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Elucid, da East New York alla ricerca della grazia

L’MC degli Armand Hammer e dei Cult Favorite ha appena pubblicato Valley Of Grace

Elucid
Una delle figure più complesse dell’underground hip hop di Brooklyn dopo l’esordio da solista del 2016, torna a raccontare la sua Brooklyn con toni cupi e apocalittici. Al centro dei testi di Elucid c’è la liberazione individuale e collettiva, in un’ambiziosa opera di denuncia ed emancipazione

Per Elucid, il 2016 è stato come per metà degli americani un anno sconvolgente, con l’elezione di quello che definisce senza alcuna riserva, un demagogo dai capelli arancioni. Come scrive sul suo sito per presentare il suo progetto solista, l’America è in una fase di cambiamento, ma nulla sembra migliorare: troppi neri sono uccisi dalle forze dell’ordine, le tensioni razziali sono le più dure e gravi di sempre, i “mass shooting” sono ancora all’ordine del giorno, le guerre in Iraq e Afghanistan non sono mai finite.

Gli USA barcollano come mai in passato sull’orlo di un precipizio, prossimi al baratro ed è da questo stato d’animo, arrabbiato, crudo, ma a tratti arreso e sconsolato, che prende vita il progetto di Elucid a partire dal primo LP solista, Save Yourself, uscito nella primavera del 2016 e profetico come tanti lavori rap di fine era Obama.

Nato all’inizio degli anni Ottanta nel Queens e cresciuto a Long Island, Chaz Hall vive con dei genitori molto religiosi che lo portano tutte le domeniche in chiesa cercando in tutti i modi di convincere il figlio a cantare nel coro. Ma Chaz odia quegli ambienti, sempre più spesso riesce a sfuggire al rito domenicale e sfrutta la strumentazione della sua chiesa per iniziare a registrare i suoi primi pezzi. Il suo immaginario di riferimento non è quello della musica gospel come auspicherebbero i suoi, ma quello dei miti del rap dell’East Coast, ma non solo. Come flow e struttura delle narrazioni, si ispira, e a molti ricorda anche come timbro, Ice Cube del mitico collettivo californiano N.W.A..

La musica fa comunque parte del dna familiare: sua mamma oltre a essere voce nel coro, ha cantato in tour con Grace Jones, il padre, bassista in chiesa, ha alle spalle diverse esperienze in band funk, afrobeat e bluegrass. Ma è soprattutto lo zio, il noto producer di Amityville DJ Stitches, a incanalare la carriera musicale del nipote sui binari dell’hip hop.

Talento dalle innate capacità di scrittura, si trasferisce prima a Fort Greene e poi a Crown Heights, nel cuore di quella Brooklyn che considera il neighborhood ogni anno più costoso e contraddittorio della città più sicura del mondo. Il suo primo album esce già nel 2002, si intitola The Bible and The Gang  ed è già incentrato sulla dicotomia tra spiritualità e cruda realtà della società afroamericana del nuovo millennio. In questi anni viaggia molto, passa anche dall’Europa e si fa conoscere nei circuiti delle radio underground riuscendo ad aprire show di Fat Joe, Jadakiss e Fabolous, grazie al successo del secondo mixtape, The Progress.

Non figura mai come Elucid ufficialmente, e a vario titolo collabora con Open Mike Eagle, Tanya Morgan, J*Davey, Beans from Antipop, Milo, Billy Woods, Busdriver, Small Professor and Rob Sonic. I primi lavori veri e propri in cui figura tra i credits sono nei Cult Favorite, insieme ad A.M. Breakups e soprattutto negli Armand Hammer insieme all’amico Billy Woods.

I due mettono insieme la label Backwoodz Studioz, etichetta dal 2002 molto attiva, musicalmente e politicamente, con campagne di denuncia sull’emarginazione delle aree più degradate di Brooklyn e sulla condizione delle carceri di New York. Gli Armand Hammer pubblicano in pochi anni un LP, Race Music, un mixtape, Half Measures, e un EP, Furtive Movements guadagnandosi ottime recensioni anche nelle riviste meno specializzate. È il 2013 e in questi anni Chaz decide di costruire un percorso parallelo da solista.

Il primo LP a nome Elucid vede la luce finalmente nella primavera del 2016 e rappresenta l’ideale compendio di un decennio di esplorazioni nel rap underground e un’incessante e insaziabile critica della realtà. Save Yourself è un disco molto immediato a personale, non mancano riferimenti alle aspettative disattese dalle due amministrazioni Obama e alla nuova ondata di proteste del mondo afroamericano.

Al centro dei suoi testi c’è la liberazione individuale e collettiva, in un’ambiziosa opera di denuncia ed emancipazione. I testi sono un appassionante racconto tra le strade della New York meno patinata e idealizzata, tra immagini sempre forti e vivide e uno spirito da crooner d’altri tempi. Nel frattempo infatti Chaz si è trasferito a East New York, una delle aree tuttora più refrattarie alla gentrification imposta dalle amministrazioni cittadine. È qui che Elucid cerca la sua grazia, ma anche altrove. Il nuovo EP è scritto e registrato in Sudafrica tra Johannesburg e Città del Capo, via di fuga dal caos metropolitano di Brooklyn. Qui nasce il secondo ambizioso capitolo della sua carriera solista, Valley Of Grace, EP anomalo con 11 tracce di uno-due minuti, se si esclude la delirante sinfonia futurista di dieci minuti di She’d Rather Be A Cyborg Than A Goddess.

Elucid regala un album a tratti dissonante e cacofonico, dai toni molto cupi e apocalittici per “guardare l’America bruciare da coste lontane dopo aver imparato a camminare sui carboni ardenti prima di lasciare l’East Coast”, come esclama senza filtri nella brutale Piano Wire.

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