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Grazie Spotify, è stato strano ma anche così bello

L'azienda leader dello streaming musicale in una campagna celebra il 2016 all'insegna di un bellissimo saluto

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Nei poster, usciti un po' in tutto il mondo, quelli di Spotify hanno raccolto tutte le grandi stranezze che sono accadute sulla piattaforma in questo anno folle. Spotify dimostra di saper dialogare con i suoi utenti andando a cogliere esattamente gli insight di chi adora ascoltare musica con la semplicità e l'uso di una piattaforma organizzata perfettamente

Immaginate di essere i boss di Spotify e avere le chiavi di una grande stanza infinita, in cui monitor di ogni grandezza piovono dal cielo carichi di tanti dati individuali; le canzoni che abbiamo ascoltato ripetutamente senza sosta, le ricerche più strane che abbiamo fatto, le playlist più assurde che abbiamo creato. Naturalmente non è così che funziona Spotify, non c’è nessuna stanza infinita. Ma i dati delle persone, quelli ci sono: basta solo tirarli fuori, e trasformare il marketing dei numeri in poesia. Ed è quello che ha fatto l’azienda leader dello streaming musicale, nella sua campagna che celebra il 2016 all’insegna di un bellissimo saluto: “Grazie, è stato strano”.

Nei poster, usciti un po’ in tutto il mondo, quelli di Spotify hanno raccolto tutte le grandi stranezze che sono accadute sulla piattaforma in questo anno folle: c’è quel tizio che ha ascoltato “Sorry” per 42 volte di seguito nel giorno di San Valentino. O il tipo che ha iniziato ad ascoltare canzoni di Natale già a marzo. Quello che ha ascoltato 5376 volte la colonna sonora di Hamilton. E molte altre pazzie. Un utilizzo nuovo dei dati degli utenti ai fini pubblicitari, messi in piazza (letteralmente) per prenderli in giro ma allo stesso tempo capirli, come solo un vero leader oggi potrebbe fare. Quella vicinanza con gli utenti che un tempo era copyright di Apple e iTunes, e che oggi l’azienda di Cupertino sembra avere smarrito insieme alla semplicità intuitiva che caratterizzava la sua piattaforma musicale. Ormai iTunes e Apple Music sembrano macchine messe in piedi da ingegneri che hanno dilapidato il vantaggio di essere gli originali “owners” delle nostre playlist, paradossalmente quasi distanti dalla musica e dalle emozioni che questa può offrire; sembrano quei vecchi amici che ognuno di noi aveva, e che spendevano soldi per avere uno stereo sempre più sofisticato, fregandosene quasi dei dischi. Spotify invece dialoga con i suoi utenti andando a cogliere esattamente gli insight di chi adora ascoltare musica, soprattutto avvicinandoli con la semplicità e l’uso di una piattaforma organizzata perfettamente.

La campagna sta uscendo in UK, USA, Argentina, Australia, Brasile, Messico, e alcuni altri paesi tra i quali però non figura l’Italia. Da notare la scelta del media: si sarebbe potuto pensare a una campagna prevalentemente digitale, mentre la scelta dell’azienda svedese è stata quella di ricorrere ai “vecchi”  poster. “Il manifesto è ancora il mezzo che si adatta meglio a diffondere delle frasi geniali”, ci hanno fatto sapere. E noi ce lo annoteremo.

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