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Jimi Tents, la voce dell’emarginazione di East New York

Il ventenne di Brooklyn che racconta una delle aree più povere e pericolose della città

Jimi Tents, la black voice dell'East New York, Brooklyn
Ha vent'anni e si è già fatto un nome. Jimi Tents è nato a Brooklyn, nell'East New York, il quartiere più pericoloso e povero della città. I suoi modelli sono Tupac, Nas, Jay Z, Lil Wayne e gli Outkast. "I Can’t Go Home" è il suo primo album ufficiale ed è già diventato un piccolo classico di genere

Il suo primo album ufficiale, I Can’t Go Home, è uscito a fine maggio, ma per qualcuno è già diventato un piccolo classico di genere. Jimi Tents, che vi avevamo già presentato in breve tra i 10 nomi newyorchesi su cui scommettere nel 2017, non ha deluso le aspettative di chi lo considera uno dei nomi emergenti più promettenti dell’East Coast.

Classe 1997, è nato in una delle aree tuttora più povere e pericolose di Brooklyn, quella di East New York, dove due terzi della popolazione sono afroamericani e il restante terzo ha origini ispaniche – una zona che resiste a ogni tentativo di gentrification e detiene dal 2011 il primato per il tasso di omicidi più alto della città insieme alla vicina Brownsville.

Cresciuto in quei quartieri tra Ozone Park e Highland Park, Jimi è figlio di immigrati caraibici, padre giamaicano e madre guyanese, e il suo contatto con la musica avviene molto presto grazie alle tonnellate di musica black che passano sullo stereo dei genitori. Dai classici soul e R&B al reggae passando per il rock e ovviamente per le hit rap ad alta rotazione dei primi anni Duemila. Il disco che segna la vita e il suo destino musicale è come per tantissimi suoi coetanei Stankonia degli Outkast, ma tra i suoi punti di riferimento, Jimi ha più volte menzionato Tupac, Nas, Jay Z, Lil Wayne.

Il background è quindi molto eterogeneo, ma ciò che affascina e intriga la ricerca musicale di Jimi è la profondità dei testi, soprattutto se raccontano la realtà di tutti i giorni senza quegli eccessi e quelle mitizzazioni della vita da star assai ricorrenti nei testi dei rapper più popolari e mainstream dello scorso decennio.

La realtà vissuta dal giovanissimo Jimi è lontana anni luce da quella dei club patinati della scena black newyorchese. La gentrification la vive sulla sua pelle quando la sua casa di nascita è messa in vendita per essere restaurata e così la sua famiglia è costretta ad andare a vivere in uno dei vari project dell’area. I suoi genitori fanno parte della tenace working classe di East New York e riescono comunque a tenere il figlio lontano dalla facili tentazioni del mondo delle gang.

L’ancora di salvezza arriva grazie alla sua esperienza in una scuola propedeutica al college di Crown Heights, dove entra in contatto con i rapper JayBel e Sedrocquelli che sarebbero diventati soci del collettivo SleeperCamp tra i cui supervisori più o meno “occulti” c’è Anthony “Moosa” Tiffith Jr. di Top Dawg Entertainment.

Jimi ha già scritto diversi brani e alla fine del 2015 vede la luce il promettente EP 5 O’Clock Shadow dove mette in mostra un flow molto oscuro e baritonale che nessuno riuscirebbe ad associare mentalmente alla voce di un ragazzo dell’East Coast nemmeno ventenne. Non mancano i guest, dai compagni di collettivo a KeithCharles Spaceber direttamente dalla Awful Sound di Atlanta. Il risultato è una raccolta di sette brani di puro hip hop che lambiscono la trap senza mai addentrarvisi.

L’EP fa accrescere la curiosità attorno al suo nome, ben ripagata dal primo album ufficiale che racconta nel migliore dei modi l’inizio di una fase di cambiamenti, almeno nei piani dell’amministrazione locale, che interesserà East New York. Eletto “hot neighborhood” dell’anno per la speculazione edilizia, già nel corso dell’ultimo anno ha visto impennarsi del 20% il valore degli immobili, il quartiere resta ancora segnato e scosso quotidianamente da omicidi per strada, violenze delle forze dell’ordine e spaccio di droga praticamente alla luce del sole. Tra gli ospiti figurano Ro James, Saidbysed e, soprattutto, Saba, una delle promesse della scena di Chicago, nell’intensa Below The Surface.

Nei testi di I Can’t Go Home emerge quell’acuta e spietata lettura della contemporaneità di Kendrick Lamar, non priva di un respiro gospel e spirituale, ma prevale il racconto di strada, della povertà, delle contraddizioni di Brooklyn e delle aspirazioni disilluse di una generazione.

Non ci è dato prevedere cosa sarà di East New York nei prossimi anni, ma i giovani di una delle aree più ai margini di New York sembrano aver trovato una voce credibile in grado di restituire slancio e speranza.

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