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Lil Peep, la nuova voce emo della trap

Il ventenne originario della Pennsylvania sarà uno dei nomi più chiacchierati del 2017

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Grazie a un paio di singoli molto efficaci e al potere dei social, il ventenne Gustav Åhr, in arte Lil Peep, si è fatto conoscere lo scorso autunno ed è diventato uno dei casi del momento riuscendo a dare un’imprevedibile direzione emo al rap e alla trap

A guardare le sue foto, Lil Peep, non dà esattamente l’idea di essere uno di quei personaggi particolarmente concreti e autentici. Tatuaggi su tutto il corpo, capello ossigenato rosa, residui iconografici anni Novanta dalla Disney al grunge, attenzione ai marchi, da Gucci a uno dei nuovi guru dello streetwear, Gosha Rubchinskiy, accompagnati da pose e frasi da post-adolescente. Vice poco prima di Natale si è interrogato in un editoriale, chiedendo ai suoi lettori senza mezzi termini se Lil Peep sia un musicista brillante o solo stupido più di qualsiasi altra cosa.

Eppure, grazie a un paio di singoli molto efficaci e al potere dei social, il ventenne è diventato uno dei casi del momento riuscendo a dare un’imprevedibile direzione emo al rap e alla trap.

Fino a qualche mese fa di lui si sapeva pochissimo grazie a una campagna furbamente elusiva messa in piedi da Gustav. Nato nell’annoiata periferia della Pennsylvania, si è trasferito molto piccolo a New York. Nel 2010 il padre lascia il resto della famiglia a Long Island e ciò contribuisce a complicare l’emotività già alquanto complessa di Gustav. Non va mai a scuola, inizia a tatuarsi ovunque e il suo tatuaggio “daddy” impresso sul petto suscita tuttora ironia e commenti tutt’altro che lusinghieri su 4chan e su Instagram. Preferisce vagabondare per i club più o meno in voga di Brooklyn, cercando di assorbire al meglio la confusa liquidità musicale della New York anni Dieci.

La confusione regna sovrana nell’immaginario e nei riferimenti culturali di un millennial sfaccendato come Gustav, dai Blink 182 agli emoji, tutto e il contrario di tutto. Gli piacciono gli anni Novanta, gli piace l’hip hop, è attratto dalla tradizione rap della Grande Mela, è un fan del punkrock e dell’emocore di due decenni fa, ma al contempo non disdegna popstar contemporanee come Katy Perry e le colonne sonore dei cartoni animati.

Alla fine della scuola, lascia l’East Coast per trasferirsi sulla costa opposta, in quel di Los Angeles, ovviamente nel quartiere più cool della scena musicale della città, Echo Park. Sempre più convinto di intraprendere una carriera da songwriter hip hop, il suo equipaggiamento è molto spartano: un microfono professionale, un mac e il programma Garage Band. Lil Peep, nome d’arte scelto da Gustav, inizia a scrivere brani nel 2015 e la sua attitudine da suicide kid mista a quella di giovane bianco sballato che ascolta musica da neri trionfa su Youtube e soprattutto su Instagram. Mettendo un attimo da parte gli aspetti più appariscenti e controversi del personaggio, Gustav ha un’ottima vena, scrive tantissime canzoni e registra in meno di dodici mesi otto dischi tra EP e mixtape dopo esser entrato nel giovane collettivo GBC (GothBoiClique) Si crea subito un nutrito seguito di fan che fanno crescere in poco tempo la curiosità attorno al suo nome e alla sua identità, rivelata solo nel 2016.

Nello stesso anno arrivano California Girls, Vertigo, Crybaby, la cui titletrack diventa un caso su Youtube e Soundcloud, e poi ancora Teen Romance e il suo ultimo mixtape che ne amplifica la popolarità online e lo porta a esibirsi dal vivo per alcuni show in California. Il disco si chiama Hellboy, è accompagnato da una linea di merch che gioca sui termini Hellboy e Hellbitch, sold out in pochi mesi. Le melodie sono accattivanti ed entrano subito in testa, i testi sono fatti apposta per l’adolescente che gioca a fare il depresso, non senza ironia e furbizia: “le ragazze mi fanno diventare matto”, “voglio uccidermi”, “lasciami sanguinare” tante altre frasi da diario di un adolescente difficile. Al suo fianco c’è il socio di GBC, Jazz Butler aka Lil Tracy, figlio di una delle icone del rap sperimentale, Ishmael Butler dei Digable Planets, oggi attivo negli Shabazz Palaces. Tra sample presi dalla scuola Christian Hardcore o da The Microphones, cantilene emo narcotizzate dalle ipnotiche andature trap e basi molto semplici e a bassa fedeltà, Lil Peep, lascia a modo suo il segno e grazie a Hellboy, inizia a esibirsi anche fuori dalla California, di supporto ad alcune date di Fat Nick & SmokePurrp.

Rassegnatevi alla sua faccia da schiaffi, se Lil Peep continuerà a essere così prolifico, il 2017 sarà davvero il suo anno.

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