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Seth Bogart e la sua nuova trasformazione pop

La decisa svolta patinata del leader del progetto punk rock Hunx And His Punks

seth bogart
Hunx lascia il punk: Seth Bogart, eccentrica icona gay di San Francisco, esce con il suo primo disco solista che porta il suo vero nome, un album alle prese con atmosfere anni Ottanta, accattivanti tormentoni pop, sonorità sintetiche e collaborazioni poco probabili

Da un intrattenitore sopra le righe come Seth Bogart è sempre lecito aspettarsi di tutto. Ex parrucchiere e gestore di un vintage store a San Francisco, autore del TV show Hollywood Nail, oggi titolare moda Wacky Wacko apprezzata da Miley Cyrus e da Kathleen Hanna (guest nel nuovo album), storica icona femminista riot girl di Portland, nota come vocalist delle Bikini Kill nei primi anni Novanta, poi nella formazione electro-clash Le Tigre e infine con The Julie Ruin. Il suo secondo album solista ha tanti altre guest, è il primo con il suo vero nome, mette in luce la sua mai sopita anima pop, con tendenze pericolosamente anni Ottanta e un gusto patinato sfarzoso e irresistibile.

Seth Bogart si era fatto conoscere al grande pubblico internazionale con il progetto indie rock dalle tendenze punk, noto appunto come Hunx and His Punx, ma ecco il disco omonimo a smentire i suoi recenti esperimenti musicali. Uscito a febbraio per Burger Records, l’influente etichetta indipendente californiana nota per aver fatto spopolare in tutto il mondo decine di band tra garage rock, noise pop, surf e power pop. Quello di Burger è un sound che è diventato marchio di fabbrica, a partire dall’estetica tipicamente West Coast e quel mood trasandato e anni Novanta tipico di alcune delle band più rappresentative tra quelle lanciate dalla label di Fullerton.

Il disco di Seth è tutto fuorché un disco da Burger Records, se non per le melodie di facile presa e un’attitudine in ogni caso solare e scazzata.

Nato nel 1980 a San Francisco, Seth Bogart è sempre stato un artista poliedrico e sopra le righe dall’innato gusto per la provocazione e un performer con pochi eguali nella sua generazione e in quell’area geografica. Già nel 2008 aveva dato sfoggio del suo animo più glam nel progetto autopresentato come gay pop dei Gravy Train!!!!, band di San Francisco che univa lo spirito punk ai motivi ammiccanti della bubblegum music tipica di boyband e girlband. Il progetto si conquista una certa notorietà nel 2009 in tour di spalla a Nobunny e al compianto garage rocker Jay Reatard, morto prematuramente appena un anno dopo.

Le loro performance sono un tributo al glam e consentono a Seth di diventare abbastanza popolare nel giro underground californiano per mettere in piedi un gruppo tutto suo. Inizialmente risponde al nome di Hunx and His Punkettes, almeno in tour, dove è accompagnato da una band di sole ragazze. Poi prende piede a tutti gli effetti il progetto punk rock Hunx and His Punx con cui esordisce ufficialmente per la label di Seattle Hardly Art nel 2011. Too Young To Be In Love è figlio dell’animo più marcio e punk di Bogart e non a caso è prodotto da Ivan Julian dei leggendari Richard Hell & The Voidoids. Abbandonata l’idea delle punkettes con l’addio delle collaboratrici Amy Blaustein e Michelle Santamaria, si dedica a tutti gli effetti al suo progetto che regala soddisfazioni sia a livello di critica specializzata che a livello di pubblico, grazie alle performance live mai noiose e prevedibili.

Nel frattempo Bogart coltiva il suo progetto solista vagamente d’autore pubblicando nel 2012 Hairdresser Blues, e poi grazie al suo ritorno a Los Angeles e Street Punk fa esplodere Hunx and His Punx. Nel 2015 inaugura la sua prima esposizione di visual art, The Seth Bogart Show, nata per lanciare il suo nuovo progetto solista che prepara mentre si dedica alla sua nuova attività di fashion designer. Seth Bogart segna il suo ritorno agli anni Ottanta e al pop sintetico, abbandonate le sonorità vintage e il garage pop e quel look punkettone che lo ha accompagnato sul palco in Hunx and His Punx.

Un tripudio di sonorità sintetiche e ritmiche incalzanti a partire dal primo singolo Eating Makeup che ospita Kathleen Hanna e ispirata a un episodio della serie My Strange Addiction in cui, per l’appunto, il protagonista mangia del trucco. Il mondo della tv, della moda in tutte le sue derivazioni più kitsch ispirano questo album che sembra proprio la risposta di Hunx agli Hot Chip o, in certi momenti, più stralunati, l’Ariel Pink delle produzioni più 80s. Non a caso alla produzione c’è Cole MNG già al lavoro proprio con Ariel Pink e con la più sofisticata Julia Holter (che vi abbiamo già presentato). Un’altra guest di lusso, la giovanissima scrittrice americana famosa per il fashion blog Style Rookie, compare a sorpresa nel brano Barely 21. L’album suona quasi come un party, che coinvolge un’altra giovanissima, la vocalist californiana Clementine Creevy e popstar australiana Chela.

Tutto così improbabile e ammiccante, ma provare a resistere ancora una volta alle sonorità di Seth Bogart è davvero una tortura per i muscoli. Lo trovate su Facebook e su Twitter. Le date del suo tour sono sul coloratissimo sito ufficiale.

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