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Canti dal Mediterraneo per gettare ponti: Carmen Marsico e i Newpoli

Intervista a Carmen Marsico, giunta negli Stati Uniti dalla Basilicata per trasformare, con i Newpoli, in musica i suoni del Mediterraneo

Carmen Marsico e i Newpoli.

L'album uscirà il 4 ottobre e sarà presentato a New York il 5 ottobre. "Le parole di Mediterraneo vogliono comunicare al mondo il nostro forte desiderio di poter concepire una società dove coesistano in armonia culture diverse, razze diverse, religioni diverse", ci racconta Carmen Marsico

Dal Sud Italia al Nord Africa, dalla Grecia alla Turchia. Dal tamburello all’oud, dalle ballate ai canti femminili. E la musica diventa la voce del mare, il Mediterraneo, narrando storie e tradizioni. Si intitola “Mediterraneo”, l’ultimo album del gruppo Newpoli, di base a Boston, che sarà presentato a New York il 5 ottobre.  Carmen Marsico, cantante del gruppo e autrice, arriva negli Stati Uniti dalla Basilicata. Dopo aver studiato composizione jazz ed improvvisazione al prestigioso Berklee College, consegue il master in Jazz Performance al conservatorio di New England.

Insieme al suo gruppo Newpoli, ha trasformato in testi e musica le sonorità del bacino del Mediterraneo facendosi portavoce  del genere della World Music, arricchito da una ricerca personale che attinge ad un vasto patrimonio musicale.

L’album Mediterraneo nasce dai fatti di cronaca, quelli di ieri e quelli di oggi. Perchè il Mare Nostrum, è stato sempre crocevia di migrazioni e di storie. “Il testo è nato dal desiderio e speranza di voler considerare il Mar Mediterraneo come un ponte tra le varie culture che si affacciano su questo mare e non un muro che le divide. Così abbiamo deciso di parlare di quelle storie a lieto fine di migranti che purtroppo non vengono menzionate molto spesso”.

Mediterraneo, l’album che hai appena pubbicato insieme al tuo gruppo, è anche l’omonima canzone che racconta il dramma dei migranti. Come è nato il testo e che valore assume in questo caso la musica?
“Il testo è nato dal desiderio e speranza di voler considerare il Mar Mediterraneo come un ponte tra le varie culture che si affacciano su questo mare e non un muro che le divide. Così abbiamo deciso di parlare di quelle storie a lieto fine di migranti che purtroppo non vengono menzionate molto spesso. Angela Rossi, l’altra cantante dei Newpoli, ed io, rappresentiamo il team dei parolieri nel gruppo e, avendo questa idea in mente, ci siamo documentate un bel po’. Abbiamo trovato vari articoli sui immigrati che, arrivati in Italia, sono stati ben accolti dalla gente e sono riusciti a ricostruirsi una nuova vita. Le parole di Mediterraneo vogliono comunicare al mondo il nostro forte desiderio di poter concepire una società dove coesistano in armonia culture diverse, razze diverse, religioni diverse. È stato naturale poi per noi che, anche la musica di Mediterraneo, scritta dal direttore musicale Björn Wennås e in parte anche da me, dovesse rappresentare quella magnifica varietà di suoni, colori e profumi che si può ammirare quando si visitano queste terre”.

L’album racconta con musica e parole la cultura musicale e non solo, del Mediterraneo. Come è nato questo nuovo disco e quali sono i nuovi elementi musicali, sperimentali, rispetto al precedente?
“Due anni fa Roberto Cassan, il nostro fisarmonicista e carissimo amico di lunga data, è venuto a mancare improvvisamente, creando un grandissimo vuoto nel gruppo. A quel punto ci siamo trovati di fronte a un bivio: trovare un altro fisarmonicista o cambiare direzione. La prima scelta era fuori discussione, perché Roberto era unico e non volevamo sostituirlo con nessun altro. Allora abbiamo deciso di dare una svolta ai nostri intenti musicali. Già da un po’ di tempo avevamo iniziato una collaborazione con Jussi Reijonen, suonatore di oud, e la decisione di invitarlo a far parte del gruppo a quel punto è stata spontanea. Jussi, benchè di origine finladese, è cresciuto tra l’Africa e il Medio Oriente dove ha avuto la possibilità di studiare queste meravigliose sonorità. Così è nata questa nuova collaborazione che ha poi ispirato tutto il concetto del nostro nuovo album, Mediterraneo. Abbiamo iniziato a scrivere pensando in maniera diversa, non solo lasciando lo spazio per questo nuovo strumento, ma soprattutto creando un suono che fosse tutto nostro”.

