccia nella sala stampa i giornalisti la riconoscono e si avvicinano. Risponde a tutti. Poi si defila in un’area un po’ nascosta. Estrae il cellulare dalla tasca e risponde a qualche messaggio. “Sono qui a Sanremo con mia mamma, i miei fratelli, il papà e lo zio. Gli amici mi mandano le foto delle interviste che vedono da casa, mi chiedono come sto. La cosa che mi dispiace più di tutte è non riuscire a rispondere a tutti”.

Tra i tanti messaggi ricevuti ce n’è uno che l’ha colpita. “Un batterista con cui ho suonato mi ha scritto un excursus su come ci siamo conosciuti, dice che si ricorda di me al coro della scuola, ricorda come abbassavo gli occhi e sa quanto ho dovuto combattere con la mia timidezza. Mi ha scritto che è orgoglioso di me”. Si illumina nel ricordare quanti, tanti, le vogliono bene.

Ore 12.30

Miele va a pranzo con i giudici di Area Sanremo, il concorso che le ha permesso di essere qui oggi. Lo staff si concede il lusso di perderla di vista per qualche ora.

Ore 14.30

Di nuovo in sala stampa, Miele si prepara a tenere una conferenza di fronte a tutti i giornalisti. Con lei c’è Mahmood, anche lui giovane proposta selezionata da Area Sanremo. “Questa sera avrò 3 minuti e 29 secondi per far vedere cosa so fare con la musica”. Parla del suo album Occhi dell’etichetta discografica Maciste e distribuito da Artist First. Racconta il brano in gara, che si scontrerà con quello di Francesco Gabbani in un crudele duello sul ring dove solo uno prosegue la corsa. “Il brano è firmato da me e Andrea Rodini. Nel mio disco oltre a tre brani miei, c’è una cover di Lucio Dalla con gli Stadio e due brani di due giovani autori”. Manu, come la chiama il suo entourage, non ha mai rinunciato a fare la musicista di strada. “Cantare tra la gente a ridosso di una chiesa, una piazza o un porto antico è uno degli esperimenti che qualunque musicista dovrebbe concedersi. Il contatto con la gente è talmente intenso da diventare quasi fisico”. Ispirata da Janis Joplin, Nick Cave, Tom Waits e Ivano Fossati, ricorda molto una moderna Mia Martini.

Ore 16.00

“Ve lo dico. Dopo le 17 voglio staccare”. L’avvicinarsi della diretta inizia a farsi sentire. Spetterà a lei inaugurare la serata del Festival, un compito arduo anche per un rodato big. Le dicono di sì mentre intanto firma copertine del suo disco. “C’è l’intervista a Isoradio e poi il collegamento per Rai 1 e basta vero?”.

Ore 16.30

miele-a-sanremo-3L’intervista a Isoradio è appena finita. Ci sono venti minuti di tempo prima del collegamento con il tg. Al Casinò, a un chilometro di distanza, c’è un seminario di creatività che a Miele interessa. “Non farlo” le intimano i ragazzi-angeli custodi, ma lei non ascolta più nessuno. Prende il suo insegnante/assistente Claudio e galoppa fuori dall’Ariston. Gabriele dell’ufficio stampa li segue a ruota. E anch’io per capire cosa sta succedendo. Miele fugge dal carosello mediatico, è un cavallo della giostra che corre libero nel corso pieno di gente di Sanremo. “Manu dove ci porti di bello?” sorride Claudio. È un’evasione frettolosa, il riprendersi la libertà. Ride incurante della diretta delle 17. Bisogna andare e tornare a piedi, la folla rallenta tutto. I tre arrivano al Casinò, si affacciano affannati nelle varie salette, l’occhio fisso all’orario. Il seminario è al primo piano e non c’è tempo per fare le scale. Riparte la corsa del ritorno. Dal Casinò all’Ariston Miele sente il profumo della focaccia genovese, vede i bambini vestiti da carnevale, coriandoli per terra, cartelloni del Festival ovunque, ascolta gli artisti di strada, guarda con la coda dell’occhio una vetrina, non si ferma mai, non rallenta mai. Incontra una persona importante, le sorride. E arriva puntuale per la diretta della Rai.

Ore 17.15

Miele si ritira nel suo appartamento. Alle 19 la aspettano trucco e parrucco.

Ore 20.47

Scende la scalinata del palco dell’Ariston. È vestita di nero con i capelli raccolti, ricorda la sua Sicilia e le dive del passato, ma senza austerità. Tutta la sua squadra è sul palco con lei anche se non si vede. Gabriele dell’ufficio stampa, finché lei canta, ondeggia la braccia e muove convulsamente la gamba sinistra. Ma la grinta della sua voce non ha paura di niente. Dopo lo sfidante Gabbani parte subito il voto, ma nella sala stampa qualcosa non funziona e i telecomandi non vanno. Viene proclamata vincitrice Miele con il 53% dei voti, i giornalisti insorgono, monta la polemica, la prima vera del Festival. Il resto è cronaca: dopo un’ora e mezza i giornalisti rivotano, per 3 voti vince lo sfidante e a Miele viene tolto il sogno della finale.

Ore 23.00

La mia giornata con Miele a Sanremo finisce qui. Avrebbero dovuto esserci un concertino a Casa Sanremo e un’ospitata al Dopofestival. Anche in caso di non-vittoria, ca va sans dire. Ma perdere così vuol dire diventare protagonisti di qualcosa che non era mai successo nella storia del festival.

Ore 23.30

Mentre tutto intorno è caos, Miele, che ha raggiunto la sala stampa, mi viene incontro con un sorriso sereno, solare. Non sa che domani i vertici proclameranno una riunione per provare a riammetterla in gara come chiesto dal suo staff, ma vincerà il regolamento e Miele canterà ancora una volta solo come premio di consolazione.

Ore 8.00 (del giorno dopo)

Dopo una notte insonne, Miele pubblica un video nella sua pagina Facebook, “Sono felice di quello che ho fatto, della mia performance, e voglio resti così. Oggi voglio comunque sorridere”.

Alle ore 16.30 Miele a Sanremo aveva incontrato una persona importante e le aveva sorriso. Lui le aveva detto: “A prescindere da tutto ci vediamo a Milano. Sono sicuro che riusciremo a fare delle belle cose assieme”.

Guarda il video di Mentre ti parlo di Miele:

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