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Gisella Cozzo, la voce italo-australiana degli spot che hanno segnato un’epoca

Intervista alla cantante italiana nata e cresciuta a Melbourne che dell'Italia dice: "E' stata il mio 'merry-go-round' artistico"

Gisella Cozzo e i Sanp​a Singers.

E' suo il motivetto famosissimo della Coppa del Nonno “Joy, I feel good, I feel fine”, ma anche il jingle della Levis “Tu vuo’ fa’ l’americano”, e le sigle di programmi come "Mai dire domenica" e il "Grande Fratello". Alla Voce si racconta Gisella Cozzo, cantante italiana nata a Melbourne la cui voce ha portato al successo pubblicità e sigle che hanno segnato un'epoca

Chi non ricorda il celebre spot televisivo della Coppa del Nonno, “Joy, I feel good, I feel fine”, che ha accompagnato l’estate di intere generazioni? E ancora il jingle della Levis “Tu vuo’ fa’ l’americano” o quello della Coca Cola “Sensazione Unica”, delle sigle di programmi come “Mai dire domenica”, il “Grande Fratello” insieme alla Gialappa’s band. Dietro a quei motivetti diventati popolari, c’è la voce di Gisella Cozzo, cantante italiana nata e cresciuta a Melbourne da genitori italiani (la mamma di Lamezia Terme e il papà originario della provincia di Catania), prima di ritornare nel suo Paese di origine dove ha studiato pianoforte, chitarra e si è diplomata in teoria e solfeggio.

Gisella Cozzo.

La passione di Gisella per il canto inizia da piccolissima, quando all’età di dieci anni studia canto e recitazione. In Australia vince il programma nazionale “Young Talent Time”, l’equivalente dell’Italiano “X Factor” o di “American Got Talent” e inizia la sua carriera come support artist di cantanti australiani e italiani come Marcia Hines, Simon Gallagher, Eros Ramazzotti, Marcella Bella, Fiordaliso, Pupo, I Ricchi e Poveri, Toto Cutugno, Riccardo Fogli, i Pooh, Mario Merola, Cristian Tajoli e tanti altri. In Italia, la sua carriera discografica inizia nel ’88 e debutta, vincendo il primo premio al concorso “Rino Gaetano” con il brano ”Get Up”. Inizia a collaborare con i nomi più prestigiosi della musica leggera italiana come Jovanotti, Anna Oxa, Gianluca Grignani, I Neri Per Caso, Pooh, Albano, Cristina D’Avena (attualmente è la sua personale ‘English vocal coach’). Grazie al suo talento, vince una borsa di studio alla “scuola di compositori di Mogol”. come cantautrice e diventa autrice e interprete di colonne sonore come ‘L’ultimo Capodanno’ di Bertolucci interpretando “I feel love” di Donna Summer e nel film ‘A time for Dancing’di Peter Gilbert.  Il 13 dicembre esce il singolo “Santa Claus is coming to  town” realizzato insieme ai Sanpa singers, i ragazzi della Comunità di San Patrignano, legato al progetto “Sing for life” . Gisella, che oggi vive a Milano dove il 14 dicembre si esibirà insieme ai ragazzi di San Patrignano, in concerto nella Chiesa di Santa Maria del Carmine, sta lavorando a nuovi live, un nuovo album e nuove collaborazioni. Perfettamente bilingue, ha sempre fatto del suo bagaglio costruito su due culture, quella australiana e italiana, una fonte di arricchimento e di opportunità professionali. Dell’Italia dice: “Artisticamente parlando l’Italia era un ‘merry-go-round’. Era come un giostra per me perché potevo salire e saltare  da diversi fronti del mondo artistico. Un giorno cantavo come vocalist in un album di Jovanotti”.

Da cosa è nato il progetto “Sing for Life” e quale è stata la cosa più emozionante nel lavorare con i ragazzi della comunità di San Patrignano? 

“Ho avuto l’idea del progetto “Sing for Life”​, dopo un incontro di prevenzione organizzato dalla comunità di San Patrignano a Milano nella scuola di mio figlio. da una grande curiosità nei confronti della realtà riminese, mi è venuto l’idea di mettere a disposizione il mio talento, la mia arte, cantare. La scorsa estate ebbi l’occasione di  visitare questa meravigliosa e grande comunità di San Patrignano ed​ ho saputo dell’esistenza dei Sanp​a Singers ,​ i ragazzi del coro. Il mio lavoro di cantante ed in questa occasione anche  producer ​si è arricchito  dalla presenza dei Sanpa Singers. Insieme abbiamo condiviso il grande amore e rispetto per la musica. In sala di registrazione era come se fossimo legati da     una intrinseca magia; in realtà nessuno di loro era mai entrato un una sala d’incisione. Forse anche per questo il risultato è stato straordinario. Eravamo ​riuniti per creare  armonie ed emozioni per dare vita ad un progetto unico. Per me  non è stata semplicemente una canzone natalizia ma molto di più, ​per tutti noi ha rappresentato una rinascita, amore e credere ancor di più nella ​gioia di vivere. Da quel giorno è nato “Sing for life”,  il progetto di cantare insieme un brano corale natalizio come  “Santa Claus is coming to  town” per dare speranza ed un’altra chance ​di rinascita ​a questi ragazzi , la meritevole missione della Comunità di San Patrignano”​.

​Come hanno reagito i ragazzi?

