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Meglio tardi che mai, musica per il riscatto del Sud

Intervista con La Famiglia del Sud, l'emergente duo musicale Sisé Kolombalì & Sista Tita

famiglia del sud
La Famiglia del Sud è composta dai fratelli siciliani Francesco e Margherita Riotta, in arte Sisé Kolombalì & Sista Tita: nella loro musica le passioni che scuotono i meridionali, nel loro album "Meglio tardi che mai" la Sicilia e la dignità di un popolo

La Famiglia del Sud è una giovane formazione musicale composta da Francesco e Margherita Riotta chitarra, voce e percussioni. Un duo che esplora sentimenti e passioni che agitano le metropoli meridionali e insieme ogni angolo del mondo che sogna e soffre. Hanno iniziato il loro viaggio cantando per le strade, nei luoghi di ritrovo, nei pub e dovunque la loro musica è divenuta una compagna di giochi e intrattenimento per i giovanissimi del popolo che abita e palpita le notti palermitane.
Il loro primo album è intitolato “Meglio tardi che mai”. un’autoironia per la distanza di tempo che intercorre tra il primo brano intitolato “Sisè Kolombalì e Sista Tita” del 2009 e l’uscita del primo album.

Il disco è costituito da dieci tracce inedite che raccontano la Sicilia d’inizio secolo: la cultura antimafia, la difficoltà del popolo siciliano nel riscattare la propria dignità, l’interculturalità, la tradizione, i quartieri storici, le dancehall e la vita notturna del centro storico di Palermo, la migrazione, il mare, il sole e la passione per la musica. Narrate con la semplice formula di una chitarra e due voci attraverso un linguaggio musicale cosmopolita che contempera reggae, ska, raggamuffin, blues e afro: una vera e propria mixité.

I brani sono stati scritti da Sisé e Tita, nomi che Francesco e Margherita hanno scelto per il loro percorso artistico. La maggior parte in lingua italiana, ma spesso intrecciata con il siciliano, lo spagnolo, l’inglese e grazie alla collaborazione con Mamadù Touré, nel brano “Il viaggio della speranza” si può rintracciare anche il djula (lingua ivoriana, varietà semplificata del Bambarà).

Ciao Francesco, ciao Margherita, anche se per la verità non dovrei chiamarvi così visto che tutti vi chiamano in altro modo.

“Ben detto!. Sisé Kolombalì & Sista Tita”.

Nomi che suonano esotici, diversi, perché li avete scelti…

“Perché la nostra musica e la nostra identità sono un po’ meticce. Il nome di Sisé trova le sue radici nell’Africa della Costa D’Avorio. Sista Tita invece è un nome che mette insieme la cultura jamaicana e il nome originario nonché Margherita.

Sista, sta per sorella! In Jamaica è la forma contratta di Sister, Kolombalì invece è una parola Djula e significa pressapoco “Colui che non sa”.

Nel nome il vostro essere. Così come la vostra musica che si nutre di contaminazioni con culture e costumi diversi e lontani…

“Si”.

Ma sempre accomunati da una gioia di vivere che affiora nelle vostre canzoni…

“Proprio così! L’interculturalità e la speranza che le cose possano migliorare sono elementi essenziali della nostra musica. Entrambi i concetti in questo periodo faticano nella nostra società a causa delle complicazioni economiche, sociali e ambientali”.

la famiglia del Sud

Sista Tita & Sisé Kolombalì

Tu Sisè hai iniziato ad appassionarti di musica da piccolo e Sista ti ha seguito. Come nascono le vostre canzoni? scrivete ambedue?

“Le nostre canzoni possono avere un percorso comune. Altre volte invece ci muoviamo in modo indipendente, dipende dall’ispirazione, dal tema e da mille altre cose. Il nostro disco è costituito da brani scritti a due mani e brani individuali”.

E parliamo del vostro lavoro un lungo percorso creativo che avete voluto fissate in un disco. La gente vi applaudiva ai numerosi concerti ma non poteva acquistare la vostra musica…

“Il disco è stato travagliato. Un po’ perché mancava il budget iniziale ma anche perché non ci sentivamo ancora all’altezza. Il supporto del nostro pubblico è stato fondamentale nel prendere la decisione. Molto spesso capitava che chiedessero il disco ed ecco ‘Meglio tardi che mai’ il nostro primo album e per noi una grande conquista. Si può dire che il 2016 ha dato alla luce due bambini: il disco intitolato e la piccola Frida che nascerà a settembre. AJAJAJJA!!!!”

Fantastica notizia!

“Sì sì, sicuramente Tita la porterà a ogni concerto”.

La creatività non può che riceverne un influsso enorme.

“Speriamo. Una nuova vita, una nuova fan, forse un’altra artista, ma di sicuro una riflessione sul mondo che si rinnova, su una nuova donna che si affaccia a un mondo che spesso ci piace e altre volte ci dispiace…
La nuova generazione avrà grandi compiti. Da futuro zio spero che Frida come le future donne e i futuri uomini abbiano la forza di affrontare con creatività e tenacia la complessità del mondo che si presenterà. La nuova generazione dovrà essere capace di rimediare agli errori che stiamo commettendo oggi in termini economici, sociali e ambientali. Ripeto queste tre dimensioni perché la sfida sarà trovare nuove strade per connettere la sfera umana con quella economica e la sfera umana con quella ambientale. E da quello che vedo, la mia generazione, a parte qualche focolare di saggezza, è molto lontana dal riuscirci. Per questo ripongo le mie speranze nei ragazzi del futuro”.

Il vostro disco è una escursione sui questi temi si parla del viaggio come fuga, come ricerca, come speranza. Si riflette su Palermo città benedetta e maledetta. Sui suoi quartieri divenuti simbolo. Sull’amore rifugio e conforto delle nostre anime che gioiscono e soffrono…

“Proprio così. Hai sintetizzato perfettamente il nostro album. Non aggiungerei altro. Palermo e la Sicilia hanno ispirato le nostre canzoni e disegnato il nostro modo di essere. Le nostre canzoni poi hanno fatto da sottofondo alla nostra vita e a quella di molti siciliani. Le difficoltà, le nostre vite e la vita di chi ci segue, le speranze sono diventate un’unica cosa. Tutto questo si percepisce nei nostri live e credo che accada semplicemente perché noi raccontiamo la nostra terra e lo facciamo con una formula semplice: una chitarra e due voci. L’effetto è molto particolare perché un nostro live, sia su un palco che per strada, diventa un’atmosfera molto familiare abbattendo le distanze”.

Un vostro brano ha raggiunto già oltre 200mila visualizzazioni Cifre da star. È un altro segue a ruota…

“Ajjajaj! Bem baba bem baba mi va tutto bene!”

Esatto un inno a sorridere alle avversità. Qualche cenno sui vostri progetti futuri….

“È  stato scritto in un periodo in cui sia io che Tita eravamo molto giù di morale. Siamo riusciti a darci una botta di vita. E da quello che sappiamo è stata una canzone-terapia per moltissime persone. Nei prossimi mesi torneremo in studio per registrare un brano che sarà inserito nell’album di Shape Mc, noto rapper svizzero; lavoreremo per un secondo video-clip e ovviamente staremo dietro Frida che riempirà le nostre giornate. AJAJAJ”.

Questo è un manifesto dell’ottimismo spero che in tantissimi vi conoscano e possano ascoltare le vostre bellissime canzoni. Appena sarà pronto il video ci incontreremo ancora…

“Assolutamente. Avremo molto di cui parlare
grazie mille per l’augurio!”.

 

 

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