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Drake re dello streaming: ora il successo di un album si misura a colpi di click

A solo una settimana dall'uscita di Scorpion, Drake ha già battuto il record di streaming settimanali di Post Malone...

Drake (credits: Facebook)

Il rapper Drake è il simbolo del controverso meccanismo del successo conquistato a colpi di click e streaming. Dal 2015 la RIAA, l’ente che certifica e quantifica il numero di album venduti, ha stabilito che 1500 ascolti in streaming di una traccia contenuta in un disco equivalgono alla vendita di un album. Non importa ovviamente quanti secondi del brano sono ascoltati, basta fare play

È passata solo una settimana da venerdì 29 giugno, data di uscita su tutti i supporti fisici e digitali di Scorpion, e Drake ha già superato ogni record. Il suo attesissimo quinto album in studio, disco di platino dopo appena un giorno, ha superato in soli tre giorni il record di streaming settimanali conquistato da Beerbongs & Bentleys di Post Malone, il giovane rapper texano che vi avevamo presentato nel maggio del 2016 quando almeno in Europa era un signor nessuno, oggi diventato uno dei fenomeni internazionali più seguiti e trasversali. 

Se Post Malone in una settimana aveva battuto tutti i precedenti record con 431 milioni di streaming nella prima settimana sulle piattaforme online, Drake si appresta a raggiungere la cifra da capogiro di 750 milioni di streaming. Per farvi un’idea è un po’ come se ogni cittadino europeo avesse ascoltato in una settimana una volta Scorpion o ogni suo connazionale avesse ascoltato l’album 19 volte in sette giorni. 

Ma è un album di luci e ombre, a partire dalla qualità dei brani, ancora una volta, come da due dischi a questa parte non tutti all’altezza dei singoli. In molti poi, condannano, ancora una volta, la tendenza recente delle grandi star internazionali pubblicare album sempre più lunghi e composti da un numero sempre maggiore di tracce per drogarne i dati di vendita. Si pensi ai minutaggi piuttosto estremi degli ultimi lavori dello stesso Post Malone, oppure di Migos, Rae Sremmurd e Future, che vi abbiamo presentato, sempre su queste pagine prima della loro esplosione planetaria.

Dal 2015 la RIAA, l’ente che certifica e quantifica il numero di album venduti, ha stabilito che 1500 ascolti in streaming di una traccia contenuta in un disco equivalgono alla vendita di un album. Non importa ovviamente quanti secondi del brano sono ascoltati, basta fare play e pensate al semplice skippare da una traccia all’altro di un LP di 30 brani quanto possa giovare alla causa. Basta un semplice brano per trascinare l’intero album verso record che forse non meriterebbe, rispetto ad altri grandi classici della storia della musica. 

I due precedenti lavori di Drake, More Life e Views insieme includevano ben 42 brani, non tutti davvero utili alla causa, per un totale di tre ore, questo doppio album da solo include 25 brani, in un’ora e mezzo di musica. Ma, nel caso di Views, uscito due anni fa, brani come Hotline Bling o One Dance, che a oggi si attestano rispettivamente sui 740 milioni e sul miliardo e mezzo di streaming su Spotify, hanno influito non poco sul numero di dischi virtualmente venduti per quello che è diventato in pochi mesi quadruplo disco di platino.

I primi due singoli che hanno anticipato Scorpion, le eccellenti God’s Plan e Nice For What contano già oggi 800 milioni e 370 milioni di streaming su Spotify, né gli altri due, usciti di seguito, I’m Upset, 92 milioni, e In My Feelings, 30 milioni, se la cavano male. È facile prevedere una parabola molto simile per il numero di dischi di platino in vista.

Tra le altre critiche mosse a Drake c’è quella di aver letteralmente invaso Spotify nel giorno dell’uscita di Scorpion, un venerdì che per la piattaforma di streaming più popolare del mondo è diventato il giorno dedicato alle nuove uscite. C’è chi si è sbizzarrito ideando l’hashtag “New Music FriDrake” e chi addirittura ha chiesto un rimborso per essersi imbattuto in Drake nelle più disparate playlist ufficiali di Spotify, dalle raccolte folk a quella dedicata ai songwriter. 

Ci si è messo addirittura Pusha T, un personaggio tutt’altro che incline a invettive gratuite contro i suoi colleghi, a rendere più difficili le settimane che hanno preceduto l’uscita di Scorpion. Il presidente di G.O.O.D. Music, l’etichetta di Kanye West, in “Infrared”, traccia dell’ottimo album Daytona uscito a inizio giugno e  prodotto proprio da Kanye, accusa senza mezzi termini Drake di esser bravo a scopiazzare e rubare beat in giro.

Eppure questo doppio album distribuito da un’imponente joint venture di Warner Bros e Universal, attraverso varie label del genere che ha acquisito (la label di Drake, OVO Sound, al fianco di Young Money Entertainment, Cash Money Records e Republic Records), era stato lanciato con tutti i migliori auspici. 

Tra le chicche, per i volenterosi che sono riusciti ad arrivare alla fine dei 90 minuti, spiccava nella traccia dieci del disco 2 un featuring postumo da capogiro con Michael Jackson. 

Il brano Don’t Matter To Me, che uscirà come quinto singolo ufficiale del disco il 10 luglio, ospita la voce dell’icona del pop americano, presa da un vecchio demo inedito del 1983 in cui Michael Jackson duetta con Paul Anka. Da quelle stesse session del 1983 derivano altre tracce scritte insieme allo storico autore canadese, This Is It e Love Never Felt So Good, ripescate dopo la sua morte del giugno 2009, e incluse in due diversi album postumi.

Come rappava Drake, offrendo nel 2016 la sua voce in Big Amount di 2Chainz e citandolo con l’espressione “Shamone” da lui usata nella leggendaria Bad, Michael Jackson mi ha parlato in sogno dicendomi “Sei cattivo e lo sai bene”… Ma il rapper di Toronto in fondo ha solo 31 anni e ha ancora molto tempo per diventarlo sul serio…

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