Migrazioni di ogni tempo e luogo. Di questo parla anche l’altro brano dell’album. So’ Emigrant’?
So’ Emigrant’ è un altro brano molto significativo in questo senso, perchè racconta la mia storia di migrante. Figlia di genitori meridionali che negli ’70 dovettero trasferirsi al Nord per lavoro, mi sono sempre sentita un po’ straniera dove vivevo. Poi sono venuta negli Stati Uniti e mi sono ritrovata un po’ nella stessa situazione. Per fortuna questa sensazione è durata poco, perché a Boston e New York si può decisamente notare un pullulare di diverse culture che convivono insieme. La gente qui è molto più aperta ad accettare la diversità. Ora come ora, però, è molto più difficile il ritorno a casa, dove spesso vengo chiamata l’americana perché adesso vivo qui. Tutto ciò mi ha fatto un po’ arrabbiare e mi ha ispirato a scrivere le parole per questo brano. Ho cercato di descrivere tutti questi sentimenti contrastanti, la nostalgia del proprio paese, il doversi adattare ad un luogo dove si è estranei e il sentirsi ancora estranei quando poi si torna a casa. Sentimenti questi che penso siano comuni a molti immigrati. C’è poi un altro brano dove abbiamo cercato di rappresentare il connubio delle diverse culture presenti nel Mediterraneo. Si tratta di Iere Sera, un canto “all’altalena”, detto così perché le donne lo intonavano mentre stavano sedute appunto su un’altalena, appesa solitamente alla porta d’entrata della propria casa. Di questo canto, raccolto a Vulturnino, un paesino nella provincia di Foggia, ci ha colpito subito la melodia, soprattutto nella risposta della seconda voce, dove si poteva decisamente notare l’influenza araba. E ha colpito specialmente Jussi Reijonen che, dopo averlo ascoltato, ha avuto la stimolante idea di sovrapporci un tipico pattern ritmico del Marocco. Un altro brano dove abbiamo sovrapposto due diversi ritmi arabici è Lagr’m’. L’ispirazione per questo pezzo ci è venuta mentre camminavano per le stradine di Pietrapertosa, un paesino che si trova incastonato nelle Dolomiti Lucane. Per tutto il paese continuavamo a vedere i cartelloni di un festival intitolato “Sulle tracce degli Arabi”, così è stato naturale per noi introdurre questi ritmi, presi a prestito dalla cultura araba, per evidenziare ancora una volta come questa influenza sia così forte in questa parte d’Italia”.

Non solo musica del Sud Italia, Basilicata e Campania, sonorità dalle quali siete partiti, ma la vostra musica racchiude tutto il bacino mediterraneo. Vuoi parlarci di questa ricerca musicale e dei contributi?
“Quando si guarda alla tradizione musicale, e non solo, dell’Italia Meridionale, non si può non notare l’influenza greca, araba e anche albanese in alcune zone, come la Basilicata e la Calabria. Noi Italiani forse già lo sappiamo, ma il resto del mondo un po’ meno, così noi di Newpoli abbiamo deciso di rendere più chiare queste influenze, evidenziandole nei nostri brani originali e nei nostri arrangiamenti anche dei pezzi tradizionali. Anni fa poi ho iniziato a collezionare tutte le registrazioni di campo che riuscivo a trovare che fossero attinenti alla tradizione del Sud Italia. Ho scoperto così che le prime documentazioni erano state fatte proprio in Basilicata, la regione da cui proviene tutta la mia famiglia. Precisamente nel 1952 gli etnomusicologi Ernesto Di Martino e Diego Carpitella compirono una spedizione in quella terra che ancora si conosceva come Lucania, perché la ritenevano la regione italiana a quel tempo più isolata, dove quindi le tradizioni erano ancora intatte e incontaminate dalla modernità. Quando abbiamo potuto ascoltare questo incredibile materiale sonoro, ci siamo veramente entusiasmati. Queste registrazioni, nude e crude, fatte magari in una cucina, spesso con una donna anziana che accompagnava il proprio canto solo con il suono del tamburello, sono state veramente una grande rivelazione e sono una continua fonte d’ispirazione per la nostra sonorità. Hai studiato Jazz e ti dedichi alla world music come vocalist e musicista. Quali sono i riferimenti musicali e come si è evoluta negli ultimi anni la world music? Mentre esploravo il jazz, la mia attenzione era sempre attirata anche da altre influenze musicali ed è stato molto naturale per me introdurre le mie radici di meridionale in quello che facevo musicalmente. Mi accorgevo soprattutto che venivano fuori spontaneamente nella mia improvvisazione. Era tutto molto istintivo. Uno dei miei riferimenti più forti poi è stato sicuramente il lavoro di Maria Pia De Vito, meravigliosa cantante e compositrice italiana, in particolare con il suo disco Nauplia. È incredibile vedere come la world music negli ultimi anni sia diventata un connubio dove tutte le culture del mondo si mischiano anche in modo imprevedibile. Questo rispecchia per me veramente quello che sta accadendo nel mondo”. 

Che riscontro avete dal pubblico americano che ascolta la vostra musica? Pensi il genere popolare si stia diffondendo di più’ in US  grazie alla presenza di molti artisti italiani portavoci di questa tradizione musicale?
“La reazione del pubblico americano ci lascia sempre a bocca aperta. Adorano la nostra musica e adoro il fatto che spesso non riescano a definirla in un modo preciso, perché percepiscono le varie influenze. Quando io, Angela e Fabio Pirozzolo, il nostro tamburellista nonché voce maschile del gruppo, abbiamo fondato Newpoli nel 2003, sapevamo che la strada qui in US ci era già stata un po’ aperta da Alessandra Belloni, anche lei tamburellista e cantante, e John La Barbera, multi-strumentalista. Poi soprattutto negli ultimi dieci anni con l’esplosione della pizzica in Italia e grazie alla sua diffusione tramite internet in tutto il mondo, questo genere popolare si è creato un suo spazio di rispetto in mezzo a tutte le altre culture musicali nel mondo”.

In che modo l’America ti ha aperto gli orizzonti musicale e ha arricchito la tua esperienza?
“Sia quando studiavo a Berklee College of Music e poi durante il mio Master al New England Conservatory, ero continuamente circondata da culture musicali differenti dalla mia. Mi sentivo come una bambina al Luna Park! Volevo esplorarle tutte! Questo mi ha decisamente aperto mente e cuore. Ho assorbito tutto quello che potevo e spero di averlo trasformato in quello che sono ora come musicista. Ma come tale sento anche che non ho finito di assorbire e che voglio continuare ad esplorare”.

Qui il riferimento del concerto

Friday, October 5, 2018, at 9:30pm – Doors open at 9:00pm
DROM, 85 Avenue A (between 5th St. & 6th St.), New York, NY 10009
21+. Tickets $10-15
For advance tickets, please visit:
https://www.ticketfly.com/event/1709827
www.dromnyc.com

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