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Da Palermo a New York, a ritmo di Jazz e Folk: la voce di Laura Campisi

Nata e cresciuta a Palermo, vive a New York, e da pochissime settimane è stato lanciato il suo primo video ufficiale

La cantante Laura Campisi

Il 14 luglio, la presentazione del suo ultimo album, Double Mirror: "Il doppio specchio è quello che ci serve per trovare il nostro equilibrio interiore e provo a esprimerlo in ognuna delle mie canzoni", ci racconta Laura Campisi. Nel suo video, il singolo "Morningside", pensato ad Harlem ma composto da una serie di foto di paesaggi siciliani

La copertina dell’album “Double Mirror”

Dalla Sicilia a New York, per portare in America la tradizione mediterranea della musica italiana. Dal Jazz al Blues, dal Folk al Rhythm, con tanta grinta e un bel sorriso. Laura Campisi, voce accattivante e giovane cantante italiana, a Manhattan ha trovato un contesto fertile in cui crescere e dove mostrare le proprie qualità. Da quando si è trasferita a New York, nel 2011, si è esibita in location prestigiose come The Kitano, Bar Next Door, Zeb’s e New York University. E negli ultimi mesi, due novità hanno impreziosito il suo cammino da artista: l’uscita del suo ultimo album il 14 luglio, “Double Mirror”, e il lancio del primo video ufficiale della traccia Morningside, online da poche settimane.

Laura, raccontaci di “Double Mirror”: com’è nato questo progetto musicale?

“Considero ‘Double Mirror’ come un’esplorazione introspettiva e non convenzionale della realtà interiore. Ognuno ha la necessità di trovare, durante il suo percorso e il suo cammino, un proprio equilibrio. Non è semplice, è frutto di più passaggi e In genere lo si riesce a fare nel momento di maggiore consapevolezza di sé stessi: da qui si lega il concetto di ‘double mirror’, di doppio specchio, quello che serve per vedere la propria realtà a 360 gradi. Da un lato gli aspetti positivi nella loro purezza, dall’altro i difetti nella loro semplicità”.

Delle 13 tracce, 7 sono state scritte da te: quanto è stato lungo il concepimento di questo album?

“Il progetto è durato diversi anni: la sua prima versione, il suo primo volto diciamo, ha una natura che mi piace definire siciliana, perché lo iniziai a pensare quando ancora vivevo a Palermo, città che amo e dove sono nata e cresciuta. Le tracce iniziali sono state poi portate a definitivo concepimento nel 2012, quando ero già a New York da un anno”.

Tra le canzoni più apprezzate del nuovo album c’è “Luckier”, traducibile letteralmente con “più fortunato”…

“Sì, è una canzone particolare che ha seguito un po’, se vogliamo, i ritmi dell’album: l’ho pensata per la prima volta nel 2009, equando ero su un aereo dall’Austria all’Italia. Poi l’ho rimaneggiata con il passare degli anni e ha trovato la sua versione definitiva solo più di recente. È un testo che tratta della fortuna di potersi innamorare più di una volta, un privilegio che non viene dato a tutti nel mondo di oggi, ma che in molti hanno. E in troppi lo danno per scontato”.

Sei siciliana, nata a Palermo, e le radici mediterranee fanno parte del tuo bagaglio culturale: come hanno influito nella realizzazione del nuovo album?

“Tantissimo, sotto tutti i punti di vista. Il mio cuore è diviso tra Stati Uniti e Italia e le influenze culturali di questi due Paesi, di questi due mondi a cavallo dell’Oceano Atlantico, sono molto sentite nella realizzazione dei testi. Credo che il doppio specchio, da cui il mio ultimo album prende il nome, in un certo senso ripercorra un po’ anche questa mia doppia natura divisa tra Europa e Stati Uniti”.

New York è una città che, anche dal punto di vista culturale, offre tutto: com’è lo scenario relativo al jazz? Che significato ha questo genere musicale in una città come New York e, più nel complesso, nel mondo della musica di oggi?

“Il mio, come si può sentire dal mio ultimo album, non è jazz nel senso più tradizionale del termine. Si tratta piuttosto di un riferimento iniziale, di una base musicale da cui partire per veicolare determinati messaggi ed esprimere determinate emozioni. Credo che l’essenza del jazz, anche in una città come New York, sia innanzitutto l’interazione tra i musicisti, la libertà di potersi esprimere senza seguire rigidamente inutili linee guida: vedo il jazz di oggi come una struttura per permettere agli artisti di conversare tra loro”.

Oltre all’album del 14 luglio, negli scorsi giorni hai lanciato anche il tuo primo video, realizzato a Roma da tuo fratello: ci vuoi dire qualcosa in più?

“Anche in questo caso, è un progetto nato sotto il segno dei due universi: da una parte quello italiano, dall’altra quello americano. È stato un video scritto e pensato per le strade di Harlem, ma composto da una serie di fotografie mie e di paesaggi siciliani, piccoli scorci carichi di anelito che tanto propri sono alla nostra bella isola”.

Di cosa parla la canzone?

“Parla amore e del coraggio che ci vuole per mantenere in vita un rapporto, continuando a crederci. Ma parla anche del saper lasciare andare, del coraggio di chiudere una porta su qualcosa di concluso per imboccare il nuovo portone che si apre, per così dire. Per me la sensibilità infusa nelle scelte grafiche del video rende bene questo stato sospeso, introspettivo e un po’ sognante”.  

Com’è nata l’idea di questa clip?

“Dal mini-video che mio fratello ed io abbiamo realizzato per la campagna di crowdfunding su Indiegogo, lanciata lo scorso giugno. Il mini-video contiene un frammento della canzone “Morningside”, un pezzo a voce sola che chiude l’album, su cui Simone ha creato un collage di immagini ed effetti di videografica, con foto sovrapposte. Su tutto, una specie di piccola filastrocca in inglese che fungeva da invito a conoscere, ascoltare e supportare il progetto “Double Mirror”. Da lì è partita l’idea di realizzare il video completo della canzone, che abbiamo chiuso un paio di settimane fa mentre mi trovavo a Roma per far visita a mio fratello e rinnovare il mio visto artistico”.

Com’è stato lavorare con tuo fratello?

“Sono felicissima che il primo video ufficiale di ‘Double Mirror’ sia stato realizzato da mio fratello Simone. Non solo lo stimo moltissimo come giovane artista e dunque amo lavorare con lui, ma è stato anche un modo ulteriore di creare ponti tra i due mondi, l’Italia e l’America, su cui si intesse tutta la trama stessa dell’album. La mia famiglia è in tutto ciò che faccio, è nelle mie origini, nel supporto incondizionato che mi hanno sempre mostrato e nella condivisione della bellezza e della gioia di musica e arte in generale”.

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