“I ragazzi erano entusiasti. Come ho già detto, ​non avevano mai avuto un esperienza in una sala di registrazione con una cantante/producer professionista prima d’ora​. Un ragazzo addirittura mi ha ringraziato dicendomi che  si era sentito come una “​star” p​er la prima volta nella sua vita.

La locandina del nuovo singolo natalizio “Santa Claus Is Coming To Town”

Sei arrivata in Italia, il Paese da dove i tuoi genitori sono partiti,  dopo aver vinto un talent show e in Italia hai studiato e trovato il successo. Come era l’Italia quando sei arrivata?

“​L’Italia per me era un Paese pieno di opportunità. ​ Artisticamente parlando l’Italia era un ‘merry-go-round’ . Era come un giostra per me perché potevo salire e saltare da diversi fronti del mondo artistico. Un giorno cantavo come vocalist in un album di Jovanotti , Al Bano o Anna Oxa ed un altro potevo registrare la voce per un progetto Dance. Ero molto richiesta come cantante/corista per i concerti degli artisti Italiani o per le loro produzioni. Cantavo principalmente  in inglese e spesso scrivevo testi per brani pop/dance alcuni dei quali ebbero un buon successo all’epoca. Come autrice ed interprete, ho lavorato per fiction , sigle per trasmissioni televisive, colonne sonore per  film italiani e americani.  L’Italia era pronta per esplorare nuove mode musicali. Era un ‘melting pot’ di idee e nuove scoperte, che mi ha permesso di utilizzare tutte le mie risorse e skills creative valorizzandole al massimo”.

La tua voce ha accompagnato le pubblicità italiane più importanti. Cosa significa per te la canzone negli spot televisivi?

“​Le canzoni degli spot o jingles come sono comunemente chiamate sono diventate oramai brani famosi con una precisa collocazione.  Posso dire che il mondo dell’advertising mi ha fatto apprezzare la parte creativa di quello che c’è dietro questo mondo. La scrittura e l’interpretazione di un jingle mette la creatività di una artista a dura prova. In 15, 30, a volte 45 secondi devi dare il massimo. Quale  interprete devo dare il massimo in pochi secondi per rendere giustizia ad un prodotto e confezionarlo con una voce che accompagni il visual/l’immagine dello spot o film.  Insomma, tutto deve lavorare a braccetto. Ci sono spot che hanno segnato un’epoca e accompagnato almeno un paio di generazioni. Provate a pensare allo spot della Coppa del Nonno. Ricevo messaggi da miei fans che mi fanno notare che questa canzone “Joy I feel good I feel fine” ha accompagnato la loro vita e segnato in qualche modo l’inizio dell’estate italiana”.

Chi sono i tuoi cantanti italiani preferiti, quelli con cui ti piace lavorare e con cui hai  lavorato in passato?

​”Da ragazzina, avevo solo sedici anni, aprivo i concerti in Australia per artisti di cui non mi rendevo conto della popolarità in Italia. Per citarne  alcuni , Eros Ramazzotti ,Toto Cutugno, Marcella Bella, I Ricchi e Poveri e tanti altri. Mi sono resa conto della grandezza di questi artisti quando arrivai in Italia e capii la grande opportunità che l’Australia mi aveva regalato. Comunque non nata a caso, ma frutto di lunghi anni di studi e preparazione. Lo rammento spesso alle persone che mi chiedono come si fa a diventare una cantante e dico che a dieci anni prendevo due tram e un autobus per raggiungere la mia maestra di canto. Naturalmente  il mio background musicale iniziale era la musica australiana pop/rock come gli  Acdc, Inxs, Men at Work e i meravigliosi Bee Gees, e ovviamente anche gli artisti americani dell’epoca, specialmente le donne che adoro e che mi hanno sempre ispirato. Ancora oggi, canto dal vivo, molto volentieri, il repertorio delle ‘dive’ in concerto. Nomi come Barbra Streisand, Whitney Houston, Tina Turner, Aretha Franklin, Donna Summer e tante altre ancora”.

​Cosa pensavi dell’Italia prima che arrivassi?

​”Da piccola viaggiavo spesso in Italia con i miei genitori che hanno un’attività commerciale di mobili italiani in Australia, quindi la conoscevo un po’ ma solo da un punto di vista turistico, se vogliamo. I miei da sempre volevano che noi figli scoprissimo e apprezzassimo la cultura italiana. Ancora oggi li ringrazio  per questa doppia identità e cultura che ci è stata donata, un vero e proprio arricchimento. Addirittura ho prodotto anche un album nel 2015, DOUBLE, un progetto bilingue che rappresenta proprio la mia doppia anima, in musica”.

La canzone italiana in Australia. Quali sono gli artisti più apprezzati?

“​La canzone Italiana è sempre stata molto importante per la comunità italiana d’Australia. Come ho già detto, spesso celebri artisti Italiani vengono a fare dei tour e tutt’oggi  non è cosi strano ritrovare Umberto Tozzi o Al Bano in Australia con un nuovo tour. Sono tanti gli artisti italiani apprezzati in Australia, da quelli degli anni Sessanta che i miei ascoltavano fino ai cantanti più giovani, proposti dal Festival di  Sanremo, il festival della musica italiana in assoluto più seguito in tutto il mondo. Gli artisti italiani sono lo strumento di raccordo per mantenere viva la tradizione italiana dall’altra parte del globo”.

Cosa ti auguri per questo Natale e per il 2018?

“​Tanta serenità per tutti soprattutto. Ritornerò anche in Australia e spero che sia un anno pieno di nuove esperienze lavorative ed emozionali”.

 

 

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