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Chantal Balestri: una vita per la musica

La pianista italo-svizzera è una delle più giovani docenti alla NYU a soli 23 anni

Chantal Balestri suona il pianoforte fin da bambina ed ha ottenuto una borsa di studio alla New York University in piano performance sotto la guida di Jeffrey Swann: "Quelli che riescono alla fine ad eccellere sono quelli che, nonostante le batoste, non si arrendono"

Un percorso iniziato a soli sei anni, seduta ad un pianoforte. Anni di studi e impegno esercizi e prove,  hanno portato Chantal Balestri, italo svizzera di Massa Carrara, a diventare una delle più giovani docenti alla NYU a soli 23 anni. Chantal ha iniziato gli studi musicali da bambina e si è diplomata nel 2010 con 10 e Lode sotto la tutela del M° Giorgio Fazzi al l’ Istituto Musicale “L. Boccherini di Lucca. Per questo è stata indicata dal Rotary Club di Livorno come una dei quattro musicisti migliori diplomati della Toscana. Nel 2014 ha concluso il Biennio specialistico con 110 e Lode. Ha studiato con il programma Erasmus alla Musikhochschule di Freiburg per poi proseguire gli studi la Talent School di Verona. Vincitrice di numerose borse di studio e di concorsi nazionali ed internazionali, debutta per la prima volta a 13 anni in qualità di solista con orchestra in Italia e all’estero (Germania, Austria, Spagna, Portogallo). E nell’ aprile 2015 viene ammessa alla New York University, dove ho perseguito il Master sotto la guida di Jeffrey Swann. La prestigiosa università americana, oltre ad offrirle una borsa di studio, le ha permesso anche di insegnare pianoforte in qualità di docente aggiunto.

Come è nata la tua passione per la musica?

“È sempre stata dentro di me, i miei genitori ascoltavano diversi generi e io “ballavo” o canticchiavo sentendo un pezzo. A cinque anni espressi il mio desiderio di cantare e mia mamma pensò di iscrivermi nella piccola scuola di musica del paese (Fivizzano, MS). Invece di esibirmi davanti ad un microfono, mi ritrovai a studiare teoria e solfeggio prima ancora di toccare uno spartito! Dopo un anno, la mia insegnante suggerii di iniziare lo studio di uno strumento musicale. A casa avevo un pianoforte e mi misero di fronte a quello e fu così che iniziai. Cominciai  con il mio primo insegnante, Gianangelo Buffa, che fu fondamentale per la mia crescita e che accese la mia passione per la musica: il suo modo didattico era divertente e allo stesso tempo efficace. Tre anni dopo dichiarai che era quello che volevo fare nella mia vita e per il mio nono compleanno mi regalarono un bel piano a coda”.

Quali sono le qualità che ritieni abbiano dato lo slancio alla tua poliedricità?

“Sono sempre stata una persona curiosa e intraprendente e lo devo a mia madre e mia nonna che mi hanno sempre spinta a fare esperienze e aprirmi al mondo. A 7 anni partecipai al mio primo concorso musicale e a 12 anni mia nonna, che era solita accompagnarmi al Conservatorio di La Spezia,trovò una brochure per una masterclass a Lucca per l’estate e mi iscrisse. Fu così che cominciai a conoscere altri musicisti e insegnanti e diverse realtà. Da allora ho suonato concerti in diversi stati europei (Germania, Svizzera, Spagna, Portogallo, Finlandia etc..) e ora negli Stati Uniti dove ho cominciato ad avere diverse esperienze nell’ambito della musica classica contemporanea e di insieme. Infine a livello organizzativo e promozionale ho ampliato i miei orizzonti. In molti anni di concerti e concorsi, ho capito che la cosa importante se si vuole avviare una carriera nel mondo della musica, è quella di conoscere persone, creare una rete di relazioni affinché si possano realizzare dei progetti musicali. Purtroppo in Italia, come ben sappiamo, le opportunità non sono molte e soprattutto, senza soldi, si può fare poco o nulla”.

Cosa consigli a giovani ambiziosi che vogliono seguire un percorso come il tuo?

