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La fine della pubertà indie rock di Mitski

Puberty 2 è uscito a fine giugno e finalmente consacra la talentuosa artista nippo-americana

mitski
Alla prova del quarto album, la venticinquenne indie rocker di origine giapponese si conferma una delle voci più intense della scena di Brooklyn. Mitski mescola testi ironici e narrativi, dai temi post-adolescenziali, con incursioni elettroniche e sintetiche che la avvicinano a St. Vincent

Mitski Miyawaki, in venticinque anni ha abitato in tredici diversi Paesi e ha pubblicato quattro album in studio. L’ultimo in ordine di tempo è Puberty 2, uscito a fine giugno per Dead Oceans, che porterà in tour in Nord America e in Europa nelle prossime settimane. A partire dal titolo emblematico, il disco segna il passaggio nell’età adulta di un’artista che nelle ultime produzioni sembrava a un passo dalla definitiva prova della maturità.

Padre americano dipendente dell’Esercito, madre nipponica, nasce nel 1990 in Giappone per volontà della seconda che vuole garantire alla figlia un passaporto giapponese. Al tempo i genitori vivono nella Repubblica Democratica del Congo ed è solo la prima tappa di un continuo peregrinare tra basi americane in giro per il mondo, dall’Africa Centrale alla Malesia passando per la Cina e la Turchia dove si diploma. La sua formazione musicale da cittadina del mondo prende ispirazione dall’incredibile varietà di suoni e suggestioni da cui è travolta nella sua adolescenza. I dischi pop anni Settanta di sua madre fanno da collante e filo conduttore. Il lungo e precoce viaggio intorno al mondo di Mitski la porta in una sorta di predestinazione nella città simbolo del melting pot, New York.

Inizialmente si iscrive a un corso di cinema all’Hunter College, ma i genitori intuiscono il talento musicale della figlia e successivamente le consentono di iscriversi al Conservatorio della prestigiosa università statale di Purchase, la SUNY (State University of New York).

Nei primi mesi newyorchesi si immerge nella vivace scena universitaria della città e va alla scoperta dei luoghi di culto della scena di Brooklyn che ha ridato linfa alla musica alternativa del borough. Scrive i suoi primi pezzi con piano e chitarra. Il primo in assoluto è Bag Of Bones, ammaliante ballad dal respiro classico che diventerà una delle colonne portanti del disco d’esordio, Lush, che uscirà nel 2012 mettendo subito in lustro le qualità compositive di Mitski. Dopo il promettente esordio arriva un esperimento ancora più ambizioso, Retired From Sad, New Career in Business, nel quale, in fase di registrazione, coinvolge un’orchestra di sessanta elementi.

Il suo nome finalmente inizia a imporsi nei circuiti che contano, così prima di procedere alla lavorazione del terzo album, sigla un’intensa con l’influente Double Double Whammy. Figlia del suo tempo, sarcastica e con quel velo di malinconia che pervade sempre le sue liriche, Mistki decide di rendere omaggio ai Simpson nella scelta del titolo. Bury Me at Makeout Creek è una citazione di Milhouse nella puntata in cui è investito da un camion. Nel disco la giovane si sposta dal chamber pop delle prime produzioni verso sonorità decisamente 90s che rievocano PJ Harvey, sia nelle ballad più intime e introverse, che nei momenti più fragorosi, da figlioccia di quelle band indie rock femminili eredi del movimento riot grrrl.

Instancabile, qualche mese dopo si mette subito sotto per dare un seguito al disco che più degli altri ha contribuito ad accrescerne la popolarità negli ambienti indipendenti anche oltreoceano. Puberty 2 è anticipato da Your Best American Girl, irriverente attacco alla frivola generazione indie anglosassone, a partire dal video. I riferimenti musicali toccano i Weezer e ancora una volta gli anni Novanta, ma negli arrangiamenti si percepisce un salto di qualità. Tra testi sempre ironici e molto narrativi, dai temi post-adolescenziali e contemporanei, colpiscono le incursioni elettroniche e sintetiche che avvicinano Mitski a quel gusto eclettico  di un’altra compositrice cresciuta artisticamente a New York, St. Vincent.

Nei brani più d’impatto della raccolta, la venticinquenne Miyawaki sembra essersi finalmente sganciata dal frullato di riferimenti così vari ed eterogenei che hanno plasmato il suo background musicale.

Tornano le chitarre a Brooklyn, ma è solo un’illusione. La fine della pubertà indie rock di Mitski è la fine della pubertà indie rock di una generazione.

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