“Di buttarsi in nuove esperienze e di muoversi, conoscere realtà diverse, e se capita una possibilità, di coglierla al volo. Questo permette di crescere anche come persona che va di pari passo la propria sensibilità musicale. Per trovare la propria strada bisogna conoscerne diverse  e ogni tanto qualcosa di inaspettato può rivelarsi la mossa giusta. Bisogna essere consapevoli che questo mondo richiede molto lavoro, sacrificio e dedizione fin dalla più tenera età. Qualche volta può capitare di non ottenere quello che si vuole, come ad esempio non essere accettati in un Conservatorio o in un concorso. Quelli che riescono alla fine ad eccellere sono quelli che, nonostante le batoste, non si arrendono”.

Ti dividi da anni tra Italia e Stati Uniti. Quali differenze riscontri a livello artistico?

“In America le possibilità di concerti e di qualsiasi altra attività musicale, tra cui l’insegnamento, sono innumerevoli e con il dovuto tempo e conoscenze, le opportunità possono essere colte. Detto ciò, il livello artistico generale in Italia è  maggiore. Un esempio che posso fare è la dimensione del concerto: in America è normale fare una standing ovation a fine concerto, mentre in Italia il pubblico è più critico e non si sbilancia tanto facilmente. Inoltre in Italia siamo circondati dalla cultura. Nonostante l’educazione artistica e musicale in Italia presenti lacune che andrebbero colmate, camminando per strada respiriamo la bellezza e ne veniamo influenzati (anche se non sempre ce ne accorgiamo)”.

Come è stato l’impatto con la cultura americana?

“Ammetto che non è stato e tuttora non sempre è facile. Non ho mai avuto il cosiddetto “sogno americano”, ma volevo dare una svolta alla mia carriera e sapevo che New York sarebbe stata la scelta giusta e così  è stato. Ho delle buone posizioni lavorative come insegnante e le possibilità di esibirmi in pubblico non mancano. Sicuramente un aspetto della cultura americana con cui mi trovo a mio agio è quella del networking: fare conoscenze a fini lavorativi. Il problema è che questo aspetto spesso prevarica sui veri contatti umani e non è facile creare delle amicizie sincere. New York ha una grandissima energia che, se non controllata, talvolta può sovrastarti: i soldi e il lavoro sembrano essere la priorità assoluta, quando per me (e credo per i miei connazionali), esistano anche altre priorità, come gli amici e la famiglia”.

Hai avuto modo di lavorare accanto a nomi importanti della musica . Ti piace ispirarti a qualcuno in particolare?

“Non ho un  artista a cui mi ispiro. Credo semplicemente di essermi lasciata attrarre  sempre da diversi aspetti delle persone con cui ho avuto il piacere di collaborare o semplicemente conoscere. Per esempio,del mio attuale insegnante, Jeffrey Swann, mi affascina  la sua preparazione culturale e  musicale e per la padronanza delle lingue. In passato ci sono stati altri punti di riferimento per me,  altri insegnanti, che per me sono sempre state delle guide e delle figure fondamentali nella mia crescita. Ho  cercato di rimanere me stessa e non necessariamente imitare qualcun altro. Sono consapevole che il percorso musicale è diverso per ognuno di noi e non ho mai preteso di seguire le orme di qualcuno”.

Su che progetti stai lavorando adesso?

“Ho ottenuto un Master in Piano Performance presso la New York University e negli ultimi mesi ho investito tutte le mie energie prevalentemente in questo, unito al lavoro come docente aggiunto in università e i concerti svolti. Nel mio prossimo futuro frequenterò il Festival IKIF (International Keyboard and Festival) di New York e da settembre riprenderò il mio lavoro come insegnante di pianoforte presso la scuola italo-americana di New York, la Scuola d’Italia unito con la mia nuova posizione lavorativa alla Willan Academy. Mi auguro di aumentare i concerti non solo nell’area di New York, dove per ora ho prevalentemente suonato e di continuare ad associare alla mia attività concertistica l’insegnamento e l’organizzazione di eventi musicali. Sto facendo domande per programmi e corsi di studi che potrebbero aiutarmi in questa direzione…e tengo le dita incrociate!”.

Quali sogni vorresti ancora realizzare?

“Il mio desiderio è  quello di suonare e far parte del mondo musicale e questo mi basta per sentirmi realizzata. Il tutto circondata da persone che amo, che per me sono fondamentali. Fino a 4 anni fa non avevo idea che sarei finita a vivere negli Stati Uniti e quindi non so dove il destino mi porterà, e va bene così. Nonostante segua un obiettivo preciso, credo che sarà la vita a darmi le giuste risposte”